Terrificante
mazzata portoghese antinapoleonica, parlata in 4 o 5 lingue (ci siamo
stufati di contare), innaffiata di attori più o meno famosi – su
tutti il John Malkovich eponimo nella parte di uno scazzato duca di
Wellington che, alla fin della fiera, porta a casa le sole glorie di
aver associato il proprio nome alla ricetta di un manzo al forno e di
aver schiavizzato i lusitani per costruire un muro atto a rispedire
al mittente le preponderanti forze francesi – e tesa a sostenere
che, beh, la guerra è male, la gente muore, le donne sono suore o
puttane, gli uomini stupidi e/o assassini. Ah, e c'è un vago senso
di onore, popolo, appartenenza – perlomeno dalle parti di Lisbona.
I francesi sono (per la verità si dovrebbe dire che erano, al tempo
dell'Imperatore primo, ma insomma fa poca differenza) stupidi gretti
e destinati alla sodomia non richiesta, i portoghesi eroici ma
paesanotti, gli inglesi se la tirano a vuoto. Storia corale, ma alla
fine storia di nessuno. Diverse e non poche scene buffe, non sempre
volute – su tutto una discreta tensione sessuale, la voglia di non
combattere ed invece dedicarsi ad altro (ok, non solo scopare, magari
anche semplicemente coltivare la terra). Spettacolo zero, comunque, e
pure poco sangue e merda. Ripassare per le emozioni, per capirsi, e
pure per le idee. L'unica linea di Wellington che si noti davvero è
quella, persa, del girovita di Malkovich – il quale trova il tempo
di preoccuparsi di come un pittore francese (scarso, evidentemente,
altrimenti sarebbe in forza all'impeto napoleonico) gli ritragga il
naso. Di ben altro dovrebbe esser conscio. Le comparsate di altre ed
altri più o meno famosi chiaramente non emendano dei peccati le due
ore e mezza di inutilità assortite. Piuttosto fatevi due risate sul
cornutone lettore compulsivo e sull'annesso ragazzetto muto
(parrebbe), stolido e pure vittima di pestilenza: egli viene dapprima
preso letteralmente a pietrate da un venditore ambulante (sciacallo
di guerra, ovviamente con un cuore) che poi gli regalerà (sempre
tramite lancio sul corpo, beninteso) delle scarpe salvo riprendersele
in ospedale – infine pare essere un miracolato sopravvissuto alla
bubbonica ed ormai inossidabilmente associato all'ex signorotto,
a sua volta terminato privo di moglie (passata alle attenzioni non poi tanto convinte
di un soldato), beni, coltivazioni e libri. Forse per sopperire alla
carenza di letture, il giovane nella scena finale si agita sullo
sfondo come un novello Repetto (riverdersi i video degli anni
gloriosi degli 883, per chi fosse di scarsa memoria). Ecco, il
consiglio è di non vederlo: soprattutto, non a stomaco vuoto. E per stanotte è tutto, dalla mostra del cine.
PS: dimenticavo il grande interrogativo finale - chi cazzo è Zanaga? S'era intravisto nelle dubbie vesti dell'infermiere menagramo Eusebio all'inizio, s'è capito essere una spia doppiogiochista (padre portoghese madre francese, o viceversa, ma comunque uno stronzo) e come tale viene malamente fucilato sulle linee, d'accordo. Ma, sul serio, Zanaga è un nome che non si era mai sentito prima degli ultimi 5 minuti, almeno tra il pubblico. Tra i partecipanti alla tediosissima guerra, invece, scatena un putiferio. Mah.
PS: dimenticavo il grande interrogativo finale - chi cazzo è Zanaga? S'era intravisto nelle dubbie vesti dell'infermiere menagramo Eusebio all'inizio, s'è capito essere una spia doppiogiochista (padre portoghese madre francese, o viceversa, ma comunque uno stronzo) e come tale viene malamente fucilato sulle linee, d'accordo. Ma, sul serio, Zanaga è un nome che non si era mai sentito prima degli ultimi 5 minuti, almeno tra il pubblico. Tra i partecipanti alla tediosissima guerra, invece, scatena un putiferio. Mah.
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