<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631</id><updated>2012-02-19T21:45:44.594+01:00</updated><category term='Johnny Depp'/><category term='Pierfrancesco Favino'/><category term='Stai seria con la faccia ma però'/><category term='editti'/><category term='Marc Caro'/><category term='Sidney Lumet'/><category term='italian style'/><category term='Peter Jackson'/><category term='Woody Allen'/><category term='Clive Owen'/><category term='Lance Armstrong?'/><category term='Wong Kar-Wai'/><category term='Paolo Conte'/><category term='Sean Penn'/><category term='horror'/><category term='Tom Cruise'/><category term='Spike Jonze'/><category term='M. Night Shyamalan'/><category term='Armand Assante'/><category term='Dennis Quaid'/><category term='Julia Roberts'/><category term='Brendan Fraser'/><category term='spiegoni'/><category term='Zack Snyder'/><category term='pupazzoni'/><category term='Gary Oldman'/><category term='Fabio Volo'/><category term='donne-uomo'/><category term='emendamenti'/><category term='Robert Redford'/><category term='Clint Eastwood'/><category term='Torso McConaughey'/><category term='tetrospettive'/><category term='Michael Peña'/><category term='Mark Wahlberg'/><category term='Vin'/><category term='Bryan Singer'/><category term='Sly'/><category term='novità'/><category term='Terry Gilliam'/><category term='Glenn Close'/><category term='Alex Angulo'/><category term='film bello dell&apos;anno'/><category term='Katie Holmes'/><category term='Angelina Jolie'/><category term='Nicole Kidman'/><category term='Daniel Craig'/><category term='pupazzetti'/><category term='Federico Moccia'/><category term='Woody Harrelson'/><category term='Roland Emmerich'/><category term='John Carpenter'/><category term='treddì'/><category term='recensioni'/><title type='text'>Prima ti guardo Poi ti rovino</title><subtitle type='html'>Recensioni cinematografiche.
Recensioni sincere, esclusivamente.
Recensioni spietate, possibilmente.
Recensioni negative, auspicabilmente.
Recensioni nostre. Cazzi vostri.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>57</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8994418370979552971</id><published>2012-02-19T21:44:00.001+01:00</published><updated>2012-02-19T21:45:44.599+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film bello dell&apos;anno'/><title type='text'>Il bello del 2011 - Drive, e chi sennò?</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal"&gt;Ne hanno parlato in tanti, forse tutti.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"&gt;Ne hanno parlato molto, diffusamente.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal"&gt;Non ne hanno parlato abbastanza, per me.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;i&gt;Una porta di ascensore si apre tra i due protagonisti, un uomo ed una donna. E' un momento di grande tensione emotiva, di impossibilità comunicativa tra loro, e l'impasse viene spezzata dall'arrivo di un ascensore, il&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt; ding!&lt;/span&gt;&lt;i&gt; che accompagna l'apertura delle porte crea un nuovo ritmo narrativo, la luce vagamente attenuata all'interno e la presenza di un altro uomo ci portano in un altro ambiente. Il protagonista si rende immediatamente conto di dover proteggere la donna, di cui è innamorato, da un pericolo immediato ed enorme. Ma deve anche comunicare con lei, prima (assolutamente prima) di precipitarla in una realtà violenta che finora, benché le abbia segnato e sconvolto la vita, ella non ha mai dovuto guardare in faccia direttamente. Dunque, la scosta con un braccio, allontanandola dall'altro individuo, gira su se stesso e la bacia con decisione e tenerezza al contempo. Quando ciò accade, si innesca un ralenti (ma lieve, a non spezzare il ritmo bensì ad adeguarlo) e cambiano totalmente le luci del piccolo ambiente in cui la scena si svolge. Ed è sinestesia. Un film può solo parlare a due dei nostri sensi ma, e qui è dimostrato ai massimi livelli, può innescare in noi ogni tipo di sensazione. Se avete conosciuto lo sconfinato impatto psicofisico che su ciascuno di noi ha la vicinanza della persona amata e l'intensità di determinati momenti – se, insomma, siete mai stati innamorati – allora risulta impossibile non sentire &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;caldo&lt;/span&gt;&lt;i&gt; vedendo questa scena; meglio, &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;vivendola&lt;/span&gt;&lt;i&gt;. Vi sono momenti in cui, nella vita reale, le luci non si abbassano, l'inquadratura non si stringe su di noi, la musica non diventa essenziale e memorabile al contempo e lo scorrere del tempo non viene alterato – eppure &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;sentiamo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;tutto ciò e molto altro. Le nostre percezioni della realtà divengono alterate, la nostra vita si fa finzione per meglio servire le emozioni. Qui, in questo bacio in un ascensore in Drive, è dimostrato (con uno stile degno dei classici) come il cinema sia capace di innescare lo stesso meccanismo, mettendo in scena la finzione che i nostri sentimenti producono: in sostanza si bypassa la vita per &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;farsi&lt;/span&gt;&lt;i&gt; vita. Per regalarci quella finzione che parla il linguaggio delle emozioni meglio del realismo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;&lt;i&gt;Immediatamente dopo veniamo catapultati in un altro mondo: il tempo torna a scorrere, le luci vengono ripristinate e la scena prosegue in modo atroce, inondata di grande violenza fisica, di rabbia terribile. E poi si conclude con lo sguardo spaventato della protagonista, con il suo allontanarsi, quando si riaprono le porte, da chi l'ha amata e difesa e persa in quel breve tragitto.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;i&gt;Non ci sono parole, nel mentre, e poca musica. Da che si entra nell'ascensore al momento in cui la scena cambia di nuovo son passati poco più di 3 minuti. Stupefacenti.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; In mille hanno parlato di Drive e della scena di cui sopra. Non sarà mai troppo, e forse davvero nemmeno abbastanza. E' l'apice di uno splendido film, e un grande momento di cinema – un manifesto di Cinema nel senso più vero e profondo, nel senso che definisce quest'arte rispetto a tutte le altre praticate dall'uomo, e ne esplicita il rapporto con l'uomo stesso, con la nostra logica ed i nostri sentimenti.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; Il film, nella totalità, è assai riuscito. La sceneggiatura è capace di spiazzare e conquistare (memento: a volte bastano pochi tratti a scolpire indelebilmente i personaggi), la regia è eccellente, essenziale eppur mai banale, a volte sorprendente ma mai fuori posto. La scelta della colona sonora è sublime, a tratti, per la capacità di integrarla con la narrazione, con lo sviluppo delle personalità, con il processo di identificazione dello spettatore. Il cast è di grande livello, a partire dai ruoli di contorno (volti noti ed affidabilissimi come Perlman e Cranston accanto agli emergenti/neofamosi come Oscar Isaac e Christina Hendricks – su tutti bravissimo Albert Brooks nel non facile ruolo di un riluttante “cattivo”); i protagonisti sono perfetti, Gosling dotato di un magnetismo che gli permette di scolpire la propria figura per silenzi (uno dei temi dominanti di questa narrazione) e la Mulligan bellissima nelle mille fragilità che sa incarnare con credibilità totale.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; I dettagli, infine, sono curatissimi. Si parte coi titoli di testa anni '80 e si continua con innumerevoli chicche, dagli abiti alle auto passando per degli stuzzicadenti destinati a rimanere nella memoria.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; E' un film che va necessariamente visto, e che verosimilmente non ci stancheremo di tornare più volte a visitare. Peccato che, è probabile, non sempre accadrà in un cinema: certe emozioni sono troppo grandi per lo schermo di una televisione.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8994418370979552971?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8994418370979552971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8994418370979552971&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8994418370979552971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8994418370979552971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/il-bello-del-2011-drive-e-chi-senno.html' title='Il bello del 2011 - Drive, e chi sennò?'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4688540752656677797</id><published>2012-02-19T21:41:00.002+01:00</published><updated>2012-02-19T21:43:59.532+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film bello dell&apos;anno'/><title type='text'>Al plurale (per farci perdonare il ritardo): film belli degli anni 2010 e (quasi) 2009</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Rapida e ovvia spiegazione del titolo: vi dobbiamo dei suggerimenti per dei bei film, qualcosa che abbiamo amato al cinema negli anni passati. Per il 2010 il ritardo è già abissale, e cerchiamo di emendare in parte le nostre colpe proponendovi non uno, non due ma 3 diconsi 3 film. Alé! Il terzo, che forse non tutti conoscono, fu presentato ad innumerevoli festival a partire dai primi mesi del 2009 salvo poi trovare distribuzione americana nel novembre dello stesso anno, ed internazionale nel 2010. Ergo, entra in gioco – e al contempo ci regala un plurale anche per le date. Tre film non perfetti, sia chiaro. Ma se ne avete perso qualcuno, siamo qui per provocarvi alla visione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;b&gt;INCEPTION&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Ovvero come essere scontati. Noi, nella scelta. Un film di enorme successo, ed era prevedibile visto il cast (a partire dalle star americane - Di Caprio – o europee – Cotillard -, proseguendo coi grandi vecchi Caine, Postlethwaite e Berenger e condendo il tutto con gli emergenti Gordon-Levitt, Hardy, Page e Murphy) e soprattutto visto il moviemaker dietro l'operazione: Nolan sa fare cinema a tutto tondo, dirige e scrive, sceneggiatura e regia vengono dalla stessa mente e si vede eccome. Nello specifico, pare, ha passato anni a creare e limare un meccanismo di mirabile precisione e discreta complessità – salvo poi, forse il punto debole del tutto, eccedere nello spiegare la struttura dei suoi sogni dentro ai sogni, fornendo ogni dettaglio minuziosamente, avendo cura di non lasciare nulla di oscuro. Lo spettacolo visivo è impressionante (e non solo per l'abbondanza di effetti speciali, l'immaginazione qui la fa davvero da padrona, soprattutto nelle fasi preliminari), l'ammirazione che una tale struttura narrativa desta è sincera ma si perde un po' del mistero, dell'esercizio di deduzione, della sorpresa. Ed il senso di vertigine di una trottola che non vuole saperne di cadere prima della dissolvenza in nero è un po' poco per restituirci tutto. E', insomma, un esercizio di stile di alto livello e sicuramente fa venir voglia di cinema. Per essere un capolavoro, forse, mancano un po' di emozioni realmente viscerali (ci prova, ma si sente l'artifizio).&lt;/p&gt;  &lt;ol start="2"&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;b&gt;HOW TO TRAIN YOUR  DRAGON (DRAGON TRAINER, IN ITALIANO...)&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Ovvero come fare un cartoon digitale che è anche un gran film &lt;i&gt;tout court.&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt; Perché, sì, è un cartone animato. E, per gli affezionati di Biancaneve ed i suoi nani animati a mano, ha la colpa imperdonabile di essere generato dal computer. Ma è un gran bel pezzo di cinema. La sceneggiatura è solida e la regia (rassegnarsi, tale è pure in questi casi) di prim'ordine – se lo stesso identico racconto fosse stato girato con attori e, per dire, cani invece che con bimbi e draghi in CGI sarebbero in molti di più a dire di un grande film, con echi di Jack London e chi più ne ha. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; Anni fa, ricordo, lessi su uno dei maggiori quotidiani nazionali una recensione di Monsters, INC. (Monsters &amp;amp; Co in italiano, mah...) nella quale si sottolineava come la storia del legame, dell'affetto profondo che veniva a crearsi tra la bimba ed il mostro (d'aspetto, ma di cuore assai tenero e generoso) protagonisti del tutto fosse assai più profonda, intensa e reale di tanti cartoni giapponesi “con metafisica annessa” (Evangelion, anyone?). Basta poco, per avere il coraggio di dire che un cartoon, anche se non avete sette anni, può essere un gran bel film. Questo ha una trama semplice, e non poi tanto innovativa. Ma è molto ben fatto, un sacco divertente, e soprattutto vero. E se lo vedete, magari scoprite che in questi decenni siamo andati pure un po' oltre Bambi.&lt;/p&gt;  &lt;ol start="3"&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal" align="JUSTIFY"&gt;&lt;b&gt;PRECIOUS&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Ovvero agli antipodi di Inception. Qui non c'è magniloquenza, nemmeno l'ombra: cast di stelle e sceneggiatura complessa e ricca di colpi di scena, effetti visivi poderosi e lancio in pompa magna, tutto questo ed altro potete scordarvelo. La storia è semplice, è il pezzo di una vita purtroppo comune. Gli attori principali sono per noi sconosciuti (su tutti si stagliano la protagonista Gabourey Sidibe e Mo'Nique), con poche celebrità rinchiuse in parti secondarie o camei (Mariah Carey e Lenny Kravitz, per gradire). La regia tende quasi al documentaristico (ed è tremendamente efficace), il parlato è quello di strada (e a momenti si fatica a seguire). Però non si potrebbero chiedere più emozioni reali e scuotimento di coscienze e di viscere. Il ritratto abbozzato (ma, ribadiamo, incisivo) di un'esistenza tra le molte che, tipicamente, scegliamo di ignorare – questo sguardo sulla vita cattiva, sui dolori (fisici e psicologici, in abbondanza) di una delle figlie abbandonate degli opulenti Stati Uniti (abbandonate a famiglia e quartiere, agli estranei come a se stesse, alle violenze sessuali con istigazione all'aborto come all'allontanamento dagli studi e del sogno di una vita migliore), e contestualmente sulle vite di chi la circonda – questo schiaffo che forse vorrebbe far aprire qualche occhio o forse solo essere onesto non si può, in ogni caso, ignorare. Fa male, e qualche volta si sospetta ci sia il ricatto morale dietro l'angolo. Ma non c'è buonismo (pregio non da poco) né metafisica fine a se stessa: a chi parla del nostro mondo, di noi in modo così diretto vale la pena prestare orecchio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4688540752656677797?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4688540752656677797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4688540752656677797&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4688540752656677797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4688540752656677797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/al-plurale-per-farci-perdonare-il.html' title='Al plurale (per farci perdonare il ritardo): film belli degli anni 2010 e (quasi) 2009'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4853900278817722158</id><published>2012-02-19T21:38:00.001+01:00</published><updated>2012-02-19T21:41:08.492+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='donne-uomo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stai seria con la faccia ma però'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Glenn Close'/><title type='text'>Hanno rotto Albert Nobbs</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Avendo letto con estrema attenzione l'emendamento testé reso pubblico (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;aka &lt;/span&gt;il post precendente, via!), già ben saprete la scabrosa verità: questo film non è brutto. Per quale ragione, dunque, vi sfrantoio un po' anche oggi senza dimostrare un minimo di coscienza? Ma allora non avete letto bene lo spiegone! &lt;i&gt;Non brutto&lt;/i&gt; non significa mica (non sempre) che non ci sia da ghignare. O criticare. Sfottere. Sì, insomma, di che scrivere in questo blog. Su il sipario.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Glenn Close è incartapecorita il giusto (&lt;i&gt;kudos&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt; a Egon per la definizione) per portare su schermo, dopo 30 anni di prove teatrali (così dicono: hai studiato tanto, Glenn!), il ruolo che ogni fanciulla sogna: l'eponimo Albert Nobbs, uomo di mezz'età un po' cessetto, con lavoro semiumile (cameriere in albergo con pretese ma cadente) e vita privata inesistente. Wow.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; Onestamente, il pensiero dei suoi ruoli scabrosetti di qualche anno fa (ok, fine anni '80...), da Relazioni Pericolose ad Attrazione Fatale, causa degli scompensi anche al più ormonale di noi, spettatori mascolini. La performance, sia chiaro, è valida – forse non epocale, ma ben recitata. Attorno a GlenNobbs, e sullo sfondo di una Dublino fine '800, si muovono i personaggi di contorno i quali poi, come si conviene, muoveranno la vicenda – e la piatta vita di Albert verso una spiacevole conclusione. Tra essi si stagliano:&lt;/p&gt; &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;la  bionda cameriera puttanella (ah, il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;politically  correct&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;!)  di bell'aspetto e poco intelletto che si fa sedurre ed impregnare da&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;  il manzo di turno, imbroglioncello da due soldi incline a lavorare  male e spacciarsi per quel che non è – nonché all'alcolismo,  però per predisposizione genetica (ah, allora...);&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;il  dottore dell'albergo (tipo resident DJ), cicciozzo barbuto anch'egli  appassionato di liquori e sesso orale (lo vediamo praticare un  veemente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;cunnilingus&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;  alla sua amante, altra cameriera), incapace per anni di capire che  Nobbs è una donna (chi lo ha laureato??);&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;la  padrona della baracca, vecchia babbiona sedicente baronessa intenta  a desiderare maschi giovani, non lavorare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;b&gt;mai&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;  e lamentarsi di ogni cosa con toni insopportabilmente aulici;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;su  tutti, un'altra travestitona di livello, tale Hubert Page chiamata/o  a ridipingere le stanze della bettola in questione, ed  interpretato/a da un donnone di 1 e 90, e che ci regala un flash (in  purissimo stile &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Colpo  Grosso&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;)  sulle proprie giunoniche mammelle (con annessa crisi respiratoria di  Nobbs). Ah, sì, vive con la propria anima gemella, donna. Sposati.  Altro che giovanardismi varii (certo, tutto illegale e nell'ombra,  ma stai a guardare il capello).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; Ci vengono, fortunatamente, risparmiati dettagli sull'insopportabile clientela (ricconi e nobili di diversa estrazione, dediti a fancazzismo estremo e sesso scambistico: beati loro, con la crisi che c'è), e lungaggini varie. C'è della buona regia e la sceneggiatura, di forte impianto teatrale (presenti un paio di brevi soliloqui da parte di Albert/a, in caso aveste la penetrante capacità di analisi di un lamantino e non ci foste arrivati da soli, a capire che di teatro si tratta), non eccede né pesa. Si rischia, a momenti, ma ci si mantiene credibili e, tutto sommato, godibili. Azzeccato il cast, con alcune prove di recitazione di buon livello. C'è un po' di prevedibilità, è vero: ben in anticipo si capisce donde scaturirà la perdizione della Albert, però intanto ci si è fatti portare, un po' coinvolgere, ed il rumore secco che fa la testa della Close sbattendo sulla parete fa esclamare “ahi! l'han rotto!” con un certo dispiacere. Vengono dette un po' di cose, sia sull'individuo che sulla società, in modo non troppo banale. Si sarebbe potuto far meglio, magari, ma ad aspettare altri 20 anni la Glenn, invece dell'omino un po' grinzoso, sarebbe finita per essere una mummia vera e propria. Va bene così, insomma. Soltanto, sappiate che vi scapperà un po' da ridere.&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt; PS: il lamantino, giacché lo so che non siete ferratissimi coi Trichechidi, è questo tizio qui&lt;a href="http://www.manatees.net/"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"&gt;&lt;a href="http://www.manatees.net/"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;www.manatees.net&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt; Si notino la figura slanciata ed il profondo acume emanante dal volto.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4853900278817722158?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4853900278817722158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4853900278817722158&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4853900278817722158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4853900278817722158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/hanno-rotto-albert-nobbs.html' title='Hanno rotto Albert Nobbs'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-6963538476323151296</id><published>2012-02-19T21:35:00.001+01:00</published><updated>2012-02-19T21:37:36.911+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spiegoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paolo Conte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='emendamenti'/><title type='text'>EMENDAMENTI ALLA COSTITUZIONE</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Achtung lettrici &amp;amp; lettori, prestate attenzione! Novità in arrivo, e spiegazioni relative! (ma sarà breve, non preoccupatevi: poi torniamo a rompere le bàle in modi più consueti)&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Come avrete ben notato, di recente l'attività dei vostri bloggers cinefili preferiti (ebbene sì, ce la raccontiamo &lt;b&gt;così&lt;/b&gt; tanto) è stata più che mai alacre. Onde permetterci di sfogare tutta questa voglia di veder cinema e condividere l'esperienza, nonché per continuare indefessi a svolgere un servizio di pubblica utilità che, ne siamo certi, illumina le giornate di millanta utenti, insomma al fine di infliggere sfottò, critiche malevole ed epiteti ingiuriosi più che mai a destra e a manca ci consentiamo di eccepire allo scopo primario di questo blog. Scopo che, ricordiamo, è e sempre resterà quello di individuare film brutti (possibilmente viziati pure da ambizioni, pretese e quant'altro renda l'esperienza di spettatore peggiore ed il gusto nel demolire maggiore) e relazionare in merito, senza lesinare le brutture, i commenti feroci o gli inviti a cambiar mestiere.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;A questo vincolo costituzionale già ci siamo sottratti in passato, istituendo la tradizione di &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; recensione positiva per anno (vestigia di un tentativo di blog-specchio votato ai film belli, ed ovviamente abortito in breve tempo: si gode indiscutibilmente di più a distruggere).&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Ora aggiungiamo ulteriore scappatoia, eccezione, alternativa: emendiamo, appunto.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;Ci permettiamo di presentare delle &lt;i&gt;non-recensioni&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;: ovverosia ci proponiamo di descrivervi dei film che non siano, per i nostri succitati criteri e scopi, meritevoli di esser qui recensiti. Che non siano, in altre parole, brutti film. E che però ci abbiano istigato, vuoi per qualche elemento ridicolo o malriuscito o stupido. Insomma, che abbiano oggettivamente delle cose brutte, in un contesto comunque riuscito, positivo. Va da sé, abbiamo estrema voglia di sfogarci, di prendercela anche per la minima mancanza, di sfottere per qualsiasi motivo – cercavamo solo una scusa adatta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;Per segnalare i pezzi inclusi in tale nuova categoria utilizzeremo il tag “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Stai seria con la faccia ma però&lt;/span&gt;” - con ovvii ringraziamenti a P. Conte. Meditiamo anche, sempre in cerca di equilibrio karmico come siamo, di segnalare film che siano in effetti delle ciofeche ma si salvino per un qualche motivo, che ce li renda simpatici, magari fino al punto di suggerirne la visione. A tali opere dedicheremo il tag “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Brutti ma buoni&lt;/span&gt;” - se mai manterremo le promesse, e le intenzioni. Chi ci conosce, può già andare a scommettere tutto sul NO.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-6963538476323151296?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/6963538476323151296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=6963538476323151296&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6963538476323151296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6963538476323151296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/emendamenti-alla-costituzione.html' title='EMENDAMENTI ALLA COSTITUZIONE'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7745808253677506524</id><published>2012-02-04T14:09:00.015+01:00</published><updated>2012-02-18T14:25:10.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='italian style'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pierfrancesco Favino'/><title type='text'>A.C.A.B. - Cobra e i suoi fradelli</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bastava accontentarsi del trailer. Quello in cui Pierfrancesco Favino, con pizzetto improbabile e sguardo allucinato, cerca invano una postura credibile, mentre racconta al microfono, davanti a un magistrato, il duro lavoro del celerino: “… in quei momenti c’hai… il cuore che te bbatte forte… l’adrenaliiina… che sale… a mille… un senti gnente… c’hai solo i tuoi fradelli (pausa teatrale stile caduta in un burrone) … accanto. Solo sui tuoi fradelli puoi contare”. Ma dopo una scena così, viene inevitabilmente voglia di verificare se fosse solo un abbaglio, un’inspiegabile bravata per lanciare (?) il film o se la sequenza, invece, esista davvero. Se in fase di montaggio non sia stata provvidenzialmente tagliata.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Beh, esiste. E ve la sciroppate tutta, alternata a immagini di guerriglia della più varia risma (stadi, sfollamenti e sfratti) e Favino, disastrosamente fuori parte, a patire, passato in un amen dai canonici ruoli introspettivi ad uno introspettito, smarrito, imbarazzato. Egli è l’Ass.te Cobra, protagonista di A.C.A.B. (acronimo per All Cops Are Bastard – lasciate perdere Moby Dick, non solo per via dell’acca in più), esordio al cinema di Stefano Sollima, spaccato, anzi: frantumato dell’ordinaria esistenza degli appartenenti alla Celere, glorioso reparto della Polizia italica.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ora, non per dire, ma come ci avvertono i titoli di coda – storti quanto quelli di testa: o una scelta stilistica o, più verosimilmente, il risultato di una colluttazione tra i tecnici preposti – quest’opera è stata ritenuta d’interesse nazionale e ha meritato i finanziamenti pubblici. Non si sa quale inattuale funzionario abbia avuto la pensata, ma si tratta di un raro caso in cui lo Stato propaganda una versione sconsolante di se stesso, a tutti i livelli. I politici, vabè, sono i classici burocrati imbelli, ma i poliziotti, almeno quelli descritti, sono in realtà una manica di facinorosi interessati soltanto a menare le mani, con o senza uniforme (la giustizia è comunque sommaria, dunque non sempre ci si può ricordare dell’abito), che non vedono l’ora di avere un pretesto per riunirsi e manganellare il sovversivo di turno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Cadono sotto la scure di Cobra &amp;amp; co. (degli altri fradelli parleremo tra poco) tifosi violenti, xenofobi dell’ultim’ora, vecchi testardi, mogli separate, intere comunità Rom, bande albanesi, perdigiorno rumeni, prostitute africane, eccetera eccetera eccetera. Non c’è differenza tra casa e lavoro: ad esempio Mazinga (uno dei personaggi si chiama Mazinga), una volta tornato alla magione dopo la quotidiana dose di ultraviolenza in divisa, si rilassa prendendosi a male parole col figlio adolescente, una sorta di fascistello post-litteram – ci saremmo aspettati quantomeno un aderente ai centri sociali occupati, si vede che la società sta cambiando – che detesta la polizia in quanto, par di capire, non sufficientemente sterminatrice di immigrati. Se a questo aggiungete che il robotico ruolo è coperto da Marco Giallini, il cui repertorio facciale è esaurito dalla monoespressione “sole in faccia” (altro che Eastwood, qui non serve nemmeno il cappello), capite quanto indistinta sia la faccenda.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;D’altro canto è così anche per gli altri componenti della crew: Negro (interpretato da Nigro) è uno psicopatico in perenne sovreccitazione, che dopo la separazione dalla moglie si gioca il permesso di visitare la prole – una bimba che, strano a dirsi, non trova divertentissimo passare il tempo col padre – dimenticando la figlia in caserma per prendere a spintoni qualche ladruncolo dell’Est, reo di aver insozzato un parco periferico. Si sa, le tentazioni. Meglio di tutti è però Carletto, il rimosso, un gentiluomo che ha spaccato un paio di crani per vendicarsi di una lesione al timpano durante un sommovimento in curva nord ed è stato perciò piazzato in garitta, a rimuginare sulle tante occasioni sprecate per picchiare ufficialmente qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A questo punto direte: e la storia? Mah, in teoria sarebbe quella del novizio Adriano, che approda alla Celere dei suddetti eroi e viene iniziato al culto della fradellanza con modi urbani e di grande civiltà: rinchiuso in un furgone in compagnia di un lacrimogeno a pieno regime. Peraltro, si tratta dell’unico personaggio esplorabile: amico di sbandati che odiano gli sbirri, pervaso da risentimento sociale (la madre sta per essere sbattuta sul marciapiede e ha la casa sostitutiva occupata, guarda caso, da immigrati senza permesso), ma abbastanza ingenuo per conservare un minimo senso della legalità. In realtà anche lui non riesce a resistere a sbriciolare il naso del passeggero di un treno solo perché, alla richiesta di alzarsi, ha avuto l’ardire di ribattere che era in possesso di regolare biglietto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La sostanza, in ogni caso, è che, saturo degli innumeri episodi di violenza gratuita, il celerino acquisito delerà alla magistratura una spedizione punitiva (aka aggressione aggravata) dei fradelli in borghese, rei di avere gonfiato come zampogne i presunti autori dell’accoltellamento - e conseguente, perenne, zoppia - di Mazinga, per via di una diversità di vedute dopo l’incontro di calcio Roma-Napoli. Ciò gli causerà la riprovazione di tutto il corpo di polizia – che quindi, si evince, trova perfettamente leciti e giustificati i metodi da macellaio seguiti dai protagonisti – e lo indurrà ad abbandonare il reparto, nonostante sia quello “che paga mejo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Memorabile la gestione della sceneggiatura: dopo aver raccontato con dovizia di dettagli, e di pugni, le vite dei fradelli, gli autori capiscono che, per dare una svolta al tutto, bisogna citare i fatti di cronaca (è pur sempre un film italiano). Seguono quindi: caso Raciti – e conseguente concione di Savino in lacrime: andiamo tutti al Viminale – caso Reggiani – e conseguente devastazione del campo Rom, con critiche sociali all’inanità della pula e raid antirumeno serale al supermarket, per compensare – caso Sandri – e conseguente protesta di Savino: paghiamo tutti per l’errore di uno, mandatemi dei rinforzi. Su tutto, pesa l’ombra della scuola Diaz durante il G8 di Genova, dove, parole assolate di Giallini, c’è stata “macelleria messicana”. E peccato sia saltata fuori la cosa, dice il rimosso, se no il paese poteva cambiare: come, non è dato capire. Forse una bella guerra civile;&lt;br /&gt;-    Di grande impatto la scena dei tafferugli fuori dallo stadio: per cinque minuti, forse per indecisione registica, si fronteggiano tre gruppi (uno è la Celere, gli altri due sono rivoltosi) senza sapere evidentemente come muoversi. Non è teatro off, ma semplice problema recitativo: i primi sassi che partono hanno la convinzione e la parabola delle palline da ping-pong per centrare il pesce rosso al luna park;&lt;br /&gt;-    Generose le riprese degli sputi: quasi nessuno se ne fa mancare uno, purché a tutto schermo. Il clou, peccato, ce lo giochiamo all’inizio, con Favino che sorseggia una birra in terrazza e vorrebbe espettorare sulla schiamazzante marmaglia sottostante. Ne viene un filamento in primissimo piano, assai drammatico, risucchiato prima che inneschi l’incidente diplomatico. Questo è cinema;&lt;br /&gt;-    Inspiegabile l’esito del processo a Cobra, citato all’inizio. Imputato per lesioni dopo aver delicatamente appoggiato il proprio casco (fra l’altro, di tre taglie più grande: una specie di mongolfiera) sugli incisivi di tale Sartoni, polverizzandone gran parte, viene assolto nonostante sia chiaramente reo confesso e privo di qualsivoglia attenuante. Beh, salvo il fatto che, negli scontri allo stadio, teatro della vicenda, hai “l’adrenaliiina… che sale…”. Vabè, avete capito;&lt;br /&gt;-    Orribile la sequenza successiva all’assoluzione. Savino balla in modo goffo e scomposto in un corridoio, con musica a tutto volume e fradelli in giubilo. Tuttora incerto se si tratti di una scena o di una pausa nella lavorazione;&lt;br /&gt;-    Potente il finale: l’azzoppato Mazinga, che nella spedizione punitiva di cui sopra per poco non bastonava il figlio, amico dei suoi – sempre presunti – accoltellatori, va a dare manforte ai compagni per gestire meglio la rappresaglia post-Sandri. Si accorge che il piazzale della resa dei conti è intitolato a Diaz. Come a Genova. Il destino. Ed è lì che Cobra, ballando nel casco, profferirà in crescendo: “Eccoli, eccoli, eccoli”. Il riferimento, per fortuna, è ai titoli di coda.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;A.C.A.B. (All Cops Are Bastard)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase:&lt;/span&gt; Naturalmente "l'adrenaliiina... che sale"&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt;  a chi pensa che il corpo di polizia non sia il distaccamento segreto di un gruppo paramilitare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7745808253677506524?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7745808253677506524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7745808253677506524&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7745808253677506524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7745808253677506524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/acab-cobra-e-i-suoi-fradelli.html' title='A.C.A.B. - Cobra e i suoi fradelli'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-5694787663053554454</id><published>2012-02-03T19:27:00.005+01:00</published><updated>2012-02-19T16:33:58.980+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Katie Holmes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>Don’t be afraid of the dark – la vendetta del topino dei dentini (e del sottoscritto)!</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Di nuovo. Allora ci fai, direte. Ebbene, sì. E’ più che ovvio oramai che indulgo nel vizio del collega di propinare filmacci di terz’ordine al grido “è un horror, è un horror, a me l’horror piace” (e ci mancherebbe pure) con il solo, vile scopo di recensire.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Stavolta, però, c’è di più. C’è, infine, la vendetta. Non tanto degli schifosi rattacci vagamente ibridati con dei babbuini di cui dirò ampliamente in seguito; piuttosto, del sottoscritto autore. Dopo aver tollerato, in passato, recensioni di film passabili (nonché interminabili lamentele e sequele di rifiuti sdegnati) da parte del compare coautore nascosto dietro la sola, debole scusa di “a me questo non piace” è giunta l’ora che sia io a stroncare un horror che a lui aggrada, con la semplice motivazione che “mi va così”. Almeno, così pensavo. Una sana notte di riposo, invece, una serena riflessione ed il paragone mentale con alcuni film decenti visti in questi mesi mi hanno schiarito le idee: questo è una schifezza di film, ed ora vi dico perché.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;L’inizio è promettente: un anziano e gracile signore (dotato di flebile vocina) abita, credo per risparmiare sulla luce, unicamente la cantina sozza e buia della magione di campagna di sua proprietà. Vi attira la cameriera, la fa scendere nell’oscurità ed inciampare (infido vecchiardo!) in un cavo teso sul penultimo scalino a scopo infortunistico, indi ne rimuove i denti davanti con l’uso di martello e scalpello – ma scusandosi. Indi offre i di lei ed i propri incisivi ad una canna fumaria, ricevendone in cambio risa di scherno ed un rapimento eterno. Fine intro, vai coi titoli di testa. E, purtroppo, vai col resto del film.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Flash-forward: nell’anno di(s)grazia 2012 una famigliola di americani (padre divorziato, nuova moglie giovane e figa, figlia estraniata e con carenze di concentrazione spedita in vacanza perenne da madre naturale incline agli psicofarmaci ed al sushi: nulla di nuovo sotto il sole) compra l’antica villona, la restaura e vi si trasferisce. Come evolvano le cose da qui in poi è di una banalità sconvolgente (le due o tre idee cruciali le avevo indovinate durante i titoli), ma per completezza d’informazione riassumerò qui sotto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Anzitutto, la bambina (Sally) è infelice. Strano, dato che la madre l’ha spedita a 5000 km da casa ed il padre (Guy Pearce! Wow!) è uno stronzo interessato unicamente alla sua carriera di architetto ed ai soldi investiti nella nuova proprietà, e del fatto che i denti della sua figlioletta (o l’interezza del corpo della sua giovine moglie trofeo) stiano per diventare cibo per mostriciattoli strillanti se ne sbatte altamente gli zebedei. La bonazza neomoglie (interpretata, a forza di faccette, da Katie Holmes) è disperata perché non piace alla bimba alla quale, peraltro, non ha nessuna voglia di far da madre. Ma è destinata a essere quella che si rende conto e si sacrifica e cazzi &amp;amp; mazzi &amp;amp; smorfie. La figlia, infine. Che adorabile fanciulletta. E’ una tossicomane, con il cinismo di una 55enne ex ballerina di fila e un talento innato nel rendere tutto più triste. Per fortuna ha il senso di autoconservazione di un lemming depresso. Viene, coerentemente, attratta da luoghi bui e oscuri, ed in particolare da buchi in cantine murate ed abbandonate. Libera dunque, nonostante le rimostranze di un misterioso (e sfigato, ne dirò in seguito) membro della manovalanza locale, un esercito di piccole bestie con tendenze al rapimento ed alla masticazione di dentature altrui. I mostriciattoli in questione, contrariamente alla pratica comune in tali filmazzi, si vedono abbastanza presto nello svolgimento (il che non è male, ammetto). Sono una specie di ibrido tra dei rattoni (le pantegane dei dentini, diciamo) e delle scimmie, tipo quella dei Pirati dei Caraibi in versione mignon, più sgradevole e (ahinoi!) parlante (e petulante assai). C’è anche un solo momento “bu!”, pure abbastanza ben fatto. Qui, però, terminano i meriti della pellicola. Perché poi c’è il resto, molto. La mia preferenza va alle incongruenze e/o agli atti e parole di commovente stupidità da ascriversi ai vari protagonisti. Via di elenco!&lt;/p&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La bimba è attratta dalle creaturine. Perché, non si sa. In compenso, una volta capito che sono delle infingarde bestiacce inclini al furto ed all’inganno, continua a volersele fare amiche: a più riprese l’imbelle chiacchiera amabile con i mostrini, e se ne fida;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Il semianalfabeta (al secolo, il signor Harris) che aveva annunciato, allo scoprimento della cantina, “non è sicuro, &lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;soprattutto per una bambina!&lt;/b&gt;” (sospetto? Nooo!) tenta di rinchiudere i roditori nel loro camino, e ne riceve in cambio un assalto all’arma bianca a base di utensili: quando riemerge nell’ingresso del villone, prima di cadere esangue faccia a terra dichiara alla cameriera “ho avuto un incidente” a mo’ di chiosa al fatto di avere forbici, cacciaviti ed altri oggetti di metallo conficcati ovunque dal tallone all’occhio. Il culmine, però, è come l’anziana donna delle pulizie presenta l’avvenuto ai proprietari “deve essere inciampato” – su che cosa, una mina anticarro? Per chiudere in gloria, tale massacro non porta ad &lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;alcun&lt;/b&gt; interesse da parte di qualsivoglia autorità locale (va bene che l’Harris era bassa manovalanza, ma insomma, dài);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Il padre-Pearce non si avvede di nulla fino a 5 minuti dalla fine, e si aggira per lo schermo non capendoci un cazzo peggio che in Memento – lì, però, aveva il difetto alla memoria, qui invece è solo afflitto da cretinismo e cupidigia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;La Holmes, invece, inspiegabilmente tende a dare ascolto alla stronzetta, e si reca in ospedale a visitare l’Harris, il quale farfuglia parole incomprensibili e, immotivatamente, una precisissima informazione su dove trovare spiegazioni in una biblioteca pubblica. La Katie, come ogni madre (adottiva) responsabile, segue le indicazioni del moribondo sconvolto dalla morfina (“non so quanto sia lucido, è sotto pesanti farmaci” precisa un’infermiera) e viene ammessa al cospetto dell’opera omnia del vecchio pazzo visto nel prologo. Ivi scopre che un pirla di bibliotecario fancazzista (classico personaggio dell’horror che non c’entra un cazzo, compare a 20 minuti netti dalla fine, fornisce l’informazione essenziale e poi torna nell’oblìo) è l’unico al mondo a conoscerne (del vecchio) gli ultimi disegni: mostrini che sbucano dal buio e mordono e rapiscono e blablabla. Illuminazione portentosa, prendiamo la piccola bastarda e fuggiamo da morte indegna, giusto? No! Decidiamo di andarcene, ma DOPO la cena coi colleghi del marito, sennò sai che figura. Mah.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;podio di stronzate, 3° posto (medaglia di bronzo): incongruenze di base e stupidità delle creature:&lt;/b&gt; le bestie in questione, pare, temono la luce forte. Eppure se ne vanno a spasso invadendo varie stanze illuminate durante il film (salvo &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;poi&lt;/i&gt; spegnere la luce). Ergo, fingono, gli stronzetti. Ed in ogni caso, sul finire, dimostrano di essere ben capaci di staccare la luce in tutta la casa. Aggiungete che pare debbano “prendere una vita ogni volta che aumentano i ranghi” (o minchiata consimile) ma abbiano “promesso” (i dettagli, al primo gradino del podio) di accontentarsi di “denti di bambino”: peccato che si vedano sucati esclusivamente due adulti, nella ciminiera. Ergo, mentono pure, i bastardelli. Per finire, sono apparentemente stati rinchiusi per oltre un secolo, ma come? Dato che se ne vanno scorrazzando agilmente in ogni dove, come cazzo son stati costretti nel camino? Con la retorica? E perché non murati vivi lì dentro? Insomma, non si capisce bene perché queste bestiacce non abbiano conquistato il mondo (e vivano, invece, solo nello squallido scantinato della villona) o, perlomeno, non si siano ciucciati tutti coloro che mettono piede in casa durante il film;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;2°&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;posto (argento): stupidità dei protagonisti (ed umani in genere):&lt;/b&gt; La bimba, pentita (tardi, cazzi tua) di aver scatenato i razzenti roditori, cerca di produrre prova fotografica della loro esistenza. Si aggira quindi con una polaroid (oh, il vintage!) per nationalgeograficare le creature. Le quali, peraltro, distruggono con foga le prove, dimostrando di temere la paparazzata. Però, quando la stolida sbarbatella spalma (con una libreria) una delle bestie, non le viene mica in mente di sollevare il cadaverino e mostrarlo al babbo ed agli ospiti di riguardo, rivelando al mondo l’arcano;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Symbol; mso-fareast-font-family:Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;" &gt;&lt;span style="mso-list:Ignore"&gt;&lt;span style="font:7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;Primo posto (oro): il contratto col Santo Padre: &lt;/b&gt;viene rivelato che le creature hanno fatto un patto con Papa Silvestro II (mi pare, mi stavo pisciando dal ridere) promettendo di dare monetine in cambio di denti di bambino. Credo che architetto della trattativa sia stato Mino Raiola, perlomeno.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quel che è peggio, avevo sperato in una redenzione, nel prefinale. Quando la Holmes, a terra&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;stordita (è caduta anche lei nel tranello del filo nelle scale nell’oscurità: un evergreen), vede avanzare un esercito di topiscimmia che avanzano cantilenando “una vita deve essere presa”, mormora “Sally”. Auspicavo la genialata, il momento di massimo cinismo: l’adulto che sacrifica il bambino e lo dà (letteralmente) in pasto ai mostri. Invece, no. Voleva proteggere la figliastra. Allora ti sta bene che ti fratturino le gambe, poi, Katie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-5694787663053554454?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/5694787663053554454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=5694787663053554454&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5694787663053554454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5694787663053554454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/dont-be-afraid-of-dark-la-vendetta-del.html' title='Don’t be afraid of the dark – la vendetta del topino dei dentini (e del sottoscritto)!'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-3979078477920363463</id><published>2012-02-03T19:00:00.004+01:00</published><updated>2012-02-03T19:36:10.816+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tetrospettive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vin'/><title type='text'>Fast 5 - siamo tornati! (con una tetrospettiva, lo ammettiamo, ma non solo con quella - eppoi è gratis, checcazzo)</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:allowpng/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif][if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:donotpromoteqf/&gt;   &lt;w:lidthemeother&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt;   &lt;w:lidthemeasian&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeAsian&gt;   &lt;w:lidthemecomplexscript&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeComplexScript&gt;   &lt;w:compatibility&gt; 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E non vi lamentate, via, che in tempo di crisi è meglio di niente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Ebbene sì, torna Vin Diesel nei panni di Dominic Toretto, torniamo noi a recensire. Adescati da dichiarazioni del protagonista sul tono di “questo è il miglior film della serie, dato che ora tutto ha un senso, diamo risposte ad interrogativi lasciati aperti in precedenza, c’è più ragionamento nello script” e via discorrendo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;A 5 minuti circa dall'inizio il buon Dominic-Vin (abile, arruolato &amp;amp; più muscolato&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;che mai), trovatosi a mal partito a mani nude contro un manipolo di brutti ceffi armati, si guarda in giro nella disastrata casa di favela in cui si trova e, dopo rapida analisi della situazione (1.2 secondi, circa 200 colpi d’arma da fuoco esplosi), opta per la via di fuga più ragionevole. Ovverosia, passa per dei mattoni. Esemplare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Pensereste di aver visto il meglio non fosse che i produttori, diabolici, hanno in serbo un rilancio di quelli pesanti. Onde ispessire, parecchio, la vicenda, hanno reclutato come antagonista qualcuno ancora più grosso di Diesel: The Rock, ovvero &lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0425005/"&gt;Dwayne Johnson&lt;/a&gt; per i più raffinati. Costui è largo come un camion della nettezza urbana, ed un poco meno manovrabile. Appare evidente come non possa raggiungersi le tasche, stante che bicipiti e tricipiti assortiti ed ipertrofici costringono le sue mani ad una distanza non inferiore ai 70 centimetri dal busto, conferendogli un’andatura giusto un filo macchinosa. Rinunziato quindi, a malincuore, al sogno della sua giovinezza (essere l’etoile di un balletto classico), egli si arruola come agente federale, e finisce a capo di un’unità dedita alla cattura dei ricercati più sfuggenti. Nella fattispecie, come ben immaginate, la nutrita famiglia Toretto (membri extra: l’ex agente interpretato da Paul Walker più una corte dei miracoli di afroamericani, latinos imbelli, asiatici, persino una israeliana ex Mossad). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Sullo sfondo di Rio (almeno, immagini del famigerato Cristo a profusione) i Nostri Eroi si trovano una volta di più a fare i conti con l’ineluttabile: sono dei bravi guaglioni intenti a farsi i fatti loro (corse illegali per le strade, tentativo di rubare auto preziosissime confiscate dalle autorità e dulcis in fundo lotta senza quartiere con l’indiscusso boss della mala locale), malauguratamente messi nel mirino dall’FBI (nella persona della ballerina fallita di cui sopra, e della sua squadra speciale).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Non ci si risparmia nulla: scazzottate imperiali nelle favelas (quando infine i due colossi si sbattono per bene, è tale la loro massa muscolare combinata che per due volte due nella stessa scena sfondano delle pareti: vabbene che l’edilizia nella periferia di Rio non dev’essere esattamente a norma, però ostia!), corse a perdifiato con cassaforte da 10 tonnellate trainata da due auto (rubate alla polizia locale, per giunta) e conseguente vasta &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;distruzione del centro cittadino, agguati a colpi di mitra e bazooka, basso umorismo a base etnica. Ci sono anche 2 o 3 momenti in cui per 30 secondi circa nessuno si sta massacrando o inseguendo a 200 all’ora per stradine semisterrate, laddove si sviluppano ricche sottotrame. Tra i non–cliché offerti segnaliamo: la poliziotta brasiliana integerrima (e vedova di altrettanto integerrimo ed altrettanto pulotto) che si innamora del bruto dal cuore d’oro, gli altri poliziotti tutti venduti, antichi rancori che vengono sanati, figli in arrivo, l’incorruttibile agente federale che vuole vendetta privata contro i cattivi del terzo mondo: smancerie a profusione, insomma.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Non manca il colpo ad effetto per riuscire a scappare col contante da parte dei nostri, per scoprire il quale però dovrete vedervi il film, furbini! Il finale consta di una scena idilliaca con due coppiette scalze (o con infradito, che fa lo stesso bucolico) in paradisiaca località di mare. Auto iperpompate da competizione parcheggiate dietro al bungalow, e pronte a scatenarsi. Colonna sonora: Danza Kuduro, di Don Omar (che peraltro impersona uno dei due latini stolti di cui sopra, prendi-due-paghi-uno). Tormentone estivo forse un po’ troppo raffinato per la situazione. Sarebbe tutto, non fosse per il fatidico post-finale (guai ad andarsene durante i titoli di coda, è la lezione più importante). Il Roccioso Dwayne, ci viene rivelato, continua a lavorare indefesso. Ricompaiono, dall’oscurità di precedenti capitoli della saga, poliziotte scosciate e persone che si credevano morte. Capitolo 6 pendente, dunque. Dovrò rivedermi il resto, non vorrei perdermi nella complessità dell’intreccio.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Ps: menzione d’onore per la storia d’amore interraziale tra l’assurdamente gnocca israeliana ex-Mossad ed il cino-giappo-coreano. Ex-fumatore. Lei lo seduce irreparabilmente quando, per ottenere le impronte digitali del malvagio brasiliano, si fa stoccacciare a mano aperta sul culo. Consegnerà poi la metà bassa del bikini all’esperto di tecnologia del gruppo, ottenendone calco delle dita e accesso al cuore dell’asiatico. Gli interrogativi, sì, hanno avuto risposte.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-3979078477920363463?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/3979078477920363463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=3979078477920363463&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3979078477920363463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3979078477920363463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2012/02/fast-5-siamo-tornati-con-una.html' title='Fast 5 - siamo tornati! (con una tetrospettiva, lo ammettiamo, ma non solo con quella - eppoi è gratis, checcazzo)'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2269447693584811868</id><published>2011-05-05T13:26:00.007+02:00</published><updated>2012-02-18T14:23:13.761+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Carpenter'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>Il reparto - Sei proprio tu, John Carpenter? E io chi sarei?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non si sa cosa dispiaccia di più: se un grande regista perda la sua verve narrativa oppure mascheri la propria abulia dietro i soliti fantocci da due soldi. Nel caso di John Carpenter bisogna propendere per la seconda ipotesi, perché l’ultimo film da lui diretto, The ward (Il reparto), è l’ennesima, non richiesta, rimasticatura della bambina fradicia e decomposta che vaga per i corridoi, terrorizzando e uccidendo i malcapitati di turno. Cliché già visto, a profusione, da The ring fino a Saint Ange (horror francese che mi andò di traverso qualche estate fa) e ormai vero e proprio sottogenere, tipo controwestern spiritico. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La storia: indovinate. Protagonista carina che dà fuoco a una casa di legno nella campagna americana degli anni ’60 e viene portata di peso in un manicomio dell’epoca, onde dissuaderla dalle tentazioni incendiarie. Ivi, nella più totale amnesia di parentela e provenienza, fa conoscenza con altre quattro lungodegenti (almeno un paio delle quali pronte per una sfilata di moda: complimenti per il casting), che passano le giornate fra turbe e incomprensioni della più varia risma, controllate a vista da una torva infermiera – personaggio assai promettente ma, ahimè, del tutto inutilizzato, come del resto il nerboruto collega del reparto di cui sopra, una sorta di onesto conservatore in camice perennemente incazzato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A muovere (si fa per dire) i fili di questo originalissimo intreccio è l’ambigua figura del direttore dell’istituto, che scruta la nuova arrivata tra un mezzo sorriso e una cartella clinica (nemmeno un sano guardone, come sarebbe stato legittimo), suggerendo al già infastidito pubblico di saperla più lunga del proiezionista. E il retroscena, cioè lo squallido pretesto della malaparata, è perlappunto il succitato fantasma, che sin dalle scene iniziali, girate in una davvero inaspettata soggettiva, va a fare razzia delle malate, infliggendo loro morti atroci e senza apparente motivo (evidentemente l’esperienza manicomiale non era abbastanza punitiva), con l’unico risultato di liberarne le celle per le future ospiti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Naturalmente anche l’avvenente neofita entra in contatto con il mostro, che si manifesta tramite gli abituali ammennicoli di genere: rumori notturni, sagome intraviste dallo spioncino (sempre velocissime: il Sesto senso insegna), indizi della precedente titolare del loculo su una non chiarita compagna piuttosto malevola. Perché, ovviamente, di ciò si tratta: l’insopportabile zombie, si scoprirà, altro non è che una precedente paziente dell’ospedale, orrendamente fatta fuori dalle suddette mannequin - probabilmente per noia - e pronta a vendicarsi con la stessa moneta. Ecco, dunque, il sempre più sorprendente stillicidio di mortomicidi (cito pure Sandra Bullock, vedete voi), che decima il reparto e la pazienza degli astanti, intesi come contribuenti cinefili, fino alla resa dei conti finale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo spiegone, tuttavia, è dietro l’angolo: lo spirito è solo una proiezione della protagonista, come le altre psicolabili e lei stessa. Tutte creazioni conflittuali della sua personalità, dirottata da un trauma infantile (una violenza subita nella casa bruciata), che il sagace direttore aveva intuito sin da principio, non avendo potuto assistere – per sua fortuna – a un solo minuto del pallosissimo film mentale. C’è tempo anzi per il graffio (?) conclusivo: dopo opportuna cura/convalescenza/incontro coi genitori, la nostra eroina, purtroppo molto meno carina della sua proiezione, ha giusto il tempo di aprire l’anta dello specchio del bagno ed essere assalita dall'alter ego, in perfetto stile Mai nato (a proposito: Jumby vuole nascere. Adesso) e, si spera, con esiti fruttiferi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A questo punto, se state ancora leggendo, vi chiederete che cosa c’entri John Carpenter con una simile nefandezza: ebbene, assolutamente nulla. Del disturbo tipico di certe sue imprese passate (The fog, Il Signore del Male, e soprattutto Il seme della follia) non c’è alcuna traccia, della spudoratezza di altri capisaldi (Distretto 13, La Cosa, Essi vivono) resta solo la speranza, spesso alimentata e delusa, come nella scena dell’improvvisata festa serale nel reparto, piena di potenziali sviluppi e malinconicamente interrotta dalla litania dello spettro. Il tutto, con l’aggiunta di una trita collezione di effettacci e la scomoda scelta di rompere l’unità di luogo per improvvisare una fuga delle degenti superstiti, buona solo per le colluttazioni conclusive. Male, male, male.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;The ward - Il reparto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase:&lt;/span&gt; “Questo film deve svoltare”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chi crede nei ritorni di fiamma. Guardatevi piuttosto il sapidissimo Drag me to Hell (trad. it. Stramusoni dal Demonio) dello splendido cinico Sam Raimi. Qui non è aria.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2269447693584811868?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2269447693584811868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2269447693584811868&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2269447693584811868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2269447693584811868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2011/05/il-reparto-sei-proprio-tu-john.html' title='Il reparto - Sei proprio tu, John Carpenter? E io chi sarei?'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1749850192818929898</id><published>2011-03-27T18:44:00.007+02:00</published><updated>2012-02-18T14:36:12.620+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Non lasciarmi - Cloniamoci così, senza rancore</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È perfettamente normale crescere in un austero college inglese, educati a non valicare mai e poi mai il recinto del cortile. Perfettamente normale trascorrere l’adolescenza in cottage isolati dal mondo, in cui l’unico contatto con la realtà esterna è una sit-com televisiva. E perfettamente normale, infine, morire in sala operatoria, nel pieno della giovinezza, dopo aver donato uno, due, tre organi, a seconda della resistenza. Non lasciarmi, di Mark Romanek, è un film, almeno per noi occidentali (il romanzo d’origine è del nipponico Kazuo Ishiguro), inconcepibile. Perché in una civiltà che oggi s’interroga in modo lacerante su eutanasia e sperimentazione sugli embrioni, e ha lasciato gli incubi eugenetici al fantasma di Mengele, non è accettabile che in un passato alternativo (il film parte dagli anni sessanta) i progressi (?) della medicina abbiano reso pratica consueta la clonazione umana, al fine di produrre braccia, cuori e tessuti in abbondanza, per curare tumori e sclerosi multiple. Non è accettabile che l’aumento dell’aspettativa di vita media, che nel 1967 – ci avvertono i titoli d’apertura – avrebbe superato i 100 anni, sia contrabbandato con l’allevamento di cavie prive di ascendenza e progenie, ma non dell’ospite indesiderato della coscienza. E non è accettabile, soprattutto, che i suddetti disgraziati accolgano supinamente il loro destino, scandito in macabre fasi (l’ultima delle quali efficacemente definita “completamento”), vagheggiando chi possa essere, nel mondo dei sani, il loro “possibile”, ossia la matrice di cui sono il duplicato, e serbando, quale unico sogno, la leggenda di un rinvio di qualche anno della donazione, nel caso deprecabile di due cloni che si innamorino. Ma tutto il film è costruito su questa rimozione, da cui si rianima solo in alcuni frangenti, come quando l’educatrice sovversiva rivela ai bambini i veri motivi della loro permanenza al college (venendone subito allontanata) o la direttrice dell’istituto (una luciferina Charlotte Rampling) accenna orgogliosa all’“etica della donazione”, suggerendo l’esistenza di scuole ancora più inumane della sua. Ed è obiettivamente intollerabile vedere uno dei protagonisti (l’appositamente intontito Andrew Garfield) urlare al cielo il suo strazio, dopo aver scoperto che il tanto agognato rinvio altro non è che una montatura: forse era il caso di ribellarsi alla vita, non alla sua ultima appendice. Però, il clima dell’operazione è volutamente ispirato alla rassegnazione, perennemente dipinta sul viso di Carey Mulligan, il cui personaggio (di nome Katie H., rimando all’identità scippata), in una sorta di ulteriore perversione, decide di prepararsi alla fine assistendo i donatori in ospedale. Se poi vi chiedete dove stiano i letti di contenzione, dove i campi di concentramento, dove le divise militari, la tragica risposta è che non esistono, perché la condanna che aleggia sulle cavie, similmente a una dinamica kafkiana (ma senza la messa in discussione conseguente), le lascia libere di pensare, muoversi e, teoricamente, fuggire, come in una qualsiasi Inghilterra attuale. E se non si può escludere che un’educazione rigida, un contesto morale deviato e in definitiva la stessa origine dei cloni (Katie H., dopo aver cercato la propria matrice in un giornale porno, a causa delle prime pulsioni sessuali, giunge alla conclusione di provenire dai rifiuti della società) li inducano a morire sin da piccoli, tuttavia pur sempre di esseri umani si tratta, con le loro passioni e il loro spirito di giudizio. Ciò cui non si può rinunciare, anche in un mondo che li considera (senza, ancora una volta, spiegarne il motivo) esseri inanimati, sorprendendosi della loro capacità di disegnare o far di conto. E non basta certo la ballata che dà il titolo al film, Never let me go appunto, ascoltata dalla Mulligan in disperata solitudine, a riscattare un dramma livido, dove anche Keira Knightley, clone a sua volta, naufraga in un look trasandato che ne esalta gli spigoli. Forse, ci dice la riflessione finale, anche gli altri esseri umani, al momento di morire, pensano di essere vissuti troppo poco. Forse, ma non al punto di creare un sosia che ci guarda con orrore da una finestra.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Non lasciarmi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “Il carretto passava e quell’uomo gridava: rifiuti”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chiunque si sia ribellato. Almeno una volta.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1749850192818929898?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1749850192818929898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1749850192818929898&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1749850192818929898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1749850192818929898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2011/03/non-lasciarmi-cloniamoci-cosi-senza.html' title='Non lasciarmi - Cloniamoci così, senza rancore'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2674046275236532675</id><published>2011-02-13T18:37:00.010+01:00</published><updated>2012-02-19T16:32:45.670+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lance Armstrong?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><title type='text'>Sanctum 3d</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Non meriterebbe nemmeno tanti strali. Dopotutto, è tratto da una storia vera, ha un’idea di fondo non scontata ed è sviluppato in modo dignitoso. Ma porta il nome di Cameron (come produttore esecutivo: il regista è il mestierante Alister Grierson), promette meraviglie 3d ed è di una noia mortale. Dunque, strali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Per cominciare, la trama: gruppo di ardimentosi speleologi si avventura in un reticolo di grotte sotterranee della Nuova Guinea, in cerca di passaggi inesplorati per il mare. Verrà sorpreso da un uragano che, allagando i cunicoli, li costringerà a trovare la via d’uscita. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Come ci è stato suggerito, Sanctum 3d sarebbe stato un film ideale per Sylvester Stallone, quello, per intenderci, più sfacciatamente muscolare di Daylight e Cliffhanger, ma il tempo passa e si è dovuto ripiegare, per il ruolo di protagonista, sul meno noto Richard Roxburgh, che resta impresso nella mente, più che per la rocciosa interpretazione, per una somiglianza impressionante con Lance Armstrong. Un'occasione persa, anche perché per il resto c'era ben poco di che recitare, visto il deprimente stuolo di stereotipi action messo insieme dagli sceneggiatori. In serie: il figlio dell'eroe, abile nel free climbing ma in perenne conflitto caratteriale col  padre, il ricco finanziatore della spedizione, alle prese suo malgrado con una lotta per la sopravvivenza (dove farà naturalmente sfoggio del peggior egoismo), e la relativa fidanzata, carina ma - ahinoi - inesperta di immersioni. A contorno, gli inermi membri della crew, tutti adeguatamente sacrificabili, vuoi schiantati sul granito, vuoi stremati dalle ferite, vuoi, più semplicemente, annegati. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Se in tutto questo, quantomeno, l’occhiale 3d restituisse quello che promette, torneremmo a casa contenti. Ma l’unica cosa che si nota, a conti fatti, è la reiterata brutta copia delle intuizioni di Avatar: la foresta selvaggia ripresa dall’alto (menu a la carte iniziale per abbindolare lo spettatore), le inquadrature acquatiche mortificate dagli angusti spazi di manovra (i personaggi devono perennemente affrontare impervie vie di fuga), la pornografica insistenza sul dettaglio in rilievo, ormai un vero e proprio bug della tridimensione: qui una foglia, lì una bombola, ovunque una sporgenza minerale. Della profondità di campo, dell’invasività del più illustre progenitore, non resta assolutamente nulla. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Un’altra, piuttosto, è stata la speranza: pur apprendendo che il plot traeva spunto da un fatto reale, abbiamo sperato sino all’ultimo che dai recessi bui uscisse, come un degno scherzo di carnevale, qualche succoso mostro marino, di quelli buoni per riabilitare l’intera impresa (Alien strikes back). Invece niente: solo boccagli, sforzi e dialoghi banali. Su cui campeggia, come un singolare barocchismo, la citazione di Kubla Khan di Coleridge, che il protagonista declama al figlio tra un’arrampicata e l’altra, chiosando: “Era fatto di oppio quando l’ha scritta”. Grazie Lance, torna pure alla decompressione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Note a margine:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Ottimo il ritratto dell’eroe fuoriuscito dallo script: immaginatevi Lance Armstrong leggermente invecchiato e palestrato che guida con piglio decisionista un manipolo di riluttanti compagni di sventura (cioè i gregari di turno) verso l’ignoto. Cinico, a proprio agio con le scelte tragiche, non si scompone minimamente di fronte a morti orribili, sofferenze atroci e più o meno espliciti disaccordi sulle sue scelte operative. Memorabile, in questo senso, l’ordine all’unica donna della spedizione rimasta in vita (l’altra, guarda caso, muore annegata nell’inutile tentativo di strappare al Nostro una razione d’ossigeno che non le compete): visto che sei la più scarsa, chiudi la fila, così se ti incastri tra le rocce muori solo tu. Stupisce che, di fronte a un simile esempio di umanità, il figlio non riesca a intessere il tanto agognato dialogo con lui.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Notevole anche la sequenza del momento clou di cui sopra: chiudendo la fila, effettivamente la sventurata si incastra in una strettoia. I compagni già la danno per spacciata, poi, nella scena successiva, eccola sbucare sana e salva dagli anfratti. Nessuno di loro sa come ci sia riuscita e, in verità, nemmeno noi.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Pessimo, ancora una volta, il trattamento riservato alle culture esotiche dall’american production: poco prima e poco dopo l’erompere dell’uragano che dà una scossa (vabè) al film, scorgiamo defilata la sagoma di un funebre e cinereo aborigeno. Il solito, silenzioso monito a non sfidare la natura. E a dirci che, non avessimo letto bene i titoli di testa, ci troviamo in Nuova Guinea.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center; background: none repeat scroll 0% 0% white;" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center; background: none repeat scroll 0% 0% white;" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Sanctum 3d&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;“ma quando arrivano le bestiacce?”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;a chiunque si aspetti le bestiacce, Stallone o James Cameron. E sia convinto che anche Armstrong, in realtà, si sia dopato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKK&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2674046275236532675?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2674046275236532675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2674046275236532675&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2674046275236532675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2674046275236532675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2011/02/sanctum-3d_13.html' title='Sanctum 3d'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-380687343918240702</id><published>2011-01-20T17:16:00.005+01:00</published><updated>2012-02-18T14:22:59.302+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clint Eastwood'/><title type='text'>Hereafter</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Clint Eastwood è un grande regista. Lo è perché ha diretto film come Mystic River, Million Dollar Baby, Gran Torino. Lo è perché si è interrogato sulla condizione umana, con uno stile limpido, netto, spietato. E lo è, ancora, perché è riuscito a costruirsi una seconda carriera, dopo quella già celebrata di attore, senza che potesse più dirsi che disponeva solo di due espressioni: col cappello e senza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Anche noi, su questo blog, ne abbiamo parlato in termini encomiastici (per Gran Torino, appunto), tanto che avevamo avuto l’idea di creare un altro sito, speculare a “Prima ti guardo”, e dedicato solo a film belli, in cui al posto dei Kevin avremmo utilizzato come unità di misura i Clint (progetto poi naufragato perché, come noto, è molto più interessante scrivere recensioni cattive che buone).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È per questo che dispiace constatare che anche Eastwood, pur in un momento d’oro della propria carriera, inciampa. E mette insieme un film banale, vuoto, trito. Hereafter, infatti, nonostante le lodi del solito criticume corrivo, è un’opera che non dice nulla, ma proprio nulla, del tema di cui dovrebbe parlare. Che non è, come si potrebbe pensare dal titolo, il tanto decantato Aldilà, la vita dopo la morte eccetera, ma semmai il rapporto degli esseri umani con questa possibilità. Tutto il film, infatti, ruota attorno al problema, ma non arriva mai all’auspicato nocciolo della questione, restando tristemente - e insolitamente - ancorato alla superficie del racconto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tre i personaggi implicati: un sensitivo (Matt Damon, piuttosto credibile) che detesta comunicare coi morti, una giornalista (Cecile De France) che esperisce l’Hereafter durante il celebre Tsunami del 2004, poi risvegliandosi sconvolta, e un bambino (Frankie McLaren) che perde il fratello gemello e cerca disperatamente di rimettersi in contatto con lui. Alla fine, tutti si incontreranno, con una mossa alla Kieslowsky (lo stampo dell’operazione è dichiaratamente europeo per ritmi e situazioni) che chiude la storia, e anche le speranze dello spettatore.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Perché, sia detto chiaramente, ricorderemo questo film solo per i primi dieci, impressionanti, minuti, in cui al computer è ricostruita la furia dell’onda anomala che squassò la Thailandia, quasi a svelare dall’interno, attraverso la finzione, quanto centinaia di telegiornali non erano riusciti a riprendere dal vivo: le case sventrate, la vegetazione distrutta, i corpi in balìa della corrente insieme ai pezzi della normalità perduta (mentre Cecile De France è in coma sott’acqua, i suoi occhi sbarrati fissano un orsacchiotto di peluche). Fu così anche per lo sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan (venti minuti viscerali, mostruosi, prima di un onesto pistolotto antibellico) o, sempre in campo spielberghiano, l’attacco del Tripode nella Guerra dei Mondi, un 11 settembre fantascientifico di una manciata di inquadrature, che si annacqua in seguito nell’ennesima disfida con gli alieni. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Promesse mancate, cinema a perdere. Qui non comprendiamo perché, per il sensitivo, percepire gli spiriti dei defunti sia una condanna, anziché un dono, tanto da spingerlo ad abbandonare la fama da medium per una semplice esistenza da operaio, o quale oscura fascinazione induca la reporter a scrivere un libro sull’Aldilà invece del saggio su Mitterrand pattuito con la sua casa editrice. Né siamo abbastanza partecipi della spinta ossessiva che muove il bimbo di cui sopra, orfano del fratello (e della madre tossica, finita in un centro di assistenza), a cercarlo disperatamente in ogni dove, indossandone il cappello, venendone addirittura salvato, in chiave deus ex machina, da un attentato in metrò (Londra, 2005: c’è una certa attenzione all’attualità). E ci risulta abbastanza indifferente, in definitiva, lo stesso happy end, col bimbo che finalmente si mette in contatto col caro estinto attraverso il medium, ricompensando quest'ultimo col recapito della giornalista, l'unica ad aver avuto esperienze analoghe alle sue e dunque, ci viene suggerito, in grado di innamorarsene.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È storia, a conti fatti, di solitudini, incomprensioni, disperati tentativi di esprimersi. Ma senza il necessario dolore che dovrebbe accompagnarla. E con tutta una serie di didascalismi evitabili: la ridda di ciarlatani conosciuta dal bambino nelle sue peregrinazioni medianiche, la dottoressa esperta di Hereafter che fornisce alla giornalista il materiale per il libro, la lunga sequenza della scuola di cucina italiana frequentata da Damon per rimorchiare, con cuoco pingue e opera lirica in sottofondo. In più, col buco di sceneggiatura in cui scompare l’iniziale fidanzato della De France, con lei in albergo qualche minuto prima dello Tsunami, e subito dopo salvo per qualche inspiegato miracolo.  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quanto all’Aldilà, è rappresentato in modo innocuo, con una sorta di sfondo cupo su cui si stagliano, diafane, le figure dei morti: non era l’argomento centrale, è sufficientemente stereotipato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Peccato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;Hereafter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;La frase:&lt;/span&gt; “E’ perfino peggio di Invictus, mammamia”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chiunque cerchi un film sulla morte, a chiunque cerchi un film sulla vita, a chiunque cerchi un film di Clint Eastwood.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKK&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-380687343918240702?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/380687343918240702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=380687343918240702&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/380687343918240702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/380687343918240702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2011/01/hereafter.html' title='Hereafter'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7586026761982195527</id><published>2011-01-18T17:27:00.013+01:00</published><updated>2012-02-19T16:32:08.046+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Johnny Depp'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Angelina Jolie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='novità'/><title type='text'>A grande richiesta: The tourist</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale"; 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Soprattutto, non mi era dispiaciuto così tanto. Ma non c’è amico, conoscente o sconosciuto che non mi fermi per la strada e mi dica: “The tourist fa schifo”. Allora, appare pressochè inevitabile parlarne. Male, ovviamente. Perché, intendiamoci: così brutto forse no, ma bello nemmeno. E con un sacco di spunti che sarebbe un peccato trascurare.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Patti chiari, però: non di recensione si tratta, ma di semplice commento. Perché qui non si scrive a richiesta (se non del sottoscritto e del collega, e anche anche) ma per missione. Se no, che rubrica di servizio è? &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Dunque, dicevamo: The tourist. Anzitutto, è una spy-story, gusto retrò, protagonisti glamour. Perfetta per gli anni ’50, non eccessivamente modernizzata dal cast. Funziona nei limiti in cui, come tutti i film di questo tipo. E, botteghino a parte, dispiace sicuramente di più agli spettatori italiani (veneziani in particolare) perché, as usual, sfrutta a man bassa la location, senza preoccuparsi troppo della verosimiglianza, come del resto sarebbe avvenuto, mezzo secolo fa, con qualsiasi scenografia cartonata.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Ecco, il cartone. Ce n’è parecchio in questo film, a cominciare dai ristoranti: chi ha mai rivenduto come specialità tipica di Venezia il risotto scampi e champagne? E se si può convenire sul fatto che far masticare ad Angelina Jolie risi e bisi non sia il massimo dello chic, tuttavia nessuno ha chiesto al regista Florian Henckel von Donnersmarck (che, sembra incredibile, ha diretto un capolavoro come Le vite degli altri) di ambientare le sue sparatorie in laguna. E ancora: i treni. Un incubo ricorrente di tutta la parte iniziale dell’operazione. Prima si ode una voce minacciosa che, in una stazione deserta, farnetica all’altoparlante di un improbabile locale in arrivo da Domodossola, poi si spaccia la panzana che, guardando dal finestrino poco prima di arrivare a Venezia, si può scorgere la sfolgorante campagna toscana (a occhio e croce, un espediente cinematografico per evitare di riprendere Dolo e Mirano).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;In compenso, soccorrono gli attori. Johnny Depp, che ha stranamente accumulato due palle da tennis al posto degli zigomi (ma non è botox, solo grassume), e la già ricordata signora Pitt, qui a proprio agio nella parte di chi non deve chiedere, non deve eccedere, non deve interpretare. Ah, magari troppo magra (ma probabilmente per renderla complementare all’imbolsito protagonista).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;C’è anche, benché non valga la pena eccitarsene, una masnada di attori italici, adeguatamente cartonati per l’occasione. Neri Marcorè nel ruolo di concierge-clichè, Christian De Sica in quello di ispettore corrotto (un sorta di neorealismo al contrario) e naturalmente Nino Frassica in abiti poliziotteschi, che almeno nel doppiaggio si esibisce in una chicca assoluta: con Depp su un cornicione in fuga dai cattivi, lo esorta con piglio da “Quelli della Notte”: “No butt!”. E Hollywood è servita.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il resto: senz’altro qualche attore italiano a me non noto (non chiedetemi anche di inoltrarmi nei meandri della nostra pallosa cinematografia) e qualche buco di sceneggiatura segnalatomi a posteriori: una barca crivellata di colpi che prodigiosamente si ripara nella scena successiva, Angelina che scende in coperta col buio ed esce, subito dopo, nella luminosa alba veneziana, nonché il clou, che invece mi ricordavo anch’io, cioè il supersonico viaggio Giudecca-aeroporto by boat in trenta secondi scarsi. Roba da teletrasporto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Direte: e la storia? Beh, il film l’avete visto, non serve rovinarvi la trama svelandovi che l’uomo misterioso che dirige le mosse della Jolie è in realtà Johnny Depp, che è quindi la stessa persona che lei incontra apparentemente per caso in treno e accompagna a Venezia, di cui si innamora, eccetera eccetera. Il trucco si capisce con almeno mezz’ora d’anticipo sui titoli di coda, e fa meravigliosamente parte dell’inutile insieme.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Quanto ai Kevin, invece, dovete ripassare tra qualche giorno. C'è Clint Eastwood nelle sale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7586026761982195527?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7586026761982195527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7586026761982195527&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7586026761982195527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7586026761982195527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2011/01/grande-richiesta-tourist.html' title='A grande richiesta: The tourist'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8747896519534734745</id><published>2010-08-14T13:19:00.007+02:00</published><updated>2012-02-18T14:22:40.056+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spike Jonze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tetrospettive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzoni'/><title type='text'>Tetrospettive - Where the wild things are</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Ray Stantz&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;C'era una volta un giovine cineasta di nome Spike Jonze. Costui, pare, era un gran inventore, un visionario – le sue storie e le sue immagini conquistavano e sorprendevano (e rilanciavano John Malkovich!). Successe un di' che il tal Spike decise di smettere di creare e stupire, e di vendersi invece ad una major, piegandosi a realizzare adattamenti da popolari (dice che ne abbia dato pubblica lettura pure l'ubiquo Obama) libri per ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fiaba in questione si dipana così: il protagonista è un malefico nanerottolo di circa dieci anni, maleducato e incontinente (in tutti i sensi, presumo, ma soprattutto dal punto di vista caratteriale).&lt;br /&gt;Nota a margine: nome del ragazzetto, Max. Nome dell'attore-ragazzetto: Max. Nemmeno stessimo lavorando a basso budget, ragazzi! Ma sto divagando. Dicevamo: malefico nano impubere.&lt;br /&gt;Costui, per dire, prima frigna perché la sorella maggiore ed i di lei amici non se lo cagano poi, quando gli zompano addosso facendo crollare il suo misero (e sozzo) igloo edificato in giardino, dà di matto, letteralmente. Evidentemente, è più stupido di almeno due dei tre porcellini (costruisci meglio, pirla!).&lt;br /&gt;Indi egli proditoriamente impedisce alla madre single di farsi una piacevole dose d'amor carnale con un piacente giovane, arrivando a mordere la povera donna – e attirandosi i nostri sospetti di idrofobia galoppante.&lt;br /&gt;Non contento di ciò, si dà alla macchia in piena notte, requisisce una barchetta e, novello Soldini, valica il mare per arrivare ad un'isola misteriosa. Popolazione: un ristretto branco di mostroni vagamente antropomorfi, sorta di divinità egizie dei poveri (teste e arti di orso, toro e gallinaceo si sprecano).&lt;br /&gt;Costoro stanno attraversando una crisi. Pare infatti che una società basata su totale anarchia, scarsa dialettica (“spacco questo, magno quest'altro”) e sberloni mollati a casaccio non sia funzionale. Chi l'avrebbe mai detto.&lt;br /&gt;Le selvagge creature in questione non realizzano, purtroppo, l'iniziale proposito di sgranocchiare il malefico pigmeo, anzi si bevono la sua storia di essere un potente mago e lo eleggono proprio re (se ne potrebbe trarre una metafora politica, suppongo).&lt;br /&gt;Sotto la demente guida dell'imberbe i bestioni si godono qualche giornata di divertimento ed ingiustificata fiducia per il futuro – e l'analfabeta si crede pure un figo, nel mentre. Prevedibilmente, tutto va a finire malissimo – ed è solo grazie all'aiuto dell'apparato digerente di una delle bestie femmina (dentro la quale letteralmente si nasconde) che il nostro piscialletto si salva da una truce fine che ben avrebbe meritato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Momenti clou:&lt;br /&gt;• la “bestia buona” porta il protagonista a conoscere i suoi due nuovi migliori amici, al secolo una coppia di gufi storditi che lei “richiama” abbattendoli a colpi di sassi belli grossi e di traiettorie balisticamente impeccabili;&lt;br /&gt;• la “bestia gallo” si vede strappare un braccio dal bullo del gruppo, si lamenta ma solo brevemente, infine sostituisce l'arto perduto con una protesi di fortuna: un ramo scelto a casaccio – e poi gli fanno pure fare il lavoro pesante, gli infami!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se proprio si vuol trarre qualcosa di buono da questo pasticcio, eccovi la morale: educate i vostri figli, perdio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: sventuratamente, alla fine l'impubere torna a casa integro. E viene pure riaccolto dalla povera madre. Si spera in un po' di sano riformatorio, a seguire. Delle bestie, invece, non è data sapere la fine. Ci permettiamo dunque di suggerire a chi di dovere le due opzioni senz'altro più ragionevoli:&lt;br /&gt;1. napalmate tutte, altro che terzomondismi a buon mercato;&lt;br /&gt;2. intrappolate e poi date in pasto a dei biologi senza scrupoli per un po' di vivisezione dura – così poi vediamo se imparano le buone maniere con un elettrodo nel cranio (sono generoso).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8747896519534734745?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8747896519534734745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8747896519534734745&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8747896519534734745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8747896519534734745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2010/08/tetrospettive-were-wild-things-are.html' title='Tetrospettive - Where the wild things are'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8921942256795971645</id><published>2010-08-07T15:52:00.008+02:00</published><updated>2011-03-27T19:03:56.679+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>The box (Tony Darko e figli)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;di Ray Stantz&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L'essermi trasferito all'estero ha rallentato non poco la mia, già notoriamente sincopata, vena recensoria. Vengono meno, per dirla tutta, le motivazioni per vedersi &amp;amp; recensire film di pessima qualità. Ma, transitando qualche giorno in patria, ecco venirmi incontro l'occasione, la tentazione, la goduria: un filmaccio pretenzioso da suggere e sputare nella bieca calura estiva. Oh, gaudio!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scorrazzato in auto dal fido collega mi sottraggo quindi all'aria condizionata ed alle partite di poker per andare ad affrontare l'ultima bravata del regista/sceneggiatore di Donnie Darko: The Box. Ne esco con recensione automatica, e qualche dubbio amletico. Via alle danze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Richard Kelly, credendosi un fenomeno dopo aver prodotto il film sull'adolescente psicotico che prende ordini da un satanico coniglio oversize e viaggia su e giù per il tempo, si lancia in ancor più metafisiche idiozie in quest'ultima opera: sposta l'orologio una decade più indietro (siamo nei '70, come denuncia l'abbigliamento criminale del protagonista), si porta dietro un pezzo del cast originale (Holmes Osborne, quello che in Darko faceva il padre di Donnie e si ricorda soprattutto per la mitica battuta “io voto Dukakis”), pretende delle stars extra nel cast, collega la morale umana con le sonde su Marte e deformità assortite, si prende sul serio in modo francamente nauseante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Motore della vicenda un tizio, impiegato della NASA (Frank Langella, cui stranamente dona un cratere sulla faccia: dico, proprio un buco nella guancia attraverso il quale si vedono i denti, ed è un peccato che rifiuti la bibita che gli viene offerta in apertura, sarebbe stato da ridere), che viene colpito da un fulmine. Muore (banale, lo so) ma, dopo un'oretta o giù di lì, torna alla vita (già più innovativo). E, dice, è ora “in contatto con coloro che controllano i fulmini”. Vabbè, per essere tornato dalla morte averci rimesso metà faccia e la sanità mentale non sarebbero danni poi eccessivi. Invece si scopre che è dotato di poteri paranormali, tra i quali il più impressionante pare essere la capacità di costruire un cubo di legno vuoto e piazzarci un pulsante rosso in cima, inscatolare il tutto, e consegnare la scatola (il pacco, diciamolo) ad orari antelucani a degli ignari cittadini. Insomma, invece di mettere i suoi superpoteri a frutto nel ramo immobiliare (che so, Tony Darko &amp;amp; figli, Traslochi, sarebbe stato mica male), decide di mettere delle persone a caso di fronte ad una scelta morale estrema, torturarle per sempre se falliscono il suo test, minacciare di estinguere la vita sulla terra se i suoi “datori di lavoro” non sono contenti, etc etc etc. La solita storia. Chiaramente, l'agenzia per la sicurezza nazionale decide di dargli manforte (e come ti sbagli?). La morale di questa moralistica storiella è sul trito andante, e casomai permanessero dei dubbi ci viene sbattuta in faccia dal succitato buco con un uomo intorno (Langella con la faccia forata dal fulmine, dico): “se non vi ammazzate tra di voi passate il test”. La vetta di profondità è servita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo il film è assai più lungo di questa mia recensione, tocca subirsi sane due orette tra salti di sceneggiatura (o montaggio, o entrambi), deformità variamente esibite, epistassi (sangue dal naso, per i meno inclini al gergo medico) abbondanti e frequenti, inquadrature e carrellate da manuale del piccolo regista fai da te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restano i dubbi, alcuni dei quali meritano d'essere esplicitati:&lt;br /&gt;• perché questo regista è ossessionato da forme acquatiche, tipo i vermoni in Darko ed i “portali” qui?&lt;br /&gt;• perché a Langella, dotato di superpoteri e di “rigenerazione 10 volte più veloce del normale” non gli si è tappato il buco in faccia?&lt;br /&gt;• chi ha ucciso Laura Palmer? (che non c'entra un cazzo ma Lynch aveva molta più idea di che cosa stesse dicendo, garantito)&lt;br /&gt;• più importante: perché il volto di Cameron Diaz è diventato una maschera gommosa ed inespressiva? Si è siringata troppo botulino? Ha tirato troppo su dal naso? Si domandava ancora quale inspiegabile motivo l'avesse condotta sul set?&lt;br /&gt;Misteri, appunto, insolvibili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8921942256795971645?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8921942256795971645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8921942256795971645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8921942256795971645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8921942256795971645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2010/08/box-tony-darko-e-figli.html' title='The box (Tony Darko e figli)'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-5482098173325873444</id><published>2010-05-08T23:46:00.005+02:00</published><updated>2012-02-19T16:30:49.295+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='italian style'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fabio Volo'/><title type='text'>Matrimoni e altri disastri</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Possiamo anche accettare che Fabio Volo racconti compiaciuto che non è né scrittore né attore né conduttore e che fa sempre quel cazzo che vuole. Ci è pure simpatico, proprio perché consapevole della sua veste di personaggio medio, adattabile, folle come il prezzemolo, scontato come i posti alle tavolate nuziali. Gradiremmo però, quantomeno in un film mainstream, che ha inopinatamente ricevuto il contributo del Ministero (Bondi, anziché scrivere poesie a Elio Vito, potrebbe aggiornarsi sul cinema), cercasse di metterci un filo di partecipazione, se non di recitazione. Ma la colpa è anche di chi l’ha scelto, (non) l’ha diretto artisticamente e gli ha lasciato libertà assoluta di essere inutile, nel ruolo dell’unico protagonista incolto di un’operina zeppa di intellettualismi d’ogni sorta, a cominciare dal manifesto con pile di libri in bella evidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, lo diciamo subito: non ne possiamo più di registi che, non si sa se per estrazione culturale, vissuto privo di sussulti, opzione piaciona o semplice noia, straparlano di masse di fancazzisti più o meno eruditi, che dall’alto (o dal basso) di cattedre universitarie, frustrazioni amorose, versi sciatti, fascinazioni per il mondo letterario, passano la loro trascurabile esistenza blaterando con sussiego di libri, capolavori che non hanno mai saputo scrivere, eroi che non sono mai riusciti ad essere. La vita, cari miei, non è questa. Si provi, la Margherita Buy di turno, ad appassionarsi al dolore, alla stanchezza, alla fatica, perfino al tempo e alla fame, invece di annotare sullo screen saver quanti giorni passano tra una scopata e l’altra, o di precipitare in un cassonetto delle immondizie per riprendersi i suoi pensieri di carta, e sciorinarli all’ennesimo vate dei reading infrasettimanali. Ed esca con persone diverse, non Luciana Littizzetto sua collega di libreria, coreografica come uno scaffale, mitigata dal ruolo ma evidentemente non dal cachet, nè col topo di biblioteca dai denti storti che si professa il nuovo Von Trier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mancanza, rivolga la sua interpretazione altrove, perché se il background è questo ci si deve aspettare il peggio, compresi gli insopportabili dettagli da canovaccio progressista, come rappresentare un corso pre-matrimoniale con due coppie di extracomunitari su tre, o il prete con turbe sessuali che ci riprova con la ex: i moralismi, per cortesia, teneteli per i salotti del Parioli, mentre discettate di Vinterberg a colpi di Chablis, qui si dovrebbe raccontare una storia, non sprecare pellicola coi luoghi comuni. Ma tant’è, questo è il clichè di “Matrimoni e altri disastri” – ecco, ora possiamo parlarne – ultima fatica di Nina Di Majo, ricca dei già indicati soliti noti e povera, poverissima, di verve. Storia incerta, priva di direzione: la suddetta Buy, sorella di una nubenda (Francesca Inaudi, senz’altro la meno pagata del cast), gestisce una libreria in centro a Firenze, spasima per un poeta che tiene corsi pomeridiani, ospita un saccopelista con velleità registiche e sopporta a malapena il futuro cognato (Volo), grezzo e sopra le righe quanto dev’essere il workaholic moderno, ma ovviamente affabile. Nel frattempo, dà ripetizioni al figlio della collega Littizzetto (l’unico con l’inflessione toscana, nonostante la location, e l’unico che si innamori di lei, nonostante il film) e presenzia a cene combinate con potenziali futuri partner, uno dei quali, docenza a parte, ha un’invadenza inferiore soltanto alla propria alitosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tanto giunti, gli sceneggiatori (?) si rendono contro della mala parata, e a fine primo tempo fanno scattare il guizzo: mettiamo che tutti tradiscono tutti, che la vita non è solo piatta e senza qualità, ma pure peggiore di quanto si sperava. E quindi, in ordine di corna:&lt;br /&gt;1- La sorella della Buy le confessa di non essere tale, essendo stata concepita dallo zio;&lt;br /&gt;2- Il padre, richiesto di delucidazioni sul punto, le conferma tutto, compreso che la moglie tiene ancora in piedi lo sconveniente menage;&lt;br /&gt;3- Il poeta-vate le racconta di avere a sua volta una relazione con la sorella, infrangendole in un amen tutti i sogni letterari e non solo;&lt;br /&gt;4- Lei, per rifarsi della vita grama, si scopa il nubendo in pieno addio al celibato.&lt;br /&gt;Morale? La traccia, in modo esemplare, la madre Marisa Berenson, che grazie a un poderoso lifting è più giovane della figlia: “La vita è un casino”. E in effetti, non le si può dare torto: recitare in Barry Lindon e ritrovarsi, 35 anni dopo, a interpretare la suocera di Fabio Volo non è esattamente uno scherzo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Matrimoni e altri disastri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “apri la birra, dai”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chi pensa che il cinema italiano disimpegnato possa essere pure peggio di quello impegnato.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-5482098173325873444?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/5482098173325873444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=5482098173325873444&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5482098173325873444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5482098173325873444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2010/05/matrimoni-e-altri-disastri.html' title='Matrimoni e altri disastri'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8767587249489799683</id><published>2010-02-28T18:49:00.006+01:00</published><updated>2012-02-18T14:22:19.090+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peter Jackson'/><title type='text'>Amabili (?) resti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Peter Jackson non è un gentilhobbit. Perché nessun gentilhobbit si permetterebbe di disporre di risorse finanziarie illimitate, creare una Light and Magic personale, e poi uscire con una copia smaccata di un film famoso, appena dissimulata dagli effetti speciali. Gli Amabili (?) resti (cioè The lovely bones, titolo retrò talmente brutto che per una volta non andava tradotto, come invece puntualmente è avvenuto) del regista degli Anelli sono infatti né più né meno che un remake ciccione di Ghost. Basta sostituire una quattordicenne a Patrick Swayze, la sua famiglia a Demi Moore, e una ragazza dark a Whoopi Goldberg, e il gioco è fatto. Peccato soltanto che nella farsa sia finito Stanley Tucci, ormai un caratterista da urlo, usato per impersonare il serial killer al posto dell’amico malvagio dell'originale. Perché identico è il limbo del fantasma che vede da lontano lo scorrere della vita cui apparteneva, identici gli ingrati destini che vorrebbe cambiare, identico, perfino, il bacio che darà al proprio innamorato mancato, incarnandosi nella medium prima di avventurarsi in paradiso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di suo, Jackson ci mette solo la grottesca comparsata di Susan Sarandon, nel ruolo di una nonna battona che consola i parenti dell’uccisa a colpi di fumo e whisky, e ovviamente il carrozzone computerizzato del limbo: un cangiante scenario di foreste, scogliere e gazebo, che muta con gli umori dello spirito, attraendovi dettagli a scopo di lucro, come navi in bottiglia (il padre della morta, il non intenso Mark Wahlberg, è appassionato di modellismo) e palloni gonfiabili (ninnolo di altra vittima del killer, simile a quello della celebre sequenza di M, il mostro di Dusseldorf, ma senza la regia intorno).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da applausi, infine, l’insensata chiusura della trama: il villain riesce tranquillamente a fuggire dopo la scoperta delle tracce del suo assassinio, trasferendosi da qualche altra parte dell’America ad ammazzare innocenti. E muore, ormai anziano, per uno scherzo del caso: un pezzo di ghiaccio che si stacca da un ramo e gli cade sulla testa, facendolo precipitare sullo strapiombo sottostante. Che anche il cattivo di Ghost finisse in modo simile, squarciato dai pezzi di vetro di una finestra, poco importa. Quantomeno, Zucker ci metteva l’innocenza, Jackson il calcolo, e parecchia noia. Con l’appesantimento di una voce fuori campo che giustifica l’origine letteraria ma rende ancora meno sopportabile l’operazione. Se questo capita a un talento dell’horror, un tempo anche fantasioso, fa perfino più rabbia. Si spera solo, a questo punto, che si dedichi definitivamente ai blockbuster, e lasci gli esperimenti a chi non cerca necessariamente tesssori al botteghino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Amabili resti&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “ma non l’hanno ancora preso, ‘sto vecchio? È vecchio”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chiunque si aspetti un ritorno alle origini di un regista ormai compromesso col sistema.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8767587249489799683?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8767587249489799683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8767587249489799683&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8767587249489799683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8767587249489799683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2010/02/amabili-resti.html' title='Amabili (?) resti'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7423944166563073122</id><published>2010-01-02T14:26:00.013+01:00</published><updated>2012-02-18T14:27:16.785+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Roland Emmerich'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Woody Harrelson'/><title type='text'>2012</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ve lo diciamo subito: se la presunta profezia dei Maya sulla fine del mondo prossima ventura – 21 dicembre 2012 – è vera, abbiamo solo una richiesta, da bravi condannati a morte: dateci una sceneggiatura migliore. Perché quella del film che dovrebbe rappresentarla, l’omonimo 2012, è a tal punto costellata di banalità e faciloneria, da far pensare che l’apocalisse sia l’inevitabile castigo per la stupidità dei dialoghi. L’opera in questione, come noto, è il terzo (e si spera ultimo) disastro firmato Roland Emmerich, dopo gli alieni presi a pugni da Will Smith in Independence day e i ghiacci a profusione dell’Alba del giorno dopo. Qui il pretesto è più semplice: niente mostri o sconquassi climatici, ma un vecchio e sano terremoto, avveramento della predizione originaria (cui il regista, molto interessato, dedica sì e no i titoli di testa), con annessa disquisizione scientifica sulle modalità del tutto: i neutrini impazziti che, veicolati da un capriccio del sole, squagliano la crosta terrestre, inghiottendo continenti, città e civiltà senza distinzione.&lt;br /&gt;In verità, ci saremmo accontentati di un normale Big One, magari con epicentro a Hollywood. Sarebbe stato più coerente, dato il consueto canovaccio di fuoco, paurosi sommovimenti tellurici e successive onde anomale, in cui naufraga pure la potenziale credibilità (?) della trama. I governi del mondo, infatti, sono avvertiti già da qualche anno della catastrofe, tant’è che in gran segreto preparano enormi arche (Noè non c’entra, non sa usare il computer) in cui salvare quel che resterà dell’umanità. Per salirci, ed è qui la novità, bisogna disporre di specifiche attitudini: potere politico, soldi a palate, relazioni importanti. Qualità, come si intuisce, che renderanno eletta la nuova specie. Trattandosi di produzione americana, peraltro, il rigurgito idealista è dietro l’angolo: il protagonista, un provvido scienziato tenuto all’oscuro dell’inghippo dalle alte sfere, riuscirà sul più brutto a far ospitare a bordo anche l’ultimo drappello superstite di squattrinati, commuovendo i capi di stato con un pistolotto sulla fratellanza universale.&lt;br /&gt;Nell'impresa, come non bastasse, ci si gioca pure l'unico personaggio valido: un ambientalista con turbe millenariste, interpretato con preoccupante partecipazione da Woody Harrelson, che trasmette in diretta da un’improvvisata stazione-radio di Yellowstone i suoi eccitanti racconti sulla fine del mondo (compresa la diretta della propria).  Sarà lui a svegliare la mente dell’eroe per caso di turno, un imbolsito John Cusack nel ruolo di uno scrittore di fantascienza fallito, divorziato e inviso ai figli (tutti presi dal nuovo compagno della madre),  che fa l’autista per tirare a campare. Parte perfetta, fra l'altro, per Brendan Fraser, ci fossero stati i pupazzetti, o Nicholas Cage, ci fossero stati i soldi.&lt;br /&gt;Il nostro salverà la famiglia guidando l’auto in mezzo alle strade squassate dai crateri, ricevendo un aiuto decisivo proprio dal successore nel letto coniugale, provetto pilota di aerei da diporto.  Quasi un peccato, quindi, che quest'ultimo debba soccombere, come gli altri personaggi positivi di contorno: il bonario padre del protagonista, cantante su una nave,  il suo collega ricercatore, che per primo scopre le alterazioni solari, e persino il presidente degli Stati Uniti, un Danny Glover particolarmente valoroso, credente e propositivo, che preferisce restare con i connazionali anziché imbarcarsi per la sopravvivenza. Molto somigliante a Obama, o all’idea che si ha di lui, non fosse che la stessa parte era stata assegnata a Morgan Freeman qualche anno prima, nell’unico disaster-movie che si ponga qualche interrogativo, ossia Deep Impact.&lt;br /&gt;Palesemente inutile, poi, la melassa finale: il ricercatore che conquista l’amore della figlia di Glover, Cusack che si riprende la famiglia, sfruttando la tragica scomparsa del rivale in amore. Lo scenario, in omaggio all’atmosfera da Legoland che domina l’insieme, è un mondo capovolto, dove i continenti sono stati sommersi, squarciati o spostati, e si ricomincia a contare gli anni da zero. Solo che al posto della croce c’è un sacchetto di popcorn.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Emblematica la sequenza d’apertura, ambientata in un torrido laboratorio nel sottosuolo indiano. Un attempato scienziato, stremato dalla calura, si compiace a tutto schermo di un pediluvio di acqua gelida. Un po’ di pornografia non guasta mai;&lt;br /&gt;- Ottima la figura del datore di lavoro di Cusack, un imprenditore (e/o mafioso) russo con due grassi e intollerabili marmocchi al seguito, che coglionano il povero autista perché, a differenza sua, abbastanza ricchi da salvarsi. In realtà alla fine rischieranno di rimanere a piedi, issati a bordo dal solo sacrificio del padre. Fortuna immeritata;&lt;br /&gt;- Imponderabili le doti nell'apnea dello scrittore. Dopo aver incagliato l'arca per propria dabbenaggine, sblocca l'imbarcazione (e le sorti del mondo) restando sott'acqua per circa mezz'ora. Roba da far impallidire Pellizzari;&lt;br /&gt;- Encomiabile il trattamento riservato al capo di stato italiano, che sceglie, come l’omologo americano, di restare in patria a pregare. Finirà schiacciato, con pontefice e fedeli, dalla frana della cupola di S. Pietro, come dire che alla religione deve sempre darsi il giusto peso;&lt;br /&gt;- Inaccettabile, invece, il pessimo gusto di crepare la Creazione di Adamo della Cappella Sistina, proprio dove il dito di Dio sta per toccare quello dell’uomo. Più che iconoclastia, è oscenità dozzinale;&lt;br /&gt;- Geniale, se non altro, il delirante filmino complottista di Harrelson: un bric-a-brac molto pop in cui Einstein fa la linguaccia e la storia dell'umanità è ridotta a qualche scarabocchio allegorico. A ben vedere, l'unico momento di animazione del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;2012&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “sento che qualcosa ci sta separando”. Segue cratere.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chi pensa che dietro agli effetti (più o meno speciali) debba pur sempre esserci una causa. Cioè una sceneggiatura.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7423944166563073122?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7423944166563073122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7423944166563073122&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7423944166563073122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7423944166563073122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2010/01/2012.html' title='2012'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-9086252195130543494</id><published>2009-11-15T19:36:00.012+01:00</published><updated>2012-02-18T14:21:32.481+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Terry Gilliam'/><title type='text'>Parnassus interruptus</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È indelicato e crudele parlar male di un film mutilato, ma se di fronte alla morte del suo attore protagonista Terry Gilliam si è preso il rischio di concluderlo, anche noi, in questa rubrica di servizio, ci prendiamo quello di criticarlo. Parnassus – l’uomo che voleva ingannare il diavolo (altra occasione persa dalla traduzione italiana, che ha rovinato l’originale, ben più evocativo, The Imaginarium of Doctor Parnassus), benchè sia già passato alla storia come l’ultimo film di Heath Ledger da vivo, ci è sembrato piuttosto il suo primo film da morto.&lt;br /&gt;Ledger, per tutti, è l'angelo sacrificato, l'indimenticabile Joker, il James Dean di questi tempi così poco avvezzi alla mitologia. Inevitabile, quindi, che all’inizio dei titoli di coda della sua ultima fatica non si legga il nome del regista, ma l’epigrafe “un film di Heath Ledger e dei suoi amici”. Che per la cronaca sono, come noto, Jude Law, Colin Farrell e Johnny Depp. Divi che lo controfigurano al di là dello specchio, chi bene (Farrell), chi male (Law), chi rifacendo se stesso (Depp, ormai prigioniero della propria recitazione eccentrica). Di Gilliam, della sua immaginazione di cartapesta, drappi e carrucole resta solo lo scenario, sfortunatamente drogato dal computer, benché ancora capace di picchi espressivi (come la passeggiata sui frammenti di vetro della figlia di Parnassus, la Valentina di porcellana interpretata da Lily Cole).&lt;br /&gt;Per conto nostro, ci saremmo accontentati di un’opera capace di dare seguito allo splendido inizio: un teatrino di strada (the Imaginarium appunto), allestito in un sobborgo londinese, dove il Dottor Parnassus (un Christopher Plummer consunto di cerone) invita le anime a trascendere la loro dimensione terrena, avventurandosi nella sua – e loro – fantasia. Ma da quando la comitiva trova Ledger, impiccato come un presagio sotto il Ponte dei Frati Neri (non so perché ho pensato a Jeff Buckley, forse per via dell’acqua), e scopre che è ancora in vita (o già morto), la storia non sa più se ruotare intorno a lui o al tema principale, ossia la battaglia del Doctor col Diavolo, invaghito della figlia e pronto a riprendersela, in adempimento di un antico patto faustiano. Mr. Nick, il nome di Gilliam per Lucifero, è ovviamente Tom Waits, che più che un demonio assomiglia terribilmente al cantante, accenno di baffetti compreso, almeno da quando si è messo a suonare cocci di bottiglia in abiti da zingaro.&lt;br /&gt;Nessuno ci dirà che le sequenze della prima parte sono troppo lunghe (comprese le battute del petulante collega nano di Parnassus) perché bisognava garantire un girato con più Ledger possibile. Dopotutto, è il suo stesso personaggio ad essere irrisolto, nella provenienza e quindi nel destino, e, una volta moltiplicato nelle sembianze, nemmeno più ambiguo, ma semplicemente in frantumi, come tutto il resto. Perché crolla il teatro di Parnassus, crolla la speranza di vincere la risolutiva scommessa col Diavolo (chi conquista prima cinque anime ha salva quella di Valentina), crolla, in definitiva, anche l’obliqua, spesso spietata, carica grottesca di Gilliam, che annacqua tutto in una gradevole ma inutile sarabanda.&lt;br /&gt;Alla fine, Ledger è morto da almeno un tempo, Law ha dispensato più sorrisi del dovuto, Waits tornerà a ballare da solo, e Plummer a guardare da lontano la figlia, strappata alla compagnia di giro ma non all’immaginazione del mondo, che le ha riservato, a quanto pare, una nuova esistenza. Perché – ed è questo che resta – il senso di un racconto (della vita) è nella sua stessa forza creativa e rigenerante. Ma se l’operazione, al cinema, può divertire, per noi rimasti in sala, alle prese con la riaccensione delle luci, è malinconico sapere che il tutto ha tratto spunto da un’interruzione: che il primattore si è levato il trucco, magari barcollando sbronzo nelle pause recitative (come fa Parnassus, annoiato dall’eternità), lasciandoci in cambio dei doppioni, insulsi e inservibili. E gettandoci addosso il peso dell'assenza, che sullo schermo è lieve come un turbinio di coriandoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “nulla è per sempre, neanche la morte”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chi è ancora legato alla vena corrosiva del Gilliam di Brazil e Twelve Monkeys.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KK &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-9086252195130543494?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/9086252195130543494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=9086252195130543494&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/9086252195130543494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/9086252195130543494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/11/parnassus-interruptus.html' title='Parnassus interruptus'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4076125832058542063</id><published>2009-09-14T10:02:00.008+02:00</published><updated>2012-02-19T16:27:30.477+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='italian style'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Armand Assante'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>Smile - Prima ti guardo Poi ti sorrido</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;Consiglio preliminare: non fatevi fuorviare dal manifesto. Della cicatrice-zombie a forma di sorriso che ispira “Smile”, opera prima di Francesco Gasperoni, nuovo epigono degli horror all’amatriciana, non c’è alcuna traccia nel film. Abbondano piuttosto esotismi, maledizioni e grottesco, come si vedeva in certe produzioni italiche degli anni settanta.&lt;br /&gt;Tutto si svolge nel deserto del Marocco, dove una compagnia di sette malcapitati ha improvvisato una vacanza on the road degna dei peggiori esiti. Una di loro, maniaca della fotografia, si è fatta scippare la macchina da una zingara, ed è alla ricerca di un aggeggio sostitutivo. Approda quindi in uno spaccio d’anticaglie, dove cova, tra vasellame e pulviscolo, una vecchia instant camera Polaroid. Il gestore – un Armand Assante in puro prestito di faccia, e nome – gliela svende per 25 euro, ammonendola di trattarla con cura e fotografare i suoi amici. Tutta presa dal mistero (cui contribuisce la solita bimba silenziosa, probabile figlia del padrone) l’acquista, e segue il suggerimento dell’azzimato strozzino.&lt;br /&gt;Qui comincia la maledizione, e il trash. Refrain di genere: chi viene immortalato muore - scusatemi l’ossimoro - per mano dell’oggetto presente nella foto. Cambia, peraltro, la location: Marocco permettendo, si sposta subito dalle dune a una boscaglia, dove gli sprovveduti vogliono improvvisare un campeggio, attratti dalla fama animistica del luogo (Lonely Planet dixit, almeno secondo lo sceneggiatore). Persi immancabilmente tra le fronde, cercano un aiuto da un iracondo cacciatore autoctono, che, notato l’accessorio, li avverte terrorizzato della maledizione che incombe su di loro: non scattate, per carità.&lt;br /&gt;Nessuno, ovviamente, gli dà retta. Anzi, gli stolti hanno già fatto fuori, senza saperlo, una compagna di viaggio, la prima ad essere fotografata, e stranamente scomparsa dalla sera precedente l’escursione: tutti pensano sia tornata a casa, ma nessuno – beata innocenza – se ne accerta prima di ripartire. Noi, in realtà, sappiamo essere stata trafitta da un missile portatile (ritratto con lei su una parete) al momento del ritorno in albergo.&lt;br /&gt;Il resto è mero canovaccio. Muoiono prima il cacciatore, poi tutti gli amici, tranne uno (quello preferito), della protagonista. Oggetti killer, a seconda del contesto fotografico: corna di cervo, fulmine (o forse autocombustione, non è chiaro: di certo la foto è venuta male), tronco puntuto, badile, altro missile, ma meno giustificato del primo. I due superstiti, miracolosamente, riescono nel frattempo ad uscire dalla foresta, e incrociano un cimitero – già visto di straforo alcune scene prima – dove scoprono con sorpresa le lapidi del cacciatore e della bimba del negozio. Gente già morta, e da anni, prima del loro arrivo.&lt;br /&gt;Che succede? Presto detto. Ritrovata la jeep, e le tacche della connessione internet, i nostri scoprono che Armand Assante – il proverbiale, il folle – era in realtà un fotografo di cadaveri per i quotidiani, impazzito dopo aver scoperto che l’ultimo dei suoi soggetti era la figlia (certo, la bambina di cui sopra), uccisa barbaramente. Cervellotico il delirio successivo: l’uomo, per sfogare la propria rabbia, aveva ammazzato effettivamente a tema, cacciatore compreso, con lo stesso meccanismo della Polaroid, prima di impiccarsi. Dunque un fantasma, pure lui. E pure tutto il resto, verrebbe da pensare. Ma Gasperoni ha in serbo la sorpresa finale: per nulla interessato dal retroscena, che in effetti è del tutto inutile, deve ancora smaltire due vittime, e lo fa nel modo più pittoresco: mentre la protagonista sta scattando foto in mezzo al deserto per scaricare il malefico attrezzo, eccole passare dinanzi un’auto, che al momento del clic riflette nel finestrino, belle nitide, le sagome di lei e dell’amico. Oh, no. Rombo di motore e titoli di coda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Notevole l’antefatto: un frontale schivato di un soffio dalla jeep del gruppo, con un pullman che successivamente si ribalta. Nello shock generale, la fotografa scende per immortalare il relitto, quando dal veicolo esce claudicante una lutulenta zingara che le strappa la camera, rifilandole  come scambio culturale  una scimmia insanguinata. In campo lungo qualcuno esclama, insospettabile: “sembra una situazione surreale”. Probabilmente una glossa dello script, non cancellata;&lt;br /&gt;- Eccezionale la sequenza del badile-fantasma, che galleggia malevolo nell’aria, prima di trafiggere la vittima. Mancano i fili, poi siamo all’avanspettacolo;&lt;br /&gt;- Da brividi la regia: dall’inizio alla fine fa uso quasi esclusivo del primo piano, neanche si trattasse di un documentario;&lt;br /&gt;- Visto il tema, come titolo “Cheese” ci sarebbe sembrato più coerente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center; color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;Smile&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “sberle dall’inizio alla fine, recitazione pessima da parte di chiunque”. Anzi, scusate, questa era quella di G.I. Joe. La frase corretta è: “sto rimpiangendo G.I. Joe”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;a chiunque continui a preferire Tarantino a Mario Bava, nonostante le dichiarate parentele artistiche.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4076125832058542063?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4076125832058542063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4076125832058542063&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4076125832058542063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4076125832058542063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/09/smile-prima-ti-guardo-poi-ti-sorrido_14.html' title='Smile - Prima ti guardo Poi ti sorrido'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7430235322580236227</id><published>2009-08-20T18:02:00.010+02:00</published><updated>2009-09-17T12:19:55.986+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>S. Darko</title><content type='html'>Donnie avrà anche avuto una sorella, ma S. Darko, il sequel apocrifo di Donnie Darko, non è nemmeno lontano parente dell’originale.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Privo delle stimmate di Richard Kelly, autore del primo episodio, il film su Samantha, sorella minore del protagonista (la svogliata Daveigh Chase), non è che una bieca rimasticatura delle idee della storia precedente. Anzi, un saccheggio.&lt;br /&gt;Perché, se di viaggi nel tempo, universi alternativi e sonnambulismi pur sempre si parla, le parti sono cambiate: nella visione di Chris Fisher, regista dell'operazione, non è più il coniglio Frank a indottrinare sulla fine del mondo ma S. stessa, per l’occasione in versione zombie, che lancia anatemi e comandi al malcapitato di turno, un reduce dall’Iraq stravolto di paura (per gli amici Iraq Jack), risparmiato temporaneamente dalla caduta di un meteorite.&lt;br /&gt;Il resto è puro abuso di immagini e suggestioni già sperimentate: i wormhole e consimili, che ribaltano la storia due volte (rendendone totalmente inutile la prima parte), le false apparenze (al posto del guru pedofilo c’è il prete pervertito, che creatività), l’ambientazione provinciale (anziché il liceo, la cittadina on the road di Conejo Springs, dove S. e l’amica Corey finiscono per un guasto al motore dell’auto).&lt;br /&gt;Del tutto assenti, invece, i punti di forza del predecessore: a parte il tono malinconico e terrorizzato, sostituito da un uniforme piattume descrittivo, manca la critica sociale, colpevolmente barattata con una sequela di stereotipi (il fantoccio alla Jimmy Dean di cui s’invaghisce Corey, il secchione represso che si ritrova per le mani un pezzo del meteorite iniziale, sbarellando di conseguenza, e l’immancabile bambino fantasma). Unica a salvarsi, nel naufragio generale, è Elizabeth Berkeley, nelle vesti di una serial killer timorata di Dio.&lt;br /&gt;Pura volgarità, invece, l’aver reso l’universo parallelo, o per meglio dire la poetica della possibilità, un mero espediente retorico, al punto che S., per l’intera durata della trama, fa la spola con l’Aldilà: prima viva di giorno e morta di notte, poi morta di giorno e di notte, infine nuovamente viva di giorno e, si spera, solo sonnambula per il resto.&lt;br /&gt;Vi chiederete che ne sia stato del coniglio: ebbene, è introdotto a forza nella storia dalla protagonista, che in uno dei suoi discorsi da occhiaie intima al povero reduce di cui sopra di farne foggia per un’armatura, al solo scopo – riteniamo – di ricreare il familiare logo del primo film, ad uso e consumo dei manifesti.&lt;br /&gt;Pare perfino superfluo scrivere che il finale è identico, anche registicamente, all’episodio-pilota: lieve carrellata sulle vite dei personaggi dopo il mutamento dell’antefatto, con ammiccamenti vari ai paradossi temporali. Alla resa dei conti, il meteorite è effettivamente caduto sul soldato (poveraccio) e S. torna alla vita da cui fuggiva (ma senza l’amica, che resta col fantoccio). Quanto al bambino fantasma, tale per pregresso rapimento della Berkeley, lo vediamo guardare attraverso le sbarre del suo nascondiglio. Salvato o meno dal suo destino, non è dato sapere.&lt;br /&gt;Sola consolazione (?) è che su Conejo Springs non s’abbatta la pioggia di meteoriti preconizzata dal nerd nel futuro alternativo: si tratterebbe – ipse dixit – dell’arrivo di non ben chiariti “tesseranti”. Chi ci capisce è bravo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine:&lt;br /&gt;- Tra le vittime della Berkeley c’è anche il fratellino del fantoccio. Circostanza buona per creare un’empatia con S., anch’ella sconvolta per la morte di Donnie. Peccato che il regista non ci dedichi più di un minuto;&lt;br /&gt;- Iraq Jack è nipote di Nonna Morte. So che morivate dalla voglia di saperlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;S.Darko&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase&lt;/span&gt;: “ho dormito dieci minuti buoni”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo&lt;/span&gt;: a chiunque, dopo Donnie Darko, voglia conservare il ricordo di un film originale e intelligente. Non lasci che questo seguito ci precipiti sopra.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio&lt;/span&gt;: &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7430235322580236227?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7430235322580236227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7430235322580236227&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7430235322580236227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7430235322580236227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/08/donnie-avra-anche-avuto-una-sorella-ma.html' title='S. Darko'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7009488648404207035</id><published>2009-06-02T19:24:00.006+02:00</published><updated>2011-02-13T19:17:46.418+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzetti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><title type='text'>Battle for Terra (Battaglia per la Terra) - 3d</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è un film di cui non ho mai sentito parlare (minimamente, giuro), c'è una settimana alle spalle con circa 3 ore di sonno per notte, c'è un amico che – amante dei pupazzetti e profeta del treddì – propone serata al cinema, c'è un multisala attrezzato con le più nuove e spettacolari tecnologie, ed un localaccio attiguo ove rimpinzarsi di hamburger e patate fritte. Gli ingredienti son tutti lì, basta mescolare e servire. Il risultato è stato, decisamente, straniante. Provo a renderne conto, per quanto possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Battle for Terra viene (brillantemente, come sempre) tradotto e distribuito in italiano come Battaglia per la Terra. Valà, pensavo che in inglese si dicesse Earth, non si finisce mai di imparare. Entro in sala avvolto nell'ignoranza più totale riguardo al prodotto che mi accingo a sperimentare. Entriamo in sala e non c'è la maschera a fornire i preziosissimi occhialini per la visione tridimensionale (cominciamo benissimo), ci si siede e lo scarso pubblico è di quelli indecifrabili, che non consentono di prevedere che tipo di film si sia finiti ad affrontare. Passano i soliti trailer 3d, ed inizia lo show. Sconvolgente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su un pianeta che non è il nostro (mmm) il lungometraggio si apre con una scena bucolica – se accettate di applicare la definizione ad una specie di tapiro con le ali che svolazza (funzione: insetto) da una all'altra di una serie di strutture vagamente simili ad anemoni con le ali (funzione: fiori), si suppone impollinandole. Il paesaggio, per dirla tutta, è discretamente desertico (e lisergico, pure), ma insomma pare di capire che sia un posto felice. Abitato, oltre che dagli insettazzi e dalle piante (mah) di cui sopra, da due o tre altre specie animali e vegetali. Gran bell'ecosistema, complimenti. Si viene a scoprire che ci sarebbe pure la fatidica specie intelligente, personificata nella fattispecie da una razza di strane bestie, sorta di incrocio tra Snorky e tavole da surf (la definizione non è mia, ma calza da dio) – che, indovinate?, pure sanno fluttuare. Loro, tirando delicati ma efficaci colpi di coda (a forma di surf, appunto) e galleggiando nell'aere. Hanno occhioni grandissimi (secondo me son tutti fatti come biglie, ma loro negano) e animo delicato. Vivono in pace con la natura. Guidano specie di mega aquiloni per spostarsi più velocemente – il che regala scene memorabili, come quella in cui due giovani virgulti di questa fetente razza svolazzano in compagnia di una sorta di balena dei cieli. Della quale, peraltro, siamo gratificati con diverse inquadrature; inclusa una dettagliata del suo complicatissimo sfintere. Wow.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto ciò giunge sulla scena una gigantesca nave spaziale, che oscura il sole e getta in un immotivato timor panico gli inquilini dell'unica, minuscola, città del pianeta – gli incolti credono trattarsi di dei venuti dal cielo. Più prosaicamente, si tratta degli umani, emigrati dal nostro pianeta a seguito di guerra distruttrice in cerca di nuovo spazio vitale. E per niente disposti a negoziare. Poco furbi, però, dato che, invece di nuclearizzare o altrimenti spazzar via gli autoctoni, passano a volo radente con delle navicelle e li rapiscono uno per uno – allo scopo, pare, di capire come inalino  un'atmosfera per noi particolarmente irrespirabile. Nell'espletare la suddetta nobile missione uno degli eroici piloti si schianta malamente. Viene salvato dalla virgulta della razza aliena (che lui, con commovente gentilezza, apostrofa ripetutamente “mostro”), interessata non tanto alla di lui manzitudine (particolarmente sexy le orecchie a sventola del nostro) ma a convincerlo a salvare il proprio padre, prigioniero nell'ultimo raid umano. A rimorchio del fessacchiotto sta un robottino insettiforme e saccente (ma, in fondo in fondo, molto buono). Nasce rispetto, amicizia, fiducia e cazzi varii. Lui torna a casa, i.e. sull'astronave madre, con la compagnia di lei (che, peraltro, è dotata di innato genio meccanico, nonostante appartenga ad una razza volontariamente arretrata – pianeta che vai, usanze che trovi). Si scopre che il pacificissimo popolo di scarrafoni malcresciuti un tempo era guerriero come e più di noi, prima di ravvedersi. Che istruttivo. Incidentalmente, sono più che pronti, gli imenotteri sproporzionati, a riprendere in mano le armi onde cacciarci – giustissimamente – a calci in culo. Sul fronte umano, un generale fascistoide ed ingrifato dalla conquista sferra l'attacco finale, desioso di impiantare un gigantesco siringone sul pianeta e renderne così l'atmosfera degnamente ossigenata – garantendoci la vittoria per asfissia dell'avversario. Peccato che l'eroico pilota sia ormai conquistato dalla bella ed intelligente mostriciattola, e si vada a schiantare contro l'ultima speranza della nostra razza onde salvare gli indigeni. Il porco traditore. Ma, come sempre c'è un ma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giovine creaturina ha appreso la lezione e l'insegna a destra e a manca: meglio convivere in pace che massacrarsi a vicenda. Rifiutandosi, quindi, di lordare di sangue le mani di tutti, propone soluzione di compromesso. Costruiamo un enorme tendone che, per virtù del tutto inesplicabili al sottoscritto recensore, riuscirà a trattenere sotto apposita cupola ossigeno in quantità sufficienti a garantire il prosperare degli umani. Prosperare, oddio, sembrano sorci in gabbia o uccelletti in voliera, ma tanto si può avere e di tanto si accontentano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dettagli mi sfuggono, stante che ho vagato tra sonno e veglia per metà visione – del resto, risultava piuttosto difficile accorgersi di essere al cinema di fronte alla messe di improbabili baggianate che scorrevano sullo schermo. Il pensiero che si trattasse di digestione pesante e conseguenti vaneggi privati addolciva il tutto. Ma fatemi pensare, dimentico forse qualcosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah, si. Terra è il nome che i nostri, lontani millanta anni luce dal sistema solare, han dato (loro che parlano inglese, of course), al pianeta che volevano parassitare. Quello degli Snorky, si. Bella la traduzione. Peccato il film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Battle for Terra - 3d&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"i disegni son fatti anche bene, ma queste bestie non si possono guardare".&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chi ama i  buoni lavori in CG: Pixar, Dreamworks, etc. O i cartoni tradizionali stile Disney. O quelli giapponesi. Insomma, avete capito. Gli altri, che ve lo dico a fare?&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Giudizio: &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKKK &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(non vorrei eccedere, mi son perso qualcosa dormendo)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7009488648404207035?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7009488648404207035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7009488648404207035&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7009488648404207035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7009488648404207035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/06/battle-for-terra-battaglia-per-la-terra.html' title='Battle for Terra (Battaglia per la Terra) - 3d'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-5897188453561483106</id><published>2009-06-02T19:15:00.005+02:00</published><updated>2011-02-13T19:17:28.520+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>S. Valentino di sangue - 3d</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dapprincipio: Harmony, ridente cittadina della provincia americana. Ridente, ridente un Kaiser: è posto squallido, vuoto, privo di motivi ed interessi, che gira tutto attorno ad una miniera, un supermercato ed un motel da pochi soldi ove infrattarsi con locali battone (più o meno professioniste) – tutti tòpoi classici dell'horror, che verranno male impiegati in seguito. In compenso la città (si, insomma, più o meno) è abitata da un monotono sottobosco di fessi, cornuti e psicopatici (difficile, in onestà, dire quali delle tre categorie prevalga, demograficamente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tale idilliaco scenario si innesca la tragedia: un giovane bighellone (magistralmente malinterpretato da tale Jensen Ackles), in qualità di figlio del padrone della baracca, viene inopinatamente messo a lavorare in una miniera. A seguito della sua assolutamente totale dabbenaggine, un gruppo di sei minatori rimane coinvolto in un'esplosione (causale: gas) e sepolto sotto il crollo. Ne verranno estratti ma, sfortunatamente, delle sei vittime del disastro 5 hanno ricevuto altrettante amorevoli picconate al cranio dal sesto uomo, l'amabile Harry Warden – il quale si è così riservato l'ossigeno rimasto, fino a poterne uscire vivo, sebbene in coma.&lt;br /&gt;Un anno dopo il buon Harry si sveglia, in ospedale, e non ha per niente dimenticato o metabolizzato  bene la faccenda: anzi, massacra allegramente (a mani nude? Oppure gli avevano, cortesemente, lasciato il piccone tra gli oggetti personali? Mah) personale ospedaliero assortito, lasciando agli attoniti poliziotti un pout-pourri di corpi smembrati (letteralmente: torso da una parte, gambe dall'altra, voilà), casse toraciche squarciate, cuori estratti, delicatessen varie insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale ardore non viene senza scopo, chiaramente: il fiero picconatore vuole imbucarsi ad una festa con tutta la peggio gioventù locale, tenuta sagacemente nella miniera di cui sopra (creatività dei teenager  indigeni) onde vendicarsi del maldestro giovane responsabile dell'incidente (a nome Tom, so che morivate dalla voglia di saperlo) etc etc. En passant, squarta variamente tutti coloro che incontra, forzando un ricambio generazionale non previsto. Sventuratamente per Harry – e per voi, che vi sareste risparmiati ben oltre un'ora di film – alcuni imberbi oppongono resistenza, rallentando il massacro fino all'arrivo della polizia. I quali poliziotti inseguono il mascheratissimo (sembra un Darth Vader ante litteram, soprattutto per il respiro appena appena pesante che lo precede in ogni dove) killer su &amp;amp; giù per la miniera, lo smitragliano di pallottole, infine riemergono vittoriosi. Pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni dopo, veniamo riportati ad Harmony e, sorpresa! Non è cambiato un cazzo! Il posto è sempre immerso nell'identica, spessissima coltre di inutile squallore. Solo Tom se ne è andato, avendo perso un po' di serenità col massacro di San Valentino. Ritorna, il furbone, al fine di svendere la miniera paterna (chissà come mai, poi, con tanti bei ricordi che ci aveva). Viene accolto, a seconda dei casi, come colui che porta la morte (tutti convinti che Harry Warden sia defunto ma ritorni prestamente ad inseguire l'ex giovane, ancora e sempre maldestro), o come colui che si vuole riscopare la ex fiancè, ora moglie dello sceriffo. Insomma, un benvenuto carico di affetto. Ciononostante si ferma (a scopo sessuale, è ovvio), ed effettivamente i massacri a picconate riprendono. Con essi ha inizio la ridda di ipotesi su chi sia il malvagissimo responsabile. Dapprima gli scommettitori si concentrano su Harry Warden. Si, quello ucciso dieci anni prima. Onde far crollare le quote un manipolo di vecchiacci (ex capo della polizia, ex dirigente della miniera, etc) conduce i giovani protagonisti sul luogo ove diedero (i vegliardi), con le proprie manine, sepoltura al fu picconatore principe di Harmony. Peccato che la fossa sia vuota. In compenso, veniamo a sapere che era stato sepolto con maschera e piccone. Un tocco di classe, il rispetto per i defunti (ammesso che lo fosse). Si sprecano le scene ridicole, ed il 3d viene sistematicamente impiegato in effetti a dir poco scolastici. La gente viene bucherellata con modalità ripetitive (grossa preferenza per cranio e cassa toracica), l'affannoso respiro del misteriosissimo killer (alitosi? Sospettiamo di si) lo annunzia sempre e ovunque con debito anticipo. Fortunatamente ha anche letto la grammatica minimale degli horror movies, quindi si palesa comunque e solo quando ce lo si aspetta. Mamma, che paura! La trama, in compenso, si rifiuta di dipanarsi, rimanendo incollata in eterno allo stesso, stantio, punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunge il finale, e qualche pietoso tentativo di sviarvi non vi ha certo impedito di mantenere salda la convinzione che dietro la mascherona (e l'asma) dell'assassino si celi una certa persona – ci avete messo circa 9 secondi a capirlo, e non vi sbagliavate. In compenso gli abitanti sono tutti di comprendonio durissimo, e non ci arrivano finché non si trovano un piccone piantato in qualche organo più o meno vitale. Selezione naturale, vien da pensare. Qualcuno si salva per culo smodato, o per meriti non propri. Il culmine si ha, somma sorpresa, nella miniera (l'avessero chiusa, gli stolti). Dalla quale usciranno una coppia (canonica, uomo &amp;amp; donna, niente di innovativo, non ci sperate) di sopravvissuti moderatamente eroi. E, come si conviene, il killer stesso. Domanda: ma davvero in America poliziotti, pompieri, soldati non si accorgono se uno dei loro si allontana dal luogo della tragedia con una maschera che gli cela il volto, barcollando e grondando sangue? Sarà l'addestramento speciale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una considerazione estetica, in chiusura: la prossima volta che fate un horror 3d, per il canonico ruolo di vittima-donna-nuda, scegliete una con due tette più esuberanti. Sennò l'effettone della tridimensionalità mi rimane mortificato. Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;S. Valentino di sangue - 3d&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;In una frase: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"era meglio IlMaiNato" - che è tutto dire. In alternativa: "Dai, è lui, chiaramente".  Poi, dopo un'ora e poco più: "Te lo avevo detto che era lui".&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chi desiderasse andare a vedere un film con degli effetti, e non  solo effetti senza film. E a chi si trovasse a disagio con budella in costante bella mostra (delicatini!).&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Giudizio: &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKKk &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(per me 'ste due monnezze pari sono)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-5897188453561483106?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/5897188453561483106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=5897188453561483106&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5897188453561483106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5897188453561483106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/06/s-valentino-di-sangue-3d_02.html' title='S. Valentino di sangue - 3d'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1762589423185187240</id><published>2009-06-02T19:04:00.015+02:00</published><updated>2011-02-13T19:17:10.357+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>S. Valentino di sangue - 3d</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Forse verrà un momento, in futuro, in cui ci volteremo indietro e ricorderemo l’avvento della terza dimensione al cinema. Come accadde per il sonoro, e il colore. Di certo, ora come ora, siamo in piena fase “nickelodeon”: spettacoli da un soldo messi insieme al solo scopo di sorprendere il pubblico, come e ancor più del famoso treno che bucava lo schermo un secolo fa.&lt;br /&gt;È fatale che, essendosi nel frattempo definiti i generi, il compito debba toccare a due tipologie di film: gli horror e i cartoni animati, da sempre votati all’estremizzazione delle situazioni, anche a scapito di regia, sceneggiatura, ecc..&lt;br /&gt;Capita. Ed è capitato, purtroppo, anche in “My bloody Valentine 3d”, nuova operazione a base di occhialetti e marketing in cui sono caduto.&lt;br /&gt;Sì, dovrei saperlo. Ogni volta che sorge un fenomeno mediatico che spezza il box office (sindrome “The Blair witch project”), il film si rivela, immancabilmente, una baracconata sciatta e indecorosa, buona solo per i trailer, e le paure da scherzo carnevalizio.&lt;br /&gt;Ma tant’è: l’orda di pupazzetti tridimensionali in arrivo nelle sale andava schivata. Quindi, per documentarmi sul fenomeno, toccava ripiegare sulla serie zeta in carne ed ossa.&lt;br /&gt;Ora, suona pure offensivo nei vostri (e miei) confronti attaccare con una recensione.&lt;br /&gt;Perché, non di cinema si tratta, bensì di semplice tunnel dell’orrore da luna park di provincia, con tanto di scenario minerario e vagoni (anche se, va detto, il villain di turno è un salutista, e deambula che è un piacere).&lt;br /&gt;Già dalla sigla iniziale, comunque, apprendiamo che nella cittadina di Harmony (non mi soffermo sulla sublime ironia del nome) il minatore Tom Hanniger, per tragica distrazione, ha causato un incidente in un tunnel della miniera. Muoiono tutti i suoi compagni di lavoro tranne uno, Harry Warden, il quale, rimasto in coma per un anno, si risveglia e non trova di meglio da fare che ridurre a spezzatino il personale dell’ospedale (come non è dato sapere, non esistendo mazze ferrate nelle camere dei pazienti), prima di darsela a gambe.&lt;br /&gt;La vicenda (ri)comincia appunto da una festa di S.Valentino, che un gruppo di ragazzi, tra cui lo stesso Hanniger, decide – con ammirevole intuito – di ambientare nella miniera.&lt;br /&gt;Ovviamente, Warden si ripresenta dilaniando corpi per la gioia del 3d, in modo tanto smaccato quanto ridicolo. Anzi, al termine della nuova mattanza, viene pure sforacchiato dai colpi di pistola degli agenti accorsi sul posto. Ma non ucciso, ci mancherebbe.&lt;br /&gt;Hanniger, d'altra parte, è sopravvissuto alla strage e, leggerissimamente scosso dagli eventi, decide di andarsene. Tornerà ad Harmony solo dieci anni dopo, per rivendere la fortunata miniera che era del padre.&lt;br /&gt;Accolto in città con lo stesso calore che si riservava a una strega durante l’Inquisizione (la comunità tiene assai al luogo dell'eccidio), dovrà fronteggiare il marito sceriffo della sua ragazza di allora, nonché un’improvvisa recrudescenza di delitti, perpetrati secondo le modalità predilette dal killer picconatore (ossia squartamenti, dissezioni, massacri).&lt;br /&gt;È ancora Warden? I vecchi del paese giurano di averlo ammazzato, ma nella fossa scavatagli per l’occasione non è rimasto nulla. Dunque, partono le appassionanti ipotesi sull’autore delle gesta (in città sospettano, più che altro per antipatia, che si tratti di Hanniger).&lt;br /&gt;Da illuso, confidavo in un finale pseudo-logico. Invece, come non bastasse, gli illuminati sceneggiatori (?) utilizzano, una volta di più, il doping del personaggio impazzito. Che fra l’altro, ci viene detto, scamperà all’ennesimo tentativo di cattura, travestendosi da poliziotto e allontanandosi inosservato (nonostante l’andatura caracollante, tipica di chi ha ricevuto una scarica di mitra addosso). Una fortuna.&lt;br /&gt;A chiusura, qualche nota: il film, effettivamente, gronda sugo da ogni poro. Si ha spesso la sensazione, anzi, che i personaggi siano fatti di polistirolo, vista la facilità con cui vengono segati i busti, bucati i crani, slogate le mandibole. Come trucco, niente da dire. Come estetica, è quella tipica degli orrori seriali, con qualche incursione nel sadico e vari tuffi nel trash (memorabile, in questo senso, la sequenza dell’albergo, che assomma tutti i luoghi tipici del genere: nudità esposte, nanismo preso in giro, animali sbriciolati). Quanto alle tre dimensioni, il bilancio è scarno: degli oggetti che mi sono virtualmente arrivati addosso, ho scansato una pistola, e guardato con malinconia un bulbo oculare divelto. I colpi di piccone, invece, mi hanno mancato tutti, ma forse è per via della sonnolenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;S. Valentino di Sangue - 3d&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;In una frase: &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"non avevo capito che fosse sua la miniera"&lt;/span&gt;                                     &lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chiunque ami gli horror (è indicibilmente noioso), le tre dimensioni (sono sprecate) e la festa di S. Valentino (mettete dei fiori nei vostri picconi).&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1762589423185187240?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1762589423185187240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1762589423185187240&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1762589423185187240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1762589423185187240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/06/s-valentino-di-sangue-3d.html' title='S. Valentino di sangue - 3d'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-3344414436690406852</id><published>2009-06-02T18:53:00.008+02:00</published><updated>2012-02-18T14:36:57.003+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gary Oldman'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>IL MAI NATO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo &lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;gestazione&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt; indicibilmente lunga, eccomi infine qui (spinto da sensi di colpa, insistenze di Egon, fancazzismo endemico, odio insanabile nei confronti degli horror che ci propinano oggidì) a &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;partorire&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt; la recensione dell'ennesimo film di infima qualità che ci sciroppammo per risparmiare il tormento a voi, fedeli aficionados. Avvertenza: ho esaurito la verve umoristica con i sagacissimi riferimenti alla maternità corsivettati nella prima frase – il caldo, si sa, mi rende financo meno ilare del solito. Di conseguenza, da qui in avanti avrete una fredda cronaca dell'esperienza cinematografica costituita dal vedersi l'horror &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;cul&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt; (la “t” sarebbe non solo superflua ma sviante, vedasi sotto) dal titolo, come avrete indovinato, &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;Il mai nato.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;In compagnia, dunque, del collega - assai più ammaliato di me dal genere – e soprattutto intossicato di puramente cinefilica attrazione alla vista del promettente poster (ove campeggiavano prorompenti e sodissimi i glutei della bonazza protagonista, e solo a margine – giustamente – compariva il pestifero &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;Jumby&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;, quello che &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;vuole nascere, ora&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt; etc etc) – ingrifato, insomma, come si conviene, e munito di abbondante sfiducia, mi reco in sala. Segue un'ora e mezza scarsa in cui la vicenda si dipana sullo schermo senza un sussulto che sia uno - suggerimento ai produttori di horror: quando volete far saltare il pubblico sulla sedia NON avvisate sistematicamente con musichetta e inquadratura standard che sta per comparire il mostro cattivo a fare “bu!”. Sennò poi la gente se lo aspetta. E' il 21mo secolo, siamo tutti scafati, blablabla. Il succo della vicenda (invero, assai poco) si può riassumere in quanto segue:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;il solito manipolo di produttori senza straccio di qualità si riunisce in sessione plenaria e, dopo – verosimilmente – 120 ore di intensissimo brainstorming, propone la fatidica genialata: facciamo un horror. Wow. Ma, attenzione!, vi è la novità. Il tema: bimbi non nati, bimbi che non si vorrebbero far nascere. In sostanza, il primo horror abortista a memoria d'uomo. Brivido, progressismo, benvenuti nell'era-Obama;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;la protagonista (bonazza opportunamente sventolata al pubblico) è giovane e ingenua, e si vede catapultata in un mondo d'incubo allorquando diverse inquietanti visioni le si affacciano mentre fa jogging: particolarmente spaventosi un botolo grasso con faccia da uomo ed il figlio dei vicini che la squadra arrapato;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt; &lt;span lang="zxx"&gt;segue epifania del Mainato eponimo, che manifesta singolare gusto nell'apparire (“bu!”, sistematico) di preferenza dallo specchio del bagno, quando la ragazza si rimira poco vestita la sera – bravo!, bis!;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;indagando sull'apparentemente tranquillo passato della famiglia, la ragazza improvvisamente rimembra che la madre è morta in manicomio, devastata dalla follia, la nonna non si è mai saputo chi fosse, ci sono diverse cose che non quadrano (un fratello? avevo un fratello gemello che non è mai nato? Ma dai?): il padre, in compenso, se ne sbatte altissimamente, giustamente preso dal lavoro (un po' di etica, perdio!);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;si svela che la nonna è viva e vegeta, ancorchè vagamente turbata da avvenimenti passati: era stata in campo di concentramento (ah! Ecco l'altro ingrediente nuovo! Horror a tema shoah!), ove il dr. Mengele (voilà, sempre più originale), sperimentando allegro, le aveva accoppato il fratello gemello (daje...), aprendo così la porta alla incarnazione di un demone tipico (così pare) dell'immaginario ebraico – il &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;dybbuk&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;il quale dybbuk, pervicace fino alla nausea, perseguita da allora la stessa famiglia per generazioni, in cerca di altro veicolo tramite il quale infilarsi nel mondo dei vivi – si può, pare, impadronire di chiunque gli venga a tiro, ma solo &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;pro tempore&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;, ed invece vorrebbe tanto possedere a tempo indeterminato qualcuno (occorre che sia uno di due gemelli, mah), e fatidicamente sceglie la nostra eroina (bravo, di nuovo!) - cui in dono porterebbe un caratteraccio, ma anche degli splendenti occhi azzurrissimi (il sempre valido Mengele aveva ottenuto lo scopo, infine, di arianizzare l'ascendente ebreo);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt; &lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;entra in scena l'ottimo Gary Oldman, nella parte di un rabbino progressista e svogliatissimo, che dapprima rifiuta di aiutare la ragazza con un esorcismo cabbalistico (ecco, ecco la novità!), ma poi – perseguitato dai sensi di colpa e dalle visioni del fondoschiena di lei – ritratta la propria posizione, recluta l'indispensabile aiuto di un suo amico di colore allenatore di basket (giuro!) e una dozzina di altre insipienti comparse, e si accinge ad allontanare per sempre il dimonio;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ul style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt; &lt;span style="font-family:Symbol;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;la cosa, ovviamente, costa un succoso tributo di sangue e dolori assortiti, ma riesce. Non fosse che la giovine, in un finale che veramente riesce a &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;b&gt;non&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt; sorprendere come poche volte nella storia, scopre di essere incinta: indovinate? Gemelli! Si attendono sviluppi. Ma anche no.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;Ce ne sarebbero altre da dire. Si tenta di rivitalizzare un soggetto defunto prima di nascere (già che siamo in tema) con millanta citazioni da classici del genere – ma ogni tentativo di serietà frana miseramente di fronte alla scena in cui un vecchio intronato e semiparalizzato (vicino di stanza della nonna segreta in casa di cura) si trova a zompettare allegro per i corridoi nottetempo, imitando scioltamente su per le scale l'andatura resa famosa ne &lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;i&gt;L'Esorcista&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;. La morale che se ne trae, inequivocabilmente, è che un po' di possessione fa miracoli per l'artrite reumatoide – e per diverse forme di demenza senile. Il resto del cast è composto da persone che si meritano chiaramente di finire ammazzate (vedasi canonica amica scema della protagonista, trucidata dal nanerottolo vicino di casa, che peraltro chiaramente è cattivo dentro, di suo, e la possessione in fondo è tutta una scusa) o che se ne fottono bellamente. Oldman è esemplare in tal senso – ma, se non altro, non vuole vendere il solito “abbi fede e ti salverai”. Che, tanto, non è vero. Lo sanno tutti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify" lang="zxx"&gt;Morale: gli ebrei, cattivoni, abortiscono e si beccano i propri demoni. Forse mi son sbagliato. Forse non è poi un horror così progressista.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify" lang="zxx"&gt;PS: una preghiera che viene dal cuore. Basta citare Mengele a sproposito. Ormai è stato protagonista di più opere di fantasia del Conte Dracula e del Mostro di Frankenstein messi insieme. Sarebbe il caso di ricordarsi che non si tratta di un cattivo da fumetto - su, un piccolo sforzo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;IL MAI NATO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt; &lt;/span&gt;"era meglio IlMaiNato", in riferimento a SanValentinoDiSangue3D - non saprei, invero: qui avrebbero pure ambizioni elevate, il che è imperdonabile...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; a chiunque non si spaventi più per un "bu" annunciato. E non si accontenti di poche inquadrature del fondoschiena della protagonista. Almeno quello, abbondate!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt; KKKk&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-3344414436690406852?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/3344414436690406852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=3344414436690406852&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3344414436690406852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3344414436690406852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/06/il-mai-nato.html' title='IL MAI NATO'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1954887853332517197</id><published>2009-04-13T19:02:00.017+02:00</published><updated>2012-02-18T14:27:45.906+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clive Owen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Julia Roberts'/><title type='text'>Duplicity</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A suo modo è interessante. Interessante in quanto si tratta di un film en travesti. Dal titolo, intuivamo il solito thriller ben confezionato con storia d’amore annessa, e attori abbastanza popolari da esaltare la sceneggiatura. In realtà, si tratta semplicemente di una finta spy-story, nascosta dietro i sorrisi da copertina di Clive Owen e Julia Roberts (molto in forma, va detto), che vorrebbe giocherellare coi cliché, e lascia in dono il solito pugno di mosche.&lt;br /&gt;Tanto per cominciare, è noioso. Inseguimenti al rallentatore, dialoghi sfiancanti, personaggi che convincono solo per via delle facce, non delle parole. Col genere, una volta, si raccontava e basta, senza preoccuparsi della psicologia dei protagonisti. Adesso, invece, si preferisce ripiegare la trama su se stessa, traendone le conseguenze esistenziali, neanche si trattasse di un dramma da camera. Così, ecco che, pure in un contesto scanzonato, la storia non è soltanto quella di due ex agenti segreti implicati nello spionaggio industriale, all’apparente seguito di due aziende nemiche, ma di due persone che vorrebbero innamorarsi l’una dell’altra senza fidarsi troppo del partner.&lt;br /&gt;Lo scenario non è esattamente nuovo, e non è mancato chi, anche in tempi recenti (penso al dolente Bob De Niro di The good shepherd) ha meditato sull’assurdità dei cosiddetti “servizi segreti”: chi sta con chi, chi scopre quando, chi mente meglio, eccetera eccetera. Senza più una causa, se non la stessa abnegazione al lavoro. Stolto balletto, privo di vincitori e vinti, se non, almeno in questo caso, Tom Wilkinson e Paul Giamatti, rispettivamente abile burattinaio e pigmeo ambizioso. Bravi entrambi, e sprecati.&lt;br /&gt;Gliroy non sapeva che pesci pigliare, stavolta. Se con Michael Clayton aveva la barra dritta sul problema del compromesso e dell’idealismo, qui non fa che mescolare le carte con una rimasticatura dell’intrigo. Roberts che frega Owen (in apertura), Owen che frega Roberts (poco dopo), Roberts che flirta con Owen e viceversa, entrambi che flirtano con se stessi, e se ne vantano. Nessuno, pubblico incluso, sa da che parte stia la verità, ma non c’è nulla d’affascinante in questo ghirigoro di bellocci che, ogni dieci minuti, si rivedono, bevono un paio di bicchieri, se la raccontano, non si fidano, fingono di litigare, ne escono, si amano, progettano addirittura una vita insieme contro i propri interessi, confessano d’aver mentito, dillo prima tu, no prima tu, e chiudono con un sorriso consolatorio che sa tanto di presa in giro.&lt;br /&gt;L'intreccio, che dovrebbe essere il vero protagonista e non il pretesto di un continuo chiacchiericcio, riaffiora a tratti, ma è troppo debole per colpire. La sceneggiatura, d’altro canto, non è esattamente quella di Closer, che aveva gli stessi interpreti ma ben altre idee, e sa molto di terapia di gruppo e poco di divertissement croccante, come forse aspirava ad essere. Regia in prestito (compreso uno stucchevole abuso di split-screen), interpretazione di maniera, manifesto, pure quello, mediocre. Nel complesso, chi si aspettava l’intrigo è rimasto deluso, chi l’ironia l’ha vista evaporata, chi gli attori forse soddisfatto, ma per quello bastava qualche pubblicità di profumi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color:#00cccc;"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#33cc00;"&gt;Duplicity&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color:#00cccc;"&gt;In una frase:&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#00cccc;"&gt; &lt;/span&gt;“se ti dicessi che ti amo, farebbe differenza?”&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#00cccc;"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;a chiunque preferisca il cinema ai cubi di Rubik portatili.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#00cccc;"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color:#33cc00;"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1954887853332517197?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1954887853332517197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1954887853332517197&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1954887853332517197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1954887853332517197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/04/duplicity.html' title='Duplicity'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-569067850671661408</id><published>2009-03-19T02:43:00.006+01:00</published><updated>2009-11-15T21:17:11.092+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film bello dell&apos;anno'/><title type='text'>Film bello dell'anno - Gran Torino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Ray Stantz&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'hanno detto tutti, lo facciamo anche noi. Sergio Leone, decenni fa, disse che Eastwood aveva due espressioni: con cappello e senza. Verissimo, all'epoca. Nel frattempo l'allora giovane (nemmeno poi tanto, per gli standard Hollywoodiani – soprattutto per quelli odierni) Clint è diventato un'icona a pieno titolo, la sua presenza riempie (“buca”, si dice) lo schermo senz'altro dover aggiungere, la sua non è più mono – o bi – espressività ma recitazione minimale, comunica a livello basilare (animale, nel senso che è prossimo alla parte più istintiva, irrazionale e vera di ogni essere umano) in un modo/mondo privato, fatto di sguardi sbiechi, gesti taglienti e tagliati, parole smozzicate. Quel che è più sorprendente è come l'attore, il divo, sia divenuto un cineasta sublime. Un film-maker, facitore di opere cinematografiche, con la compostezza, l'eleganza, la maestria dei classici. Eppure capace di toccare, trattare, affrontare di petto temi fondamentali ed attualissimi. Le sue ultime prove da regista ne sono costante ed inoppugnabile testimonianza. Stavolta tocca di nuovo i livelli massimi, ed è una gioia darne testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Raccontare “la storia” pare quasi uno sgarbo all'autore e ai lettori. Che sono avvisati: se perdono questo film, non faranno altro che danneggiare se stessi. Ma la trama, dopotutto, è cosa minore. Storia di violenza, molto. Passata e presente, fuori scena o illustrata in modo secco (ma mai gratuito). Storia di persone, di esseri umani – diversi eppure tremendamente simili. Che parte dal melting pot americano e si (e ci) trasporta nel presente di tutti noi con efficacia vertiginosa ed inevitabilmente toccante. Storia di un uomo solo, alla fine della propria vita. Colmo di rabbia e soprattutto di dolore, di sfiducia e pregiudizi – tutto evidente, sbattuto in faccia. Ma anche “un brav'uomo”, come lo apostrofa una ragazza, una vicina di casa cinese (di etnia hmong, per l'esattezza), una delle persone che – per puro accidente del caso – si trova ad instaurare un rapporto con lui. Un rapporto che nessuno desiderava, che appariva impossibile principalmente per volontà delle parti in causa. E che pure nasce e cresce, in modo vero, vivo. E serve a mostrare un po' alla volta quest'uomo malato, stanco ed arrabbiato (inferocito, anzi, col mondo intero) eppure pieno di vita, di forza, di insegnamenti da offrire. Ed assieme a lui a mostrare il mondo che lo circonda, le persone così stranamente e repentinamente vicine seppur all'apparenza condannate in eterno ad essere distanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane entra per caso, e nel peggiore dei modi, nella vita di un uomo impossibile da avvicinare. Che ne diviene il mentore, la figura paterna (e grazie, mille volte grazie a chi lo dice apertamente, in dialogo, invece che autocompiacersi di sottintesi ridicoli e patetici ritenendosi profondo e sottile). Lo aiuta sulla strada della crescita, del divenire adulto (“devi imparare come parla un vero uomo”), e lotta per proteggerlo dalla violenza insensata e distruttiva che ne contamina la vita – sotto forma di una gang di strada che lo vorrebbe reclutare per la lotta tra “razze” nelle strade di quartiere. L'impossibile accade, ed in modo semplice e concreto. Il ragazzo si vuole redimere (per cosa in fondo da poco, il tentato furto – peraltro impostogli dalla gang come prova iniziatica – della preziosa auto di Clint, la Ford Gran Torino del titolo) e coglie l'occasione per fare molto molto di più: divenire adulto, superare i propri limiti, crescere e vivere. Il vecchio scopre di avere ancora tanto, tantissimo da dare agli altri e di poterne gioire. Ed infine, di poter redimere anche se stesso da una violenza infinita e per sempre bruciante nella sua anima, anche se lontana nel tempo (la guerra in Korea). In mezzo, i rapporti definitivamente guasti con i propri figli e la seconda chance rappresentata da un “muso giallo” senza padre. L'orrenda, sanguinaria stupidità delle lotte di quartiere che si fonda su razzismo, ignoranza, mancanza di valori. Un prete che fa (acuta osservazione di Egon) da contrappunto ai pensieri ed ai sentimenti del vecchio, quasi fosse un coro greco, comparendo solo ed esclusivamente quando opportuno. L'orgoglio e la forza d'animo di chi ha lottato per una vita ma non ha per questo voglia di smettere di farlo – e quelli di chi la chance di lottare non l'ha mai avuta ma, se ha l'opportunità di provare a guadagnarsi una vita migliore, non si tira indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eastwood carica al 110% il proprio personaggio più classico, che sia il pistolero senza nome degli spaghetti western o Dirty Harry Callahan – e lo fa con autoironia e forza, con cinismo solo in superficie ma con grande e profonda umanità. Domina la scena ma quasi in astratto da tanto è stilizzato. Ha il coraggio, lo stile ed il controllo per affrontare temi nuovi senza cadere nel banale. Parla di (e talvolta con) odio e violenza ma riempie lo schermo di ondate di speranza. Osa mettere in scena sacrificio e redenzione senza mai rischiare il ridicolo. Lascia un monito, una lezione, un messaggio di amore per quel che possiamo essere se non cediamo al nostro lato oscuro – soprattutto quando ci sentiremmo moralmente giustificati a farlo (e qui stupisce, e qui conclude in grandezza un affresco già potente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, se i film fossero tutti così non servirebbe questo blog. Ce ne staremmo beati un paio d'ore al giorno a vedere l'arte che si mescola alla vita e ci stimola ed ispira in una sala cinematografica. Purtroppo così non è. Le recensioni, e le distinzioni, servono. Eccome. Perciò, consigliamo: non vi perdete questo film. Se anche fosse l'ultimo di Clint (e preghiamo che così non sia!), dimostrerebbe che a volte un testamento può essere bello, prezioso, luminoso come una vita intera.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-569067850671661408?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/569067850671661408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=569067850671661408&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/569067850671661408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/569067850671661408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/03/film-bello-dellanno-gran-torino.html' title='Film bello dell&apos;anno - Gran Torino'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1477320781503833164</id><published>2009-03-07T17:01:00.017+01:00</published><updated>2012-02-19T16:25:39.836+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Zack Snyder'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzoni'/><title type='text'>Watchmen</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’alibi è sempre lo stesso: “è identico al fumetto”. Come se la fedeltà all’originale (ammesso che possa realmente esistere) fosse di per sé un pregio, e assolvesse un film tratto da una graphic novel, cult o meno che sia, da ogni critica. Perché, parliamoci chiaro: io non amo le vignette (salvo Topolino, da piccolo) e non conosco la serie. Però vado al cinema, e mi aspetto di vedere un’opera che non si rivolga soltanto agli addetti ai lavori.&lt;br /&gt;Sbaglio, senz'altro. E nutro false speranze. Anche sul regista, Zack Snyder, che in “300” non mi era dispiaciuto, benché l’operazione fosse apparentemente analoga a questa. Ma ve lo dico subito: “Watchmen” si merita le mie ire, per tutta una serie di ragioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, è troppo lungo. 2 ore e 43 minuti di immagini sono buone per un kolossal, non certo per un gioco a base di pupazzi. Poi, è sbilanciato. Preoccupato di illustrare le biografie di alcuni dei protagonisti (un manipolo di supereroi americani in piena era Nixon, prolungata al 1985 e spalancata su un conflitto nucleare con l’Unione Sovietica), perde spesso di vista la trama. Inoltre, è volgare: nella psicologia dei personaggi, tagliata con l’accetta, e nell’esposizione della violenza, efferata e gratuita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bastasse, c’è pure un uso barbaro delle musiche: una compilation di capolavori sparsa come il peggior mangime per il pubblico. Passi per “The times they are a-changin’” della sigla iniziale (peraltro straniante, per un neofita della vicenda), o per l’inserto di “All along the watchtower”, ma ridurre “Hallelujah”, per di più nella versione di Cohen, a sfondo porno-soft la dice lunga sulla pochezza culturale dell’insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta - magari! - di moralismo: l’unico che s’interroga davvero sul male è Rorschach, antieroe che va in giro in trench, cappello e sudario maculato, che spogliato di costume si rivela un conservatore di ferro, dal ghigno irlandese poco rassicurante, ma una qual certa coerenza. E che non a caso, alla fine, si fa disintegrare, più per disperazione che per spirito sacrificale. Gli altri idoli, invece, sono una desolante sequela di banalità: su tutti il superuomo blu privo di iridi (Dottor Manhattan) risultato del solito, terribile, incidente in un centro di ricerche, che divenuto semidio si stanca delle umane sorti ritirandosi su Marte, con tanto di insopportabili solipsismi filosofici. Poi, sulla stessa linea, il Comico, una sorta di deriva vivente del sogno americano, che stupra e uccide con lo smile appuntato al petto (memorabile la scena in cui spara alla donna incinta di lui, rimproverando poi Manhattan di non averlo fermato), oltre a generare la nuova eroina Spettro di seta. Concupita prima dal superuomo, poi da Gufo Notturno, un Batman dei poveri con l’indole da contabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia non serve dettagliarla: i Watchmen, custodi mascherati dell’ordine americano e quindi mondiale (avevamo bisogno di un altro sfondo imperialista, grazie), vengono esautorati, perché scomodi, da un decreto di Nixon e ridotti all’anonimato. Uno di loro (Ozymandias), però, cova progetti di dominio universale, e comincia a liberarsi di nascosto degli ex colleghi prima di dare corso alla sua nuova, originalissima, idea: scatenare l’Apocalisse su New York, e incolpare il Manhattan di cui sopra, onde creare una concordia nel mondo tra le potenze nemiche contro di lui. Il progetto, almeno inizialmente, riesce, col beneplacito del capro espiatorio, che abbandona per sempre la Terra, e l’uccisione di Rorschach, che preferisce la propria morte alla rivelazione della verità. Sarà un suo diario postumo, finito nella redazione di un giornale, ad occuparsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Annoto a margine alcuni episodi che, benché forse importati dal fumetto, trovo inesorabilmente ridicoli, tipo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Il Dottor Manhattan che atomizza tranquillamente dei Vietcong girando in sospensorio (nella vita privata, invece, la regia ci propina la versione “nature”. Come a dire: sterminare sì, ma discreti);&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Il Comico che fredda Kennedy dalla prospettiva Zapruder;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Kissinger che confida terreo a Nixon (fra l’altro, identico alla relativa maschera di Point Break), poco dopo l’attacco di Ozymandias, “non sono stati i russi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludendo. Se andate a vederlo, non aspettatevi l’universo alternativo alla Gotham city, nè la saga fantapolitica di V for Vendetta. Watchmen è tutte queste cose e niente. Ma con una distinta preferenza per niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Watchmen&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “mi hanno detto che eri su Marte”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;a chiunque pensi che gli eroi in costume non siano necessariamente sinonimo di carnevale.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1477320781503833164?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1477320781503833164/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1477320781503833164&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1477320781503833164'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1477320781503833164'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/03/watchmen.html' title='Watchmen'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8721927490277476761</id><published>2009-02-11T14:49:00.012+01:00</published><updated>2012-02-19T16:24:13.533+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tom Cruise'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bryan Singer'/><title type='text'>Operazione Valchiria - Hi, Hitler</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non volevo recensirlo. Dico davvero. È un film che, a dispetto del tema, passa piuttosto inosservato. Regia senza guizzi, storia didascalica, recitazione di mestiere. Insomma, il classico poliziesco. Girato in costume per via dello scenario: Germania hitleriana allo sbando, anno 1944.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Però. C’è sempre un però. Perchè se dietro la macchina da presa metti Bryan Singer (e alla sceneggiatura Christopher McQuarrie, il suo compare dei “Soliti sospetti”). Se davanti ci metti Tom Cruise. E se lo agghindi con una benda, un braccio monco e una pettinatura stile Groucho Marx. Se fai tutto questo, devi aspettarti qualcosa, nel bene o nel male. Certo, preferibilmente nel male.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si parla, immagino già lo sappiate, di un fatto vero. Una congiura che mira ad uccidere Adolf Hitler, ordita dal colonnello della Wehrmacht Claus Von Stauffenberg (Cruise, ovviamente), in pieno declino dello strapotere nazista. La guerra si sta perdendo, e già prima di essere bombardato a un campo base (rimettendoci occhio e mano), il nostro medita di ribaltare il Fuhrer. Raduna, non senza fatica, vari adepti, chi più chi meno implicato col regime, per riscrivere l’”Operazione Valchiria” che dà il titolo al film: si tratta di un piano per convocare la riserva militare del Reich in caso di invasione alleata. Il colonnello decide di stilarla cambiando la premessa: non più un attacco esterno ma un colpo di stato. Con annessa morte di Hitler, e soppressione successiva delle SS. Idea ambiziosa, che verrà firmata (guai a non leggere da cima a fondo quel che passa sulla scrivania) dal Cancelliere in persona. La storia ci informa che, per un disguido, il complotto non sortirà gli effetti sperati. L’attentato (una bomba innescata da Stauffenberg ed esplosa nella “tana del lupo”, il bunker di Hitler, nel corso di una riunione di alto profilo) non ammazzerà il Fuhrer. Basterà tuttavia per indurre il suo autore, di ritorno a Berlino, a diffondere la falsa notizia della morte per prenderne il potere. L’inghippo riesce solo all’inizio, finchè Hitler non comunica ai gerarchi che è ancora vivo, e che l’esercito deve punire i traditori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora, che fosse difficile girare un thriller conoscendo già il finale, era intuibile. Che la storia si afflosci di brutto nella seconda parte, dopo l’attentato fallito, era prevedibile. Ma che nonostante questo nessuno abbia segnalato a Singer che era successo qualcosa di terribile col casting, onestamente no, non si poteva immaginare. Perché passi per la scelta di fare interpretare il protagonista a Tom Cruise (che è americano, ma pure famoso), ma che tutti i co-protagonisti, nel ruolo di generali tedeschi, siano britannici, è assolutamente inaccettabile. In serie: Tom Wilkinson (inglese), Bill Nighy (inglese), Terence Stamp (inglese). Più Kenneth Branagh (nordirlandese). Perfino Hitler (cioè l’attore David Bamber) è inglese. Ben presto viene il sospetto che la sceneggiatura sia di Churchill (sospetto subito sventato, visti gli esiti del plot).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il resto? Non migliore. E non tanto perché non siano approfondite le ragioni personali del leader dei congiurati (come avrebbe voluto qualche critico, che forse pensava di trovarsi di fronte ad un documentario). Ma perché proprio Cruise, che lo impersona, non è evidentemente a proprio agio. Ridotto all’obbedienza dalla benda nera, maschera repressioni e ire da par suo, indossando l’occhio di vetro solo dinanzi al Fuhrer. Ma non può resistere al ridicolo, almeno in due scene: una, in cui la segretaria lo guarda dopo la stesura della prima riga dell’Operazione (“Adolf Hitler è morto”), vero e proprio monumento all’imbarazzo, un’altra, indimenticabile, in cui urla a tutto schermo, levando il moncherino, “Heil Hitler”. Hi, visto il cast, sarebbe stato più appropriato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non va meglio al Cancelliere, peraltro. Meno geometrico di quanto auspicato, risulta titubante e rincoglionito, aggirandosi per le scene col piglio del segugio che non identifica quello che annusa. E venendo, a seconda dei casi, indottrinato o palesemente preso in giro. Oltre che bombardato, come già si sapeva. Del resto, sembra il minimo: l'esercito della Regina ha ormai preso possesso di Berlino, mentre il Fuhrer, nel suo buen retiro, sorseggia amabilmente una tazza di tè.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Operazione Valchiria&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “ogni secondo che perdiamo è un secondo perso”&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; a chiunque pensi che un film sul nazismo debba avere, perlomeno, un protagonista biondo.&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8721927490277476761?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8721927490277476761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8721927490277476761&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8721927490277476761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8721927490277476761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/02/operazione-valchiria-hi-hitler.html' title='Operazione Valchiria - Hi, Hitler'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1497828208559956963</id><published>2009-02-07T15:34:00.010+01:00</published><updated>2012-02-19T16:23:38.584+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brendan Fraser'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzoni'/><title type='text'>Viaggio al centro della terra 3d</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;3 dimensioni – 2 recensioni! Perché, anche in tempo di crisi, non ci facciamo mancare nulla – e poi, chi cazzo si credono di essere quelli della New Line?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 0, 0);" align="justify"&gt;Avviso: ho un impulso potente a polemizzare con Egon. A non limitarmi a riferire il mio parere bensì a contrastare il suo, contrapporre i punti di vista, sovrapporre l'opinione, insomma scatenare la rissa critica. Così, perché son simpatico. E perché il film, diciamocelo subito (via i denti – quelli del T-Rex, che “fanno male”, come ci informa l'ineffabile Fraser – via i dolori!), è porcata integrale ed insalvabile. E mi ci ha trascinato lui, l'amico Spengler, in cerca di emozioni 3D. Quindi medito e merito vendetta tremenda vendetta. Ma cercherò d'essere obiettivo e, soprattutto, di concentrare il rigurgito verso la squallida vaccata circense e non verso il collega recensore. Imo, dunque, al centro della melma.&lt;/p&gt;&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;Domanda: come si parla del nulla? Seguiremmo Wittgenstein e concluderemmo, rapidi ed affossanti, che di ciò di cui non si può parlare è d'obbligo tacere. Ma vogliamo esser generosi (falso, trattasi di logorrea), e procediamo comunque a disquisire. Nel caso in esame abbiamo 93 minuti (secondo l'internet movie database: non vi pensiate che mi sia messo a controllare il display di un orologio o cellulare, desolatamente bidimensionali, durante l'esperienza 3D) di assoluta vacuità, di sceneggiatura inesistente puntellata col ridicolo, di effetti speciali rozzi a se stessi, di pochi ed irritanti esseri umani, di violenza efferata ai danni dell'opera di un grande scrittore.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;Riassumendo: un manipolo di fetenti produttori, sceneggiatori e registi ha letto (controvoglia) una riduzione per bambini di un libro di Jules Verne. Colpiti da illuminazione prematura han deciso di farne un blockbuster – ma non sia una cosa banale, diamine, facciamolo dunque in 3D! Ché la tecnologia ha fatto passi da gigante e, laddove il talento è oramai estinto, possiamo sopperire con la computer grafica. Hoplà imbarchiamoci nel baraccone e coinvolgiamo il simpaticissimo (e panzuto) Brendanfraser-quello-della-mummia, con contorno di attori sconosciuti e svogliati oltremisura. Mettiamo lui, l'infallibile Brendàno, nel ruolo di un professore di geologia. Bizzarro, nella vita e nella ricerca, ed in preda a psicotica ossessione per un fratello scomparso 12 anni prima perseguendo qualche insana passione per la fantascienza in una cava islandese. Sull'orlo del totale collasso sul lavoro ed oramai allo sfascio nella vita privata egli viene salvato dall'arrivo del nipote: tredicenne nano ipertecnologico, scazzato dallo zio ma ingrifato da ogni forma di vita femminile, viene sbolognato a Fraser dalla oramai ex moglie del fratello defunto vogliosa di andare a cercar casa in Canada. Il sottosviluppato (il ragazzino, non l'adulto), nonostante sia eroicamente disinteressato al lavoro dello zio (lavoro, vabbè...), si rivela più sveglio di lui nel notare che su un monitor campeggiano 4 e non 3 lucine intermittenti. Questo, incrociato a numeri del lotto segnati dal fratello-padre su una stantia copia di Viaggio al centro della terra, induce “o professore” a pagarsi, tramite collezione di monetine che gli occupa il tavolo di cucina, un viaggio aereo fino all'islanda, trascinandosi dietro il pargolo. Ivi giunti conoscono la gnocca di turno (grammatica elementare dei film d'azione, suvvia!), di mestiere guida di montagna, anch'ella orfana di parente (il vecchio padre) a causa Verne e geologia (combinazione che fa più morti del vaiolo, pare). La convincono, non con la retorica e l'amore per la scienza ma scucendo dei bei soldoni, a guidarli alla bocca di un vulcano in cerca dell'origine della lucina. Di qui in poi, si svacca davvero. Il trio prima finisce prigioniero di una grotta serrata, quindi percorre miniere a cavallo di un carrello sulle orme di Indy, infine saggiamente si mette a passeggiare su uno strato di moscovite (roccia sottilissima, per chi di voi non avesse un dottorato in geologia) onde fare incetta di diamanti. Frana la moscovite, cadono i nostri per un tempo infinito lungo un tunnel che conduce, indovinate?, al centro del pianeta. Ove atterrano sani e salvi (ok...) e scoprono un mondo meraviglioso. Il che equivale, per lo spettatore, ad un'ora buona di tortura in digitale. Nulla è reale e tutto, invece, è potentemente ridicolo. I passerotti son fluorescenti e benevoli, i pesci zannuti ed aggressivi, il fratello morto e sepolto in riva al mare, il calore – per i protagonisti – insopportabile. E meno male che soffrono, perdio! Ancora: Brendan eradica, afferrandola per i testicoli, una pianta carnivora formato gigante, l'oceano infestato viene navigato tramite una specie di aquilone gigante (che poi si trascina via il nano, in una scena esilarante soprattutto per l'urlo di dolore di un Fraser palesemente in fase digestiva), il tirannosauro invece di divorarsi il tredicenne preferisce sbavargli addosso di sorpresa. E poi muore, da fesso qual è, franando ignobilmente su uno strato di sottilissima moscovite – lo vedi, a non studiare, cretino?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;Alla fine del viaggio il trio, nonostante ripetuti tentativi del professore di sabotare la sua e la comune sopravvivenza, giunge a salvezza sotto forma di comodo geyser ascensore locato al termine di un fiume. Navigano, per la vostra inesauribile soddisfazione, sull'enorme mandibola di un dinosauro convenientemente adattata a gondola dall'avvenente islandese (che, nel frattempo, ha moderatamente rivisto le proprie posizioni sulla sanità mentale del defunto genitore). Sbucheranno dal Vesuvio, che scopriamo esser coltivato a vigneti da un autoctono – che però parla un po' di siciliano, per gradire. Tanto, viene tacitato (e placato nella sua disperazione per la devastazione della vigna) dall'offerta di uno dei diamanti imboscati dal tredicenne.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;In conclusione Fraser passa da fallito sul lavoro e nella vita privata a scienziato di successo ed eroe d'azione (benchè sovrappeso), per di più dotato di gnocca bionda europea e di soddisfazione per aver riabilitato la memoria del fratello demente. Il nipote, invece, ha trafugato un uccelletto luminescente e se lo perde in città col risultato verosimile di devastare irreparabilmente il nostro ecosistema. Non contenti di ciò, si salutano ripromettendosi di incontrarsi nuovamente presto e col regalo di un libro su Atlantide. Temo un sequel. Non c'è scelta, dovrò strapparmi un occhio – privo della visione binoculare dovrei, se non altro, scampare al maledetto treddì.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;Viaggio al centro della terra 3d&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;In una frase: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"si, vabbè, sputami in faccia, cazzo!" - segue sputo di Fraser verso la macchina da presa. In 3D.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Verne era il mio scrittore preferito, da bimbo. Non credo necessiti aggiungere altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Giudizio: &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKK &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(uno per ogni dimensione, e son generoso)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1497828208559956963?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1497828208559956963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1497828208559956963&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1497828208559956963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1497828208559956963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/02/viaggio-al-centro-della-terra-3d_07.html' title='Viaggio al centro della terra 3d'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4017293297989510098</id><published>2009-02-07T12:59:00.011+01:00</published><updated>2012-02-19T16:23:17.124+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brendan Fraser'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='treddì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzoni'/><title type='text'>Viaggio al centro della Terra 3d</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Devo ammetterlo. Non sarei mai stato incuriosito da “Viaggio al centro della Terra” se nel titolo qualche esprit de finesse non avesse aggiunto la dicitura “3d”. Tre dimensioni! Da quanto tempo non andavo a vedere un film in tre dimensioni! L’ultima volta era successo a Eurodisney, con un corto di Landis chiamato “Captain Eo”, dove Michael Jackson, ancora nero, si dimenava senza timore che gli cadesse il naso. Ma la prima (ed unica) al cinema era di qualche anno prima: “Nightmare 6 – la fine”, un’autentica bruttura che riusciva tuttavia a peggiorare nelle sequenze conclusive, quando veniva dotata di profondità grazie a dei prodigiosi occhialini. Beh, occhialini: più che altro squallide montature di cartone con delle pellicole colorate al posto delle lenti. Ottime, al massimo, per chi volesse godersi un’eclissi di sole, benchè indispensabili: senza, tutti i personaggi sarebbero somigliati a Pizza Margherita, quella di “Spaceballs”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi, però, i tempi sono cambiati. Gli occhiali non sono più cartonati ma plasticatissimi ed ipertecnologici, stile operaio siderurgico. Vi costano un euro in più sul prezzo del biglietto, ma ne vale la pena, perché il munifico multiplex vi abbona pure i trailer in tre dimensioni (tutti pupazzetti, peraltro). Non vi resta che entrare in sala, rivolgervi allo scazzatissimo addetto al divertimento, e prendere in consegna, in sacchetto sigillato, i magici arnesi. Indossate, e godete. Ma poi, per cortesia, restituite, perché in tempi di crisi non si regala nulla, ed è un peccato. Quelli di una volta erano pret-a-porter.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Trama. Eh, diciamocelo: la storia, almeno quella buona, l’ha già scritta Verne, quindi farei un torto a lui, a voi e a qualche recensore più analitico (ogni riferimento a Stantz è puramente casuale) se ve la raccontassi per filo e per segno. Mi limito dunque all’essenziale: c’è un sismologo fallito (il probabile Brendan Fraser), che deve ospitare, suo malgrado, il nipotino tredicenne a casa propria per qualche giorno. Insieme a una scarica di insulti dell’affabile marmocchio (doppiato misteriosamente da un 35enne, forse per suggerire maturità al cospetto dell’infantile zio), gli arriva anche uno scatolone con gli effetti personali del fratello, padre del rompipalle, scomparso in circostanze misteriose durante una spedizione in Islanda. Tra uno yo-yo e qualche aggeggio ridicolo, il nostro eroe scopre la presenza di un’edizione unta e bisunta del “Viaggio al centro della Terra” di Verne, glossata con strani geroglifici che – vai a capire il caso – richiamano pari pari le sue ricerche scientifiche. Eccitato dalla coincidenza, decide di partire col nipote per l’Islanda, tutto preso dai fanatismi del predecessore: il fratello, infatti, era un verniano, ossia un bizzarro individuo convinto che i racconti di Verne siano veri, e che sotto i nostri piedi esista effettivamente un altro mondo, non – com’è noto da secoli – i gironi danteschi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Giunto a destinazione, incontra un’autoctona molto carina, pure lei implicata in parentele scomode: è infatti la figlia di una specie di Chester Copperpot post-litteram, morto da qualche anno, ed anch’egli – ahinoi – verniano duro. Tra una pagina ingiallita e l’altra (riposa in pace, Jules), i tre decidono di mettersi in marcia per far luce sulle scombicchierate teorie dei visionari. E qui comincia lo spasso (?). Il film, infatti, per tutta la prima parte, è incentrato sulla dabbenaggine di Fraser, che all'inizio si attira addosso dei fulmini, poi genera una frana che intrappola lui e i suoi compagni di sventura in una caverna, infine tenta di portarli fuori dando, immancabilmente, suggerimenti sbagliati e pericolosi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La morale del seguito è intuibile: le teorie di Verne sono ultravere, dunque i nostri si ritrovano effettivamente nel calorosissimo centro della Terra, alle prese con creature che al piano di sopra sono estinte da secoli, o al più ipotizzate nei libri di (fanta)scienza. Nel mentre ritroveranno anche i resti del fratello dell’eroe, affronteranno rischi di ogni sorta, e riusciranno a risalire in superficie, precipitando sulle pendici del Vesuvio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vi chiederete: e il 3d? Beh, non tradisce. Dopo una sequela di avvisaglie (Fraser che ti sputa addosso, collega di Fraser che sguaina un metro, yo-yo che ti piomba in faccia), arriva lo spettacolo: carrelli sui binari morti, fungoni gigantoni, pennuti al neon, pesci volanti dentuti (ottimi per giocarci a baseball), pietre sospese e, dulcis in fundo, tirannosaurus rex che ti risputa addosso, più e meglio di Fraser. Insomma, una rimasticatura di Indiana Jones, o piuttosto di certe imprese di Nicholas Cage, impreziosita da alcuni buchi nella sceneggiatura (gli zaini dei protagonisti scompaiono e riappaiono magicamente, a seconda delle necessità) e da una perla assoluta, preannunciata nei trailer: Fraser, biologo di fama, che alla vista di un ribollente fiume rosso chiarisce: “è lava!”. Grazie, lo capivamo anche in due dimensioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Viaggio al centro della Terra 3d&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"Vado su Google a 9000 metri"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chiunque, vedendo la performance di Fraser ne "la Mummia" teneva per la Mummia.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KK&lt;/span&gt; (avvertenza: se indossate gli occhiali, diventano quattro&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4017293297989510098?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4017293297989510098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4017293297989510098&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4017293297989510098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4017293297989510098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/02/viaggio-al-centro-della-terra-3d.html' title='Viaggio al centro della Terra 3d'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-6344456639509864111</id><published>2009-01-30T10:17:00.004+01:00</published><updated>2009-01-30T10:30:10.726+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='novità'/><title type='text'>Il libro di Shining</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un certo Phil Buehler ha ben pensato di dare alle stampe il libro dello scrittore impazzito di Shining, popolato dalla frase ricorrente "All work and no play makes Jack a dull boy" in svariate combinazioni grafiche. Ora, considerato che Buehler non è Dylan Thomas, nè Samuel Beckett, l'unica speranza è che Jack Torrance gli chieda i diritti dell'opera. Possibilmente con un'accetta in mano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-6344456639509864111?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/6344456639509864111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=6344456639509864111&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6344456639509864111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6344456639509864111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/01/il-libro-di-shining.html' title='Il libro di Shining'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-6657883331985436992</id><published>2009-01-22T18:39:00.020+01:00</published><updated>2012-02-19T16:24:38.745+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='italian style'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alex Angulo'/><title type='text'>IMAGO MORTIS</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Prefazione doverosa: non mi piace l'horror. Egon, amico sincero ed amante del genere, mi ci trascina alla ricerca di recensioni facili per sé. Essendo un cultore del genere si adira infatti spesso e volentieri di fronte alla monnezza che gli vien propinata in questi anni. Ma stavolta il prodotto è tale che anch'io, né amatore né conoscitore dei canoni, posso fruirlo appieno. E ve lo avviso: non mi trovate incazzato, tutt'altro. Direi che sono ancora estasiato dall'esperienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terrificante. Questo, in una parola, quel che direi del film. Non funziona niente, non si salva alcunché. E sono generoso. Come un bimbo cui sian dischiuse le porte del paese dei balocchi mi guardo in giro sbavando e non so da dove cominciare. Per rispetto ai lettori, fornisco un riassunto della trama.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(51, 51, 51);" align="justify"&gt;In una imprecisata location, che ad occhio potrebbe incarnare la Transilvania indorata da un clima tipo stagione dei monsoni perenne, con pioggia a secchiate da mane a sera (non che si distinguano) e sottobosco composto da specie di salici piangenti nani di una tristezza intollerabile, sorge il Murnau Institute. Trattasi di prestigiosa (si, ok...) accademia di cinema. O qualcosa del genere. Ivi svernano studenti provenienti da ogni luogo della terra – abbondano infatti cognomi spagnoleggianti, intervallati però da germanici, probabili italiani, qualche provenienza slava e, financo, dei cino/giapponesi del tutto immotivati. I fortunati condividono, godendo peraltro di condizioni di comfort tipo braccio di isolamento ad Alcatraz stagione '55/'56 e di igiene tipo peste manzoniana, le gioie e gli occasionali dolori dello studiare cinema in tale atmosfera d'elite. Le attrezzature sono, verosimilmente, fondi di magazzino dei fratelli Lumière, gli insegnanti uno sparuto gruppo di pensionandi psicolabili, l'edificio fatiscente, i dintorni – se non altro – invitano al suicidio. Tra loro si aggira, inquieto, il nostro protagonista – Bruno Marquez, dotato di un invidiabile repertorio di ben due espressioni facciali. Nella prima, che utilizza soprattutto in presenza della sua amata Arianna (una dentuta ma moderatamente piacente Oona Chaplin), ride estasiato dalla propria imbecillità insanabile. La seconda è quella del terrore immotivato – a meno che non senta anche lui la risibile, insistente musichetta con cui ci viene annunciata per 2 o 3 minuti  l'imminente comparsata di un fantasma (finesse autoriale, si capisce). Già, perchè ci sono i fantasmi. Dipanando l'intricatissima (certo!) trama, vi svelo che la proprietaria del funebre maniero riadibito a dormitorio per adolescenti (tal contessa Orsini, interpretata da Geraldine Chaplin – secondo me, avevano dei debiti di famiglia), animata da innocente curiosità, anni or sono comprò macchinari e documenti che costituivano il lascito di un certo Girolamo Fumagalli (del Brambilla, verosimilmente, si farà menzione in altro film). Costui, nel tentativo di rendere il mondo un posto peggiore (nonché di sviare l'attenzione da alcune sue rivedibili scelte in materia di copricapi), dedicò la propria esistenza a cercare di fotografare l'ultima immagine vista da un essere umano prima della morte. Sfortunatamente riuscito nel suo intento, costruì un aggeggio dal fantasioso  nome di Tanatoscopio (indecifrabile, per l'acuto protagonista, che sentiamo chiedere “cos'è, a cosa serve?”). In sostanza, si fa accomodare un volontario di fronte ad una composizione a nostra scelta. Indi lo si uccide piantandogli una vite nel cranio e simultaneamente gli si strappano i bulbi oculari, tramite i quali verrà poi impressa l'immagine finale su una lastra di vetro. Quasi comodo come una polaroid, bravo Fumagalli. In tempi più recenti, tentativi di sfruttare il marchingegno a scopo di lucro fruttano, invece, morte e follia. Schiatta Tanatoscopata la protagonista di un film, schiatta suicida il di lei moroso, figlio d'un professore (forse, altrimenti solo di un vecchio che abita in mansarda). Il quale però infesta il luogo in qualità di fantasma. Ed infesta pure le giornate del Marquez – che già ha i suoi problemi. La famiglia gli è appena morta in un incidente – ma questo pare il male minore dato che, in causa di ciò, la benevola Orsini spinge il rettore prof Olinsky (&lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0029962/"&gt;Álex Angulo&lt;/a&gt; , un idolo) a riprenderlo come gestore del puzzolente, maleolento, polveroso ed inutile archivio della scuola. Una delle massime aspirazioni del giovane, che per il resto:&lt;/p&gt; &lt;ol style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;cerca vanamente di  sedurre l'incisiva (ma anche canina, premolare...) collega Arianna,  che pur ci starebbe facile ed è tutto dire, stante che lui è  chiaramente una scimmia male addestrata;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;stringe rapporti di  amicizia con un piccolo trafficante alcoolizzato dotato di monocolo  e del simpatico nome di Orfeo (amicizia a base di Assenzio, sia  chiaro);&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;esegue  brillantemente i compiti assegnati in classe, per dire presentando  come fotografia sul tema “tempo” il ritratto di un uccellaccio  smangiucchiato e marcito;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;alla faccia della  vena di allegria.&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(51, 51, 51);" align="justify"&gt;In tutto ciò viene prescelto dal fantasma per ricevere indicazioni su dove si trovi il Tanatoscopio. Sorpresa! Sta, nemmeno sepolto ma appoggiato per terra, a 5 metri si e no dall'ingresso di una grotta sul retro della villa della Orsini. Lei ed il suo entourage lo cercavano da circa 40 anni. Il Marquez, però, non sa a cosa va incontro. Perde il marchingegno, si inimica l'Olinsky (che, fine nella sua ripicca, convoca assemblea plenaria della scuola per definire Bruno “un poveraccio con dei problemi” con cui bisogna esser buoni dato che gli è appena morta la famiglia ed è psicolabile), assiste impotente ad una serie di morti. In verità, alcune se le sogna. Se non altro, si intuisce che si sdraia infine l'odontofascinosa amichetta. La quale viene poi via via insospettita dagli accessi di demenza del Nostro. Lui, prima di capirci qualcosa, lascia che muoiano deoculati innumerevoli colleghi (e pure il misero Orfeo, si sospetta – ne resta solo il monocolo). Infine si fa infinocchiare dal cattivo di turno, e sta per perdere non solo la vita sua (sticazzi) ma anche quella della Chaplin dai denti a sciabola, che sarebbe pure un peccato. Ma il vecchio Astolfi, padre del giovine suicida/fantasma, interviene a ritmo di liscio e salva la situazione, autotanatoscopandosi in faccia a chi di dovere.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(51, 51, 51);" align="justify"&gt;Imago Mortis Per Oculos Tuos, dice, e libera tutte le anime dannate. Obbedienti alle sue ultime volontà, Bruno ed Arianna (che nel frattempo, satura d'amore, lo ha soprannominato Calavera, ovvero teschio di morto) sviluppano la tanatografia – perfetta, pare. Son soddisfazioni. Alla fine Olinsky porta a casa il filmato del tutto e con lui si congratula (con mano malferma assai, ma decisamente granitica in confronto a quella di Astolfi) la Chaplin vecchia. La giovane e l'inguardabile protagonista invece fanno le valigie e lasciano il Murnau. Per la prima volta in settimane non piove. Ennesimo sottilissimo tocco di classe.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(51, 51, 51);" align="justify"&gt;In tutto ciò, un profluvio di sconcezze cinematografiche come se ne vedono rarissimamente. Premesso che non è dato essere esaustivi, segue breve elenco:&lt;/p&gt; &lt;ul style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;montaggio secondo la  scuola &lt;i&gt;ad minchiam&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;:  alternativamente si segue il ritmo cardiaco di una vittima di  attacco ischemico multiplo o lo si tratta come una scomoda  incombenza;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;sceneggiatura  clamorosa – si raggiungono autentiche, sublimi vette di comico  involontario;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;recitazione  a livelli assoluti, su tutti si staglia però &lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0029962/"&gt;Álex  Angulo&lt;/a&gt;  AKA Olinsky – egli, forte di una somiglianza con il  grande prof Wittemberg di .Hans, si lancia giù per il dirupo  dell'arte, alternando sguardi attoniti che strappano la risata  immediata a movimenti totalmente casuali delle mani (memorabile il  confronto con Astolfi durante il quale, a metà di una frase, prende  a far roteare senza motivo alcuno l'avambraccio destro con mano  aperta e rigida);&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;non  è il solo, però, a lanciare improvvisi ed angoscianti sguardi in  macchina;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;la  Chaplin vecchia è palesemente sotto stupefacenti per l'intera  durata della cosa;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;colonna  sonora men che dilettantesca;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;ammiccamenti  cinefili da 0,2 soldi a piene mai: Murnau, Caligari, ma per favore!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(51, 51, 51);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;e molto altro potremmo aggiungere. Ci si permetta solo di precisare: Stefano Bessoni, pare, insegna Regia a Cinecittà. C'era da scegliere tra questo ed il virus Ebola. Per una volta, agli africani è andata di gran culo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;meta equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;title&gt;&lt;/title&gt;&lt;meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.0  (Win32)"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Inevitabile postfazione: durante la proiezione ho avvertito dei brividi. Pensavo si trattasse di sindrome di Stendhal. Le successive 36 ore con febbrone equestre e sintomi assortiti mi han convinto che l'influenza giocasse invece un suo ruolo. Ma credetemi, è davvero qualcosa di spettacolare. Sfortunatamente il finale non sembra preludere ad un sequel. In caso contrario, in omaggio alla regola secondo cui tali prodotti son peggiori degli originali, a vedere Imago Mortis 2 avrei portato parenti ed amici, organizzando un rinfresco di benvenuto. Altro che il giorno della mia laurea.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;IMAGO MORTIS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left; color: rgb(51, 204, 255);"&gt;In una frase: &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"[così facendo] si libereranno tutte le anime, ma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;soprattutto &lt;/span&gt;si realizzerà la perfetta tanatografia"...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; boh? io in realtà lo consiglio. Ho riso da morire. Ecco, forse se amate l'horror non è il caso. Proprio no.&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt; KKKKk&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-6657883331985436992?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/6657883331985436992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=6657883331985436992&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6657883331985436992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6657883331985436992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2009/01/imago-mortis.html' title='IMAGO MORTIS'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1397498295024966583</id><published>2008-12-26T12:36:00.010+01:00</published><updated>2009-11-19T15:18:43.608+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>The Spirit</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Poichè siamo in clima natalizio, stavolta non calco la mano. Perchè, a dirla tutta, The Spirit poteva pure non essere recensito, visto che qualche risata la strappa e non è noioso. Sapete però che questa è una rubrica di servizio, dunque non si tace nulla.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Frank Miller, che aveva promosso il fumetto a soggetto estetico con Sin City, ci riprova: passa direttamente alla regia (ma di una storia non sua), replicando suggestioni cromatiche ed inquadrature dell'esordio. Peccato che il risultato non collimi con le aspettative. Perchè non bastano primi piani, dettagli e silhouette per fare un film. Il decor anni '30 (che già ci aveva alquanto irritato nell'insopportabile Sky Captain and the world of tomorrow: chissà, forse ne riparleremo) è una scommessa troppo facile, e di eroi mascherati che tentano di emulare Batman, anzichè svaccarla come Alec Baldwin nell'Uomo ombra, ne avremmo piene le palle. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche lo Spirto, infatti, benchè concupito da fior di fanciulle - Eva Mendes, Scarlett Johansson, Paz Vega, solo per citare le più note - tenta di copulare col cuore nero della City, non Gotham ma Central, innamorandosi di ogni vicolo, palo o tombino piuttosto che accettare la propria umanità. E l'interprete, che sembra il nipote tonto di Ray Liotta, di certo non aiuta. Meno male che contro di lui si scaglia un villain più volitivo, l'Octopus di Samuel L. Jackson, ormai una garanzia di carnevalata dai tempi di Snakes on a plane. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non sappiamo, tuttavia, chi abbia concepito la sceneggiatura. Per tutto il primo tempo sembra chiaramente di trovarsi in un film di Tinto Brass, data la quantità industriale di frasi allusive, ammiccamenti e pruriti vari, nonchè, a corollario, alcune trovate degne di miglior sorte: Eva Mendes che si fotocopia il culo, Scarlett Johansson (braccio destro, anzi, tetta destra, del nemico) in versione sado-nazi, e uno stolido ciccione perennemente clonato, torturato e ucciso. In certi momenti, riaffiora persino l'ombra di Mel Brooks. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La storia, di per sè, dice poco. Lo Spirto è circondato da donne più o meno perse di lui dai tempi dell'infanzia, e per un incantesimo che condivide col suo nemico (il suddetto Octopus, che saltuariamente lo gonfia di pugni per puro piacere personale), riesce a sopravvivere alle più terrificanti mazzate. Dovrà tuttavia evitare che il suo alter ego s'impossessi del sangue di Eracle, fluido che dona l'immortalità, agognato, per motivi più terreni (leggasi: soldi), anche dalla sua vecchia fiamma Eva Mendes. Riuscirà - per il momento - nell'impresa, lasciando dietro di sè svariate vittime femminili: l'affascinante fantasma acquatico che ne reclama l'anima (la Morte in versione Avion Travel), la dottoressa che ne cura le ferite, sperando invano che lui curi le sue, la gelosa danzatrice di Parigi ecc.. Si chiude, ovviamente, con l'eroe solitario che saltabecca fra i tetti della città, con tanto di panegirico alla periferia della voce fuori campo, e una ridicola cravatta rossa a contrastare i toni del grigio. Non è una porcata, non è nemmeno un bel film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;The Spirit&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"stai parlando come un folle. Un folle che dice follie"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi ha gradito Sin City, e ancor di più Salon Kitty.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;Kk &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(è lo Spirto natalizio, che credete?)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1397498295024966583?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1397498295024966583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1397498295024966583&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1397498295024966583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1397498295024966583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/12/spirit.html' title='The Spirit'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1648385116788981305</id><published>2008-11-28T17:16:00.003+01:00</published><updated>2008-11-28T17:24:49.042+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='novità'/><title type='text'>Titoli in programmazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Magari saranno pure dei bei film, però. Oggi, alla ricerca di qualche novità cinematografica per il weekend, m'imbatto nei titoli dei multiplex segnalati da internet. Leggo: "Bolt". Apro il link. Trama: "Bolt è un cane". Chiudo. Poi: "Max Payne". Apro: "Tratto dall'omonimo videogame". Richiudo. Infine: "Solo un padre". Apro: "La vita di Carlo, dermatologo trentenne...". Spengo. Questo fine settimana si sta a casa. Piove pure.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1648385116788981305?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1648385116788981305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1648385116788981305&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1648385116788981305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1648385116788981305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/11/titoli-in-programmazione.html' title='Titoli in programmazione'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1286921092893294659</id><published>2008-11-16T15:55:00.014+01:00</published><updated>2011-03-27T19:02:10.551+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Awake - anestesia (del cinema) cosciente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Vi avviso. Il film di oggi è incommentabile. Dunque, mi limito ad elargirvi la trama, con un paio di note qua e là. Se volete farvi del male e andare a vederlo, liberissimi. Grazie comunque di essere capitati qui.&lt;br /&gt;Continuo, per chi è rimasto. Si chiama Awake: anestesia cosciente, la bieca operazione, e riecheggia, in chiave moderna, un mito antico: quello della sepoltura prematura, già indagato, con ben altra tecnica, da Poe. Qui siamo dalle parti della sala operatoria, in cui, come ci ammonisce la didascalia d’apertura, può succedere che una leggera percentuale di pazienti (trentamila su qualche milione) non si addormenti durante l’intervento. Naturalmente, col senno di poi, andrebbe anche specificato se sentano o meno dolore. Ma secondo il trailer “il corpo è sedato”, dunque ci fidiamo. Trama.&lt;br /&gt;Un giovane di immense speranze (lo svagato Hayden Christensen) ha ereditato una fortuna dal padre e dà da vivere a milioni di persone compravendendo aziende. Assistito dalla premurosa madre (Lena Olin, l’unica credibile) e sollazzato dalla splendida infermiera-segretaria-amante (certo, Jessica Alba) ha un solo, piccolo, problema: dovrà subire un rischioso trapianto di cuore. Decide quindi di rivolgersi a un amico chirurgo, imputato di ben quattro casi di colpa medica, del quale, con evidente idiozia, si fida ciecamente. Nel mentre, è vittima di alcuni conflitti familiari: col padre morto, verso cui nutre un complesso d’inferiorità, e con la madre, cui rivela solo alla vigilia dell’operazione (che lei vorrebbe compiuta dall’amante primario di fama, e non dal predetto scalzacani) l’amore per Jessica Alba, non all'altezza, agli occhi di lei, dei meriti del figlio.&lt;br /&gt;Dopo quasi un tempo di film (compreso il matrimonio del nostro con la polposissima collaboratrice), lo operano. E qui comincia il grottesco. L’anestesista non è quello previsto ma un sostituto, un assistente molto affidabile che gira con una fiaschetta di whisky nella tasca del camice. Strano a dirsi, sbaglia qualcosa, e il protagonista, anziché addormentarsi, continua a sentire le voci dei medici, pur non riuscendo a muoversi. Brutt’affare, soprattutto per lo spettatore, che si gode in serie: voce fuori campo che urla dal dolore (ma non era sedato?), faccia del paziente che dorme, corpo del paziente tagliato in due. Non è gore (non come potrebbe), ma nemmeno thriller, bensì pura ridicolaggine, perché nessuno al cinema s’identifica con i pensieri, men che meno doppiati, quando le immagini non li assecondano. Per dieci minuti, compresi gli inserti di Jessica Alba più o meno nuda (lo stream of consciousness lascia sempre libertà), siamo dalle parti dei 5 Kevin. Peccato finisca il primo tempo.&lt;br /&gt;La ripresa, infatti, torna sui binari della bruttura ordinaria. Il regista capisce che l’ideona del titolo ha già esaurito il suo potenziale (e ti credo) ed imbastisce un coacervo di retroscena per riempire la pellicola. Apprendiamo dunque, nell’ordine, che:&lt;br /&gt;- Jessica Alba è in combutta col medico (e tutta l’equipe, salvo l’ignaro ubriacone) per far fuori il neo-maritino e scippargli i miliardi, iniettando del veleno nel cuore da impiantare;&lt;br /&gt;- Il padre del protagonista era un cocainomane che picchiava la moglie, fino a farsi uccidere da lei davanti agli occhi del figlioletto (che, chissà perché, aveva rimosso tutto);&lt;br /&gt;- La madre di Christensen aveva scoperto l’inganno e si era attivata con l’amante chirurgo per donare in extremis il proprio cuore al figlio (avendo lo stesso, raro, gruppo sanguigno).&lt;br /&gt;Seguirà nuovo intervento (e sacrificio) riparatore, nonché cattura dei malfattori da parte della polizia.&lt;br /&gt;In tutto ciò, vi chiederete, che fine fa il paziente? Nessuna. Semplicemente, anziché lamentarsi da sdraiato, si lamenta da spirito, in puro stile Ghost, o se preferite S.O.S. fantasmi, scoprendo, tra un chiacchiericcio e l’altro, l’orrenda verità. Poiché però, alla fine dei conti, è la madre a salvarlo, si capisce che la storia dell’anestesia cosciente è totalmente inutile ai fini della trama, e come espediente scenico dura dieci minuti. I peggiori, peraltro, dell’intera stagione. Complimenti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Awake - anestesia cosciente&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(dopo la fine del primo tempo) "andiamo a vedere l'horror che comincia adesso?"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chiunque sia incuriosito dal titolo. O ami, a seconda dei casi, gli attori o le attrici avvenenti. Hayden, torna a Naboo. Jessica, torna a Sin city.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1286921092893294659?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1286921092893294659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1286921092893294659&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1286921092893294659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1286921092893294659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/11/awake-anestesia-del-cinema-cosciente.html' title='Awake - anestesia (del cinema) cosciente'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-9046607605568085178</id><published>2008-11-10T12:20:00.017+01:00</published><updated>2012-02-18T14:28:18.244+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Craig'/><title type='text'>Quantum (non multum) of solace</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Liberi di credere che abbia dei pregiudizi su Daniel Craig. Liberi di pensare che, dopotutto, un film su James Bond non possa essere così brutto. Liberi, conseguentemente, di andare al cinema.&lt;br /&gt;Ma per conto mio Quantum of solace (traduzione italiana: un quanto di sollievo, o di sicurezza, o di sollazzo, non s’è ancora capito) è un film noioso, piatto e monocorde. Certo, se vi piacciono gli spari, le corse in macchina, le risse sulle impalcature che crollano, l’operazione non vi deluderà. Ma se vi aspettate un’avventura ironica, arguta e un po’ british, accomodatevi in un’altra sala.&lt;br /&gt;Perché Craig, che forse in contesti più grezzi non sfigurerebbe, non ha nulla di 007. Nulla. È massiccio, torvo, tedesco (nonostante sia britannico). E non può permettersi un sorriso, dunque nemmeno il sesso. Quello che gli servono è pura tappezzeria.&lt;br /&gt;Splendida, invece, Olga Kurylenko, l’ultima Bond–girl, e riuscito, almeno sul piano fisionomico, l’antagonista Mathieu Amalric. Ma poiché il regista, lo svizzero Marc Forster, non poteva permettersi barocchismi, e nel team di sceneggiatori figura Paul Haggis (autore di Crash, dunque garanzia di polpettone), la vicenda scorre come un normale spin–off del ciclo di Bourne, privato del montaggio magico. Ossia pugni, pugni, pugni.&lt;br /&gt;L’ideale, dunque, per Craig, a cui, nel corso dell’opera, attribuiscono anche più crimini di quelli commessi (o almeno lo fa Judi Dench, una M in crisi di autostima), proiettandolo a far danni un po’ ovunque: Palio di Siena, party ad Haiti, caserma boliviana. Con dialoghi ossuti a complemento. Torna pure Giancarlo Giannini, nel ruolo di Mathis, che in premio viene ucciso da un cattivo e gettato in un cassonetto delle immondizie dal più cattivo Craig, il quale rassicura: “a lui non sarebbe importato”. Vabè.&lt;br /&gt;Per concludere, la trama. Non proprio riuscita. L’ambizione del plot è di affastellare organizzazioni criminali, governi–fantoccio e settori deviati dei servizi segreti. Appesantendo il tutto coi desideri di vendetta di Bond, ancora straziato dalla morte di Vesper Lynd dell’ultimo episodio (Eva Green, per chi si fosse risparmiato Casino Royale), e pronto a farla pagare al colpevole. Insomma, una specie di western, di poliziesco, di action. Cioè, di nulla.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Quantum of solace&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"ma che faccia fa?"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chiunque abbia amato James Bond, quello classico. Aridatece il Vodka Martini. Agitato, non mescolato, brutti zotici.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-9046607605568085178?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/9046607605568085178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=9046607605568085178&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/9046607605568085178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/9046607605568085178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/11/quantum-non-multum-of-solace.html' title='Quantum (non multum) of solace'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-5901957650420282255</id><published>2008-11-04T18:17:00.006+01:00</published><updated>2011-03-27T19:01:14.214+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>The burning plain - Il trailer</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se ultimamente siete andati al cinema e siete arrivati puntuali, vi sarà senz'altro capitato di sorbirvi il pastone di 20 minuti di trailer prima del film (almeno se il cinema è un multiplex). E fra questi trailer, vi sarete probabilmente imbattuti in quello di The burning plain, l'ultima fatica (?) di Charlize Theron e Kim Basinger. Lo so, siete morti di noia. La recensione, infatti, non è per voi, ma per quelli che corrono ancora il rischio di vederselo, rovinandosi l'umore prima della proiezione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' difficile che un trailer sia palloso. Stantz diceva di averne visto uno, una volta: quello, se non ricordo male, di Master and commander, con Russell Crowe. Ma almeno lì c'era un po'd'acqua, un po'di mare, un minimo di casino. Qui nulla. Calma piatta. Soap-opera a chili. E una melliflua colonna sonora da pubblicità dell'AIDS, di quella coi contorni viola. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In mezzo, frasi interlocutorie, gente di spalle, scene da un presunto tradimento. Charlize Theron seminuda (l'unico motivo di reale interesse), Kim Basinger scoperta mentre telefona, continui campi e controcampi di sguardi con didascalie originali tipo: "il passato non si cancella" e "ma ogni giorno è un nuovo inizio". L'unica certezza, però, è che non si capisce nulla, e il solo momento dinamico, l'esplosione (burning) di una casa, arriva troppo tardi per salvare lo spettatore dal rincoglionimento. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per la cronaca. Io non credo andrò a vedere il film, ma se a qualcuno interessa è dello sceneggiatore di 21 grammi. Il trailer, naturalmente, pesa qualche tonnellata in più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;The burning plain - Il trailer&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"adesso arriva un bambino che rutta"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chiunque sia puntuale al cinema. Compratevi dei popcorn, piuttosto. In versione Jumbo.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-5901957650420282255?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/5901957650420282255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=5901957650420282255&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5901957650420282255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5901957650420282255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/11/burning-plain-il-trailer.html' title='The burning plain - Il trailer'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1087852151394140294</id><published>2008-11-02T12:21:00.012+01:00</published><updated>2012-02-19T16:19:05.023+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Pride and glory - Il prezzo (Euro 7,50) dell'onore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se il cinema italiano ha la mafia, quello americano ha i poliziotti corrotti. Due malattie che rimbecilliscono la sceneggiatura e deprimono la regia. Pride and glory, di Gavin O'Connor, appartiene alla seconda categoria. E come tutti i film del genere, intreccia l'illegalità sul lavoro alla - falsa - moralità della vita privata. A capo della famiglia, stavolta, hanno messo Jon Voight, veterano della squadra investigativa, che osserva impietrito (e a tratti sbronzo) il degenerare delle carriere dei figli. Prima, di Edward Norton, che a dispetto dell'aria sofferta - Dio, che spreco - è un onesto difensore della legge, finito a ruminare carte alla "persone scomparse". Poi, di Noah Emmerich, erede designato di Voight, che incappa in un tragico incidente di percorso, quando quattro uomini del suo team (la Narcotici, as usual) vengono trovati morti in un oscuro palazzo di periferia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Norton si rimetterà in pista, scoprendo i loschi affari non solo del fratello, ma soprattutto del cognato Ray (un Colin Farrell da tappezzeria), anch'egli in divisa, implicatissimo con la malavita portoricana e dedito a corruzione, ultraviolenza e traffici di droga. Sullo sfondo, i classici matrimoni con figli. Di Farrell, periodicamente interrotto nel menage da strane visite di brutti ceffi (delinquenti o colleghi, tutto fa brodo), e di Emmerich, che alla fine troverà il coraggio di redimersi per rispetto alla moglie, malata terminale. In tutto questo, Norton vive da solo su una barca che fa acqua, e sta per separarsi. Forse, l'unico debito pagato all'attore, ormai in caduta libera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il resto della trama è immaginabile: cosa accade quando un detective si accorge che suo cognato (o fratello, o figlio), nonchè collega è uno stronzo? A chi resterà fedele? Al Corpo della Polizia o al suo sangue? Siccome è una rubrica di servizio, ve lo svelo io, senza che vi sorbiate 125 minuti di tedio. A dispetto di Voight, che vorrebbe insabbiare - come ogni patriota della prima ora - Emmerich decide di vuotare il sacco, congedandosi dall'uniforme, e Norton va ad arrestare Farrell, vincendone la riluttanza alle manette a suon di sganassoni e palle da biliardo sulla tempia. Il retroscena, peraltro, è perfino peggiore: mentre sta per consegnarlo alla giustizia, il nostro viene avvicinato da una masnada di portoricani armati di spranghe. Rassicurato sul fatto che "vogliamo solo lui", abbandona Farrell al suo orrendo destino. In pratica, l'unico momento di vera gloria del film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanto all'onore, lasciatelo a casa: tecnicamente, l'opera è piatta, scontata e didascalica. E a parte un po' di steadycam iniziale, affonda negli stilemi più vieti. Un premio alla regia: in una sequenza di dialogo fra Emmerich e Norton, le teste dei due, ripresi in totale, sono bellamente tagliate. E non è - purtroppo - un errore del proiezionista.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Pride and glory - Il prezzo dell'onore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"questo film mi è passato più veloce dell'altro"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chi, dai tempi di "Training day", non va più a vedere un film sulla polizia americana.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1087852151394140294?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1087852151394140294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1087852151394140294&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1087852151394140294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1087852151394140294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/11/pride-and-glory-il-prezzo-euro-750.html' title='Pride and glory - Il prezzo (Euro 7,50) dell&apos;onore'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4636644556215790920</id><published>2008-09-08T11:43:00.006+02:00</published><updated>2011-03-27T19:00:05.925+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film bello dell&apos;anno'/><title type='text'>Film bello dell'anno - The wrestler</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Abbiamo ritenuto opportuno, in un blog che si occupa esclusivamente di film brutti, dare spazio, una volta all'anno (non di più, ci mancherebbe), all'eccezione che conferma la regola: una recensione positiva. Per il 2008, consapevoli che non ci sarà di meglio, la scelta è caduta su "The Wrestler". Buona lettura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;di Ray Stantz&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo visto un film, ieri. Prima che qualcuno rompa le palle, non si tratta di plurale maiestatis: eravamo in tre, abbiamo. Fresco vincitore del Leone D'Oro alla Biennale di Arte Cinematografica di Venezia (che, coerentemente, si tiene ogni anno - altrimenti, trattandosi della 65ma edizione, dovremmo dedurre che sia iniziata nel 1878, con qualche problema quanto all'arte del cinema).  Anche se qui siamo (ecco, QUESTO è un maiestatis) su primatiguardopoitirovino, ci sentiamo liberi di parlare di un film che ci è piaciuto, molto. Gran cosa The Wrestler. Molto ben fatto. Molto Aronofsky: bravo regista, già autore di buone cose, questa in particolare somiglia a mio parere a Requiem for a Dream - non tanto per le tematiche o lo stile quanto per la mancanza di redenzione. Stile personale, ottima cura dei dettagli. Molto, moltissimo Rourke. Riuscire a recitare, ed a farlo a questi livelli altissimi, praticamente senza faccia è prova davvero straordinaria. Buono anche il resto del cast, in particolare la Tomei - e non vi fermate a guardarle le chiappe, maiali! Eccezionali le musiche - un flash nel metal e negli anni '80. E lo ammetto: c'è un momento, nel finale, un momento quasi di redenzione e svolta e amore e comprensione e vita, un momento in cui Micky dice - come solo lui, con quella sua non-faccia e quegli occhi così, può dire - dice "E' là fuori che io mi faccio male", un momento in cui siete convinti che non importa la qualità del film, la veridicità, il dolore, l'arte e la catarsi o qualsivoglia altra stronza considerazione profonda, tutto cambierà e tutto andrà bene e si salveranno a vicenda dalle loro vite storte. Ed invece, quando in sottofondo parte il riff di Sweet Child of Mine, quando vi ritrovate di colpo a vent'anni fa e non sapete nemmeno come ma in un attimo tutto è di nuovo e per sempre chiaro, invece allora sapete come andrà e sapete che è giusto così. Non moralmente, no. E' solo placido realismo. Intanto vi siete commossi, magari. E magari fareste meglio a non dirlo in giro. Teniamocelo per noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo il punto era un altro, però, e sarebbe il caso che lo esternassi. Il film di cui parlavo sopra ha vinto il Leone d'Oro - assegnato da una giuria presieduta da Wim Wenders. Wenders ha girato dei film splendidi, negli anni che furono. In tempi più recenti lui come molti altri grandi è - ahinoi - assai decaduto. Ma evidentemente non ha perso l'occhio per il cinema, il vero cinema, quello che accade sempre più di rado. Soprattutto, non ha perso il coraggio. Ce ne voleva, per premiare questo film in una mostra che ambisce a coniugare un po' di sano divismo a scopi pubblicitari (sennò che cazzo portiamo Brad Pitt - o altro manzo a scelta, a seconda dell'annata - al Lido a fare?) con premiazioni sempre più insopportabilmente intellettuali. Questo film americano (anche se indipendente), questo film di Aronofsky (che è bravo e si sa, ma mica è nato in Kyrgizistan, quindi non può esser regista da Leone d'Oro!), questo film con Mickey Rourke, orrore! orrore!, questo film onesto e vero e magnifico ma col difetto cinefilicamente mortale di non essere palloso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamocene, sarebbe il caso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4636644556215790920?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4636644556215790920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4636644556215790920&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4636644556215790920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4636644556215790920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/09/film-bello-dellanno-wrestler.html' title='Film bello dell&apos;anno - The wrestler'/><author><name>egon spengler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05860517150163987777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1137000339690176535</id><published>2008-07-31T18:29:00.008+02:00</published><updated>2012-02-19T16:18:24.334+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marc Caro'/><title type='text'>Dante 01</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi dispiace, lo dico sinceramente, dover parlar male di Marc Caro. Assieme al collega Jeunet aveva messo insieme, circa quindici anni fa, un film onirico e pieno di idee come Delicatessen. Adesso invece (sarà stato il transito per la saga di Alien) eccolo affondare in un’operaccia vuota, insensata e volgare. Senza nemmeno la redenzione visiva, che a volte rianima autentiche porcherie come The Cell.&lt;br /&gt;Dante 01 (riferimento non richiesto alla Commedia), infatti, è un pasticcio che mescola simbolismo di bassa lega, claustrofobia stile Alien3 (ahi) e sofferenza gratuita. Con un montaggio in stato confusionale e una regia dopata dal computer.&lt;br /&gt;Di fatto, si tratta né più né meno che di un colossale Grande Fratello (quello moderno, imbarbarito dal reality) su una colonia di detenuti in una stazione orbitale, sui quali, grazie all’arrivo di una nuova ricercatrice, carina quanto spietata, si conducono raccapriccianti esperimenti. Sarà tuttavia una delle cavie, appena aggregata ai compagni di sventura, a frustrare gli intenti della novella Mengele.&lt;br /&gt;Il film si snoda, per una lunghissima ora e mezza, fra la sala monitor e gli interni delle galere, in un balletto di sguardi fra prede e carcerieri interrotto soltanto dalle risse fra i detenuti e gli esperimenti degli scienziati. Questi ultimi meritano una citazione a parte: quando più loro aggrada, addormentano i malcapitati con apposito gas, poi ne scelgono uno a caso, inoculandogli un terribile virus che fa strazio delle sue interiora, ed esaminano tranquillamente la scena.&lt;br /&gt;Ciò, perlappunto, fino all’arrivo del suddetto Salvatore, il quale, grazie a poteri prodigiosi, viene in soccorso dei colleghi estraendo ed inghiottendo personalmente i vermi solitari che allignano nei loro corpi, passando il resto del tempo a sudare e contorcersi per il dolore. Il nostro, come se non bastasse, riuscirà anche a salvare le sorti dell’astronave-prigione, destinata a schiantarsi su Dante 01 (nome del pianeta infernale che dà il titolo al film), mettendosi autenticamente in croce (!) nello spazio (!!) e assorbendo le fiamme (!!!) provenienti dall’atmosfera.&lt;br /&gt;Vi risparmio altri dettagli insignificanti, come la solita morte dei cattivi (ricercatrice figa e partner innamorato) che nel tentativo di fuga finiscono risucchiati da Dante, oppure i misteriori titoli tra una sequenza e l’altra (“secondo anello”, “terzo anello”, nemmeno fosse un plastico dello stadio di San Siro), perché il riferimento cristologico basta e avanza.&lt;br /&gt;Solo, per finire, un appunto sul design. Passi per la forma dei batteri infilati nelle cavie, che hanno l’aria di un delirante pezzo di lego. Ma che siano anche uguali, in scala 1 a 10, all’astronave, sembra veramente troppo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Dante 01&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;La frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"ah, perchè vorrebbero farci credere che lui ha salvato l'astronave. E' ovvio che si schianta ugualmente"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi ha già visto Alien 4 (e conosce il regista), Alien 3 (e conosce la claustrofobia), Alien e basta (e conosce la fantascienza).&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1137000339690176535?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1137000339690176535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1137000339690176535&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1137000339690176535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1137000339690176535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/07/dante-01.html' title='Dante 01'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8772566489389170790</id><published>2008-07-30T11:45:00.011+02:00</published><updated>2011-03-27T18:59:41.613+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Le morti (?) di Ian Stone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Io ci ho visto Ghost, Matrix e Ricomincio da capo. Ma c’è chi suggerisce Dark city, Final destination e perfino Harry Potter. Probabilmente però il prestito più autorevole delle Morti di Ian Stone è il precedente capolavoro del suo regista, Dario Piana: Sotto il vestito niente 2. Perché quest’ennesimo teen horror estivo, che sa di afa e sale vuote, si può salvare giusto nel titolo. Per il resto è la solita, macchinosa, rifrittura in cui annaspa tuttora il genere. Con tanto di spiegazioni eccessive, buchi nella sceneggiatura e un generale senso di inutilità.&lt;br /&gt;La trama. Beh, auguri. C’è un campione di hockey (Ian Stone) che in un tetro post-partita soccorre un malcapitato nei pressi di un passaggio a livello, scoprendo poi, suo malgrado, che si tratta di un mostro lì per ucciderlo. Muore, piallato dal treno in corsa, per poi ritrovarsi, come per incanto, impiegato d’azienda oberato di lavoro. Torna a casa, finito lo straordinario, e incrocia in ascensore un uomo disperato con valigetta. Lo vede fuggire e poi morto, sul marciapiede, con un affabile sconosciuto che gli succhia via il sangue dalle vene. Finirà, anche in questa vita, ammazzato, stavolta dalla sua fidanzatina. E risorgerà.&lt;br /&gt;I passaggi successivi sono pura legge di Murphy: disoccupato, drogato terminale, malato in ospedale immobilizzato da un’orrenda struttura ferrosa. E con la morte violenta (salvo alla fine, ovviamente) a fare da sipario tra un’esistenza e l’altra. Le domande si accumulano. Chi lo vuole uccidere? Perché si risveglia da un’altra parte? Chi è la misteriosa ragazza che fa da pendant (o da Caronte, a seconda dei punti di vista) tra un decesso e l’altro? Grazie a una prodigiosa delucidazione di un vecchio malconcio – giunta, ahinoi, dopo soli quindici minuti di proiezione - possiamo sapere, insieme allo stralunato Ian, che egli, in una vita precedente (che palle!) era una specie di Angelo della Morte, che sbattendosene della presunta immortalità della sua specie aveva fatto fuori un proprio simile. Causa: l’amore per la ragazza di cui sopra, passata da vittima predestinata (gli Angeli ammazzano gli umani solo per drogarsi della loro paura negli attimi precedenti la fine) ad eroina salvifica.&lt;br /&gt;In tutto questo, le ripetute morti inflitte a Ian sanno, più che di vendetta, di pulsione masturbatoria: tanto non lo si uccide mai del tutto, lo si fa solo soffrire. E non a caso a capo della bandaccia di mostri c’è la solita amante tradita, Angelo-Demone pure lei. Quanto al vecchio di prima, non è né più né meno che un collega del protagonista, anch’egli stufo di succhiare il sangue alla gente, che cospira per fargli ricordare il suo passato, unico modo per uscire dalla spirale di decessi in cui è stato intrappolato. Ottimo, fra l’altro, il trattamento del personaggio: all’inizio del film viene rapito dai cattivi, i quali tuttavia – così dicono – ignorano chi sia la talpa che fornisce al nostro le preziose informazioni. E allora? Per (non) capire bisognerà attendere l'insopportabile pre-finale, con tanto di ulteriore monologo. Il resto è sangue, violenza e malcelato sadismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Le morti di Ian Stone&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Era meglio Hellboy 2"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi ha già visto Ghost (e i fantasmi sui treni), Matrix (e i costumi tenebrosi), Ricomincio da capo (e le storie circolari) ed ha un bel ricordo del film&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKK&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8772566489389170790?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8772566489389170790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8772566489389170790&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8772566489389170790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8772566489389170790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/07/le-morti-di-ian-stone.html' title='Le morti (?) di Ian Stone'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8879781641479259987</id><published>2008-06-20T12:55:00.006+02:00</published><updated>2012-02-18T14:20:33.643+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sidney Lumet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>ONORA IL PADRE E LA MADRE - OVVERO "LUMET LUMET PERCHE' NON SEI PIU' LUMET?"</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sidney Lumet ha, durante la propria lunga carriera, prodotto film memorabili (da La Parola ai Giurati a Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani). Non vogliamo insistere qui sulla convenienza del ritirarsi all'apice del successo, della qualità del proprio lavoro. Tuttavia, a volte, risulta inevitabile chiedersi cosa abbia spinto un uomo tanto lodevole a non scegliere un buen retiro bensì ad infliggere a se stesso, alla propria carriera, infine pure a noi una tale ingiustizia. Trattasi di debiti? Debiti di gioco? Se la prontezza mentale del fu maestro è quella denunciata da quest'opera, consigliamo affettuosamente di non tentare alcunchè di più rischioso o frenetico di un Totip - già un tresette tra amici potrebbe avere esiti disastrosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorremmo tediarvi con la trama - e, statene certi, non sarebbe piacevole. Disgraziatamente la messa in scena è peggiore. E, inganno supremo, il primo tempo potrebbe lasciar qualche speranza residua. Ma il secondo vi macina inesorabilmente le gonadi, sfruttando tutte le più letali armi del caso: lentezza, macchinosità, pretenziosità. E ancora: mancanza di pathos, ripetitività, prevedibilità. Sentitevi liberi di proseguire l'elenco, a piacimento. Non commettete però l'errore di volerlo usare come sonnifero: fallisce anche in ciò, e vi rimarrà solo un carico di noia e di pesantezza sufficiente fino all'età pensionabile (Sidney, leggi tra le righe: è ora!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per replicare ad ogni immaginabile motivo di interesse:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;potreste voler apprezzare le doti attoriali di Seymour Hoffman, ma finirete piuttosto con l'ammirarne le cadenti carni (natiche in primis) in una scena di amplesso, e col domandarvi perchè abbia accettato una parte che, pur sulla carta (lì e soltanto lì) potenzialmente interessante, evidentemente lo mortifica nella pratica;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;potreste voler gustare la piacevolezza estetica e recitativa di Marisa Tomei, ma i nudi (lodevoli!) non bastano a dare un senso a due ore di sopportazione, e tutto sommato potete benissimo scaricarveli da internet - sulla parte tacciamo per eccesso di bontà;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;potreste voler rimirare il giovin (ancora? ma crescere, no?) Ethan Hawke, ma sinceramente il belloccio si aggira per il set perennemente con espressione un po' così, a mezz'asta (domanda: quante mosche ingurgita, costui, nella giornata media, girovagando con la bocca semiaperta in catatonica contemplazione del nulla?), ed il piagnucoloso personaggio ripugnerebbe anche la più veemente delle sue fan;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;potreste infine voler pagare un tributo ad Albert Finney, che ha in effetti la classe che ha, ma tra Allen, Burton e Lumet sta partecipando a tanti funerali di carriere altrui da far pensare che forse sarebbe l'ora tumulasse la propria.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Se state ancora pensando che ne valga la pena perchè "è un film di Lumet" ascoltate dei fessi che di tal errore hanno pagato (non solo alla cassa) le conseguenze: non ne vale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Onde sollazzarvi un poco (chè a noi questi ricordi ispirano tristezza, e noia, tanta noia...) vi raccontiamo brevemente (Sidney, di nuovo, capta il messaggio: brevemente) la vicenda:&lt;br /&gt;due fratelli portano avanti le proprie vitacce come possono. Il maggiore (e grasso) ha un lavoro da grana, ma non abbastanza per le sue ambizioni, ergo maneggia denaro in modo illecito. Nel tempo libero, porta la moglie a Rio per ritrovar la voglia di scopar e si reca da una snobissima checca per bucherellarsi le vene, il ragazzaccio. Il minore è un perdente, in ogni senso - non ci chiedete di parlarne troppo. Basti sapere che si scopano la stessa donna, solo che uno (sovrappeso) la mantiene pure, mentre l'altro (spiantato) non potrebbe. I due, uniti dal bisogno di contante (per sesso &amp;amp; droga e sesso &amp;amp; debiti, rispettivamente), optano per la soluzione che tutti i figli amorevoli di questo mondo sceglierebbero: rapinare la gioielleria degli anziani genitori (per inciso, un plauso ai distributori italiani per la scelta del titolo - mai correre il rischio che il film ci sorprenda in qualche modo, sputtaniamo tutto subito!). Indovinate? Qualcosa va storto, e la vecchia madre ci lascia le penne. Di qui, un'escalation inesorabilmente lenta e prevedibile di fattacci, che l'autore ci propina in ordine cronologico sparso (ohhhh, che espediente! Tarantino salvaci tu!): minacce, estorsioni, morti ammazzati, rivelazioni tragiche. Il ciccione è un merda (il piano è suo, e poi si droga, e poi è grasso quindi come potrebbe esser un buono?), ma vien fuori che da piccolo l'han poco amato, ed allora sì che la psicologia si spreca. Quell'altro è un fallito, un piagnone, un perdente. Il padre è un maniaco giustizialista, ingrifato all'idea di vendicare costi quel che costi l'amata perduta. La madre, probabilmente l'unica decente della famiglia, è andata. Il resto dei personaggi è più piatto dello schermo sul quale, ahinoi, prendono vita (si fa per dire). Sangue ed incazzature il giusto. Servire freddo, trangugiare senza gustare - non ci sono alternative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,102,255)"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,255)"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,255,51)"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;ONORA IL PADRE E LA MADRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,102,255)"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,204,204)"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,255)"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;"però, figa la Tomei" ovvero, per tutto il resto del film "si, ma che palle!"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,255)"&gt;Sconsigliatissimo: &lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;a chi amava Lumet e non vorrebbe smettere, a chi ammira uno qualsiasi dei protagonisti, a chi non ha troppi peccati da espiare - meglio i lavori sociali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,255)"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,255)"&gt;Giudizio: &lt;span style="COLOR: rgb(51,255,51)"&gt;KKK &lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;(dovrebbe esser peggio, ma è troppo palloso anche per i Kevin)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8879781641479259987?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8879781641479259987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8879781641479259987&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8879781641479259987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8879781641479259987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/06/onora-il-padre-e-la-madre-ovvero-lumet.html' title='ONORA IL PADRE E LA MADRE - OVVERO &quot;LUMET LUMET PERCHE&apos; NON SEI PIU&apos; LUMET?&quot;'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2222988125125817592</id><published>2008-06-17T17:31:00.011+02:00</published><updated>2012-02-19T16:16:54.310+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sly'/><title type='text'>Un grande ritorno - io! E (John) RAMBO...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A 20 anni di distanza dalla sua ultima apparizione sul grande schermo, torna per la letizia di grandi e piccini l'eroe degli eroi, il reduce dei reduci, la mascella ed il labbro più prominenti del cinema di guerra americano - John Rambo è di nuovo tra noi! Venghino siòre e siòri, venghino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda (??) si svolge stavolta in una piovosissima ed assai violenta Birmania (avete notato come la location delle avventure di Johnny sia vieppiù decadente? dalla provincia americana ad un sempre valido ritorno al Vietnam ad un Afghanistan ante guerra contro il male by Bush e soci - sarà mica profetico, lo Sly? - a questa sozzura di paese). Stallone ci informa, in fase di presentazione dell'opera (???), che intendeva sensibilizzare il grande pubblico alle guerre invisibili, nascoste, poco presentate dai media. Nobile intento vivificato da una messa in scena indubbiamente all'altezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi: un gruppo di semi-fanatici religiosi si reca laggiù a scopi umanitari, senza ben capire che rimarrà incastrato in una fetente guerra intestina (si informassero prima leggendo la Lonely Planet, come fa il Pentagono). Trovano sulla propria strada un innocente barcaiolo a nome John Rambo, ritiratosi da precedenti attività per godersi la pace del clima fluviale Birmano (in mezzo a pioggia densa come piscio - che non si arresta tranne che nelle scene di massacro, ove giustamente non si vuole rovinare la visuale - soldati inutilmente feroci e ferocemente inutili, lotte mortali tra serpenti et cetera - de gustibus...). Ritengono, i fessi, di poter compiere la propria missione da sè, e si intestardiscono a convincere il pacifico (come un bovino, stando all'espressione) John a condurli in barca alla loro meta. La convinzione ha luogo a mezzo di una avvenente fanatica che, a seguito di intenso scambio di sguardi tra i propri occhioni ed il labbro inferiore di Rambo (che oramai pesa 30 kg, vive di vita propria e merita riconoscimento a parte nei titoli di coda), ne vince le reticenze e, supponiamo, il cuore. Egli dunque li conduce via fiume al luogo desiato, tour ameno a prezzi modici che include veloce dimostrazione di arte del massacro del guerrigliero autoctono. Exeunt i fessi, se ne torna a casa Rambo, entrano in scena i suoi colleghi macellai: nella fattispecie, un gruppetto di assassini stracciabudella (altrui) ingaggiati da un altro prete americano onde recuperare il precedente gruppo di, ovviamente a questo punto, dispersi-rapiti-torturati. Nuovamente convinto dal ricordo (serbato vivissimo dal proprio labbro) dell'avvenente maniaca di cui sopra, il John si porta a spasso per il fiume questo manipolo di "duri" (che non risparmiano battute sagaci, sullo stampo di "e poi mandano un Diavolo - indicando sè stesso - a fare il lavoro di Dio. Ironico, eh?") e, giunto a destinazione, vorrebbe unirsi a loro nel tentativo di recupero - il Soldato Ryan ha fatto scuola, sembra. Schernito dai bruti ("tornatene a casa, barcaiolo!") John lascia la custodia del suo rottame galleggiante ad un giovane del luogo (uno dei pochissimi autoctoni a non lasciarci la pellaccia) e si imbosca onde portare avanti la missione a modo proprio. Naturalmente ciò si rivela il fattore decisivo. Quando la marmaglia di soldatacci di ventura si ritrova alle strette, ecco intervenire Lui: al culmine di una scena (esilarante) in cui i ferocissimi (!!) Birm-cong si sollazzano spargendo mine in una grossa pozza d'acqua e costringendo dei prigionieri a farsi di corsa delle vasche nella medesima fino ad esaurimento del materiale umano, i guerriglieri intervengono, finiscono quasi sodomizzati dalle preponderanti (ma dove?) truppe locali, si vedono infine salvati da Robin Hood-Rambo che, armato di arco e frecce, stermina i cattivi come ai giorni belli. Mirabile il tiro col quale trafigge al collo (da qualche centinaio di metri, per gradire) uno dei malcapitati, facendolo piroettare nell'aere ed atterrare 'n coppa (scusate il napoletanismo) ad una delle mine dallo stesso piazzata poc'anzi. Se non è giustizia poetica questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue espletamento della missione. Non vorremmo rovinarvi il godimento rivelando troppi dettagli, lasciateci solo dire che la quantità di morti ammazzati, sbudellati, scarnificati, tradotti in ragù di Birmano dal tiro ravvicinatissimo di una mitragliatrice che spara cartucce grosse come piccioni (e meno male che John è coperto da una sorta di parabrezza, altrimenti il conto in lavanderia sarebbe esorbitante) ed insomma variamente sparpagliati per la jungla è assolutamente strabiliante. Una festa per gli occhi. Fuochi d'artificio. Altro che Hana-Bi, Kitano fatti da parte. Chicche di passaggio: il capo dei malvagi è un pederasta ripugnante, al quale però il Rambo riserva una morte relativamente più clemente - lo sgozza col suo machete da passeggio (sarà mica diventato politically correct, lo Sly?). Finale in gloria: ispiratissimo dalla giovine pulzella, il John che fa, finalmente copula dopo 4 film ed una quantità di morti ammazzati che nemmeno il colera? No! Se ne torna negli USA, a vivere in miseria, ma con dignità (non ci crede nessuno). Rimane aperto il concorso per stabilire il nome del parente da cui si reca - sulla ineffabile cassetta della posta prospiciente l'ineffabilissima fattoria sgarrupata svetta la scritta "R.Rambo". Ricky? Rapax? Rihanna? Rognone? Ai posteri, come sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine (del nulla): controllando su www.imdb.com se mi sfuggisse qualche dettaglio, mi avvedo di due cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1- stando ai fan americani la location è Burma, Thailandia. Resto dell'idea di aver sentito chiaramente Birmania. O forse l'assonanza mi ha distratto. O forse han tradotto male in Italiano. O forse potrebbe non fregarcene di meno, dato che il Paese (checcè ne dicesse Sylvestrone) conta meno di un kaiser per il nostro Eroe - sempre musi gialli massacrati sono, dopotutto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2- il voto medio dei "cinefili" (mah) americani a questo film (mah) è 7.5/10. Sarò io che son prevenuto, pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 255);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;JOHN RAMBO&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"non sono venuto a salvare Rambo da voi, ma voi da Lui" (si, il primo era il migliore - la frase, profetica in senso cinematografico)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;non saprei... siete pacifisti? siete religiosi? siete soldati di ventura? siete Thailandesi (o Birmani, insisto)? siete amanti del cinema? sapete almeno leggere???&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKKKk &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(perchè no, i cinque Kevin non li dò...)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2222988125125817592?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2222988125125817592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2222988125125817592&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2222988125125817592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2222988125125817592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/06/un-grande-ritorno-io-e-john-rambo.html' title='Un grande ritorno - io! E (John) RAMBO...'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7833565767317911234</id><published>2008-06-16T18:12:00.020+02:00</published><updated>2012-02-19T16:16:09.038+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mark Wahlberg'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M. Night Shyamalan'/><title type='text'>E venne il giorno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sì, lo ammetto. L'ho fatto. Anche se mi ero ripromesso di non tornare mai più a vedere un film di M. Night Shyamalan (una bambola, ovviamente indemoniata, a chi indovina la pronuncia del cognome).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avevo abdicato dai tempi di The Village, ma ero incazzato sin dai gloriosi fasti di Unbreakable (chiunque ami la pettinatura di Samuel L. Jackson in quel film ha qualcosa da farsi perdonare). E non avevo visto le imprese di Signs e Lady in the water. M'erano bastate le critiche degli amici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma l'ho fatto. Ancora. Inconsciamente speranzoso che potesse ripetersi un Sesto senso, qualcosa di attinente al noir, o mal che vada al thriller. Insomma, c'era pur sempre l'Apocalisse di mezzo, anche se il manifesto, checchè ne dica Night eccetera, è identico all'idea di fondo di The Stand, uno di quei libri scritti da Stephen King quando non era così milionario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E ci sono cascato. Un'altra volta. Preso all'amo dell'ennesimo pretesto, le morti senza motivo che al cinema sono un crimine, la fascinazione per l'assurdo a dispetto della storia, dei personaggi. Qualcuno spieghi a Night la sceneggiatura, possibilmente con l'ausilio di qualche spettro rompiglioni e un po'di vento, così si convince più facilmente, visto che - citando un'ottima definizione - "è un fissato del paranormale".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Orbene, sono buono oggi, dunque ve lo dico subito. Se v'interessa il film non leggete oltre, perchè vi spiattello la trama (?), il finto finale, e la mancanza di senso del tutto. Con insulti acclusi, come si conviene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siete ancora qui? Allora proseguo. La storia inizia con qualche pugno ben assestato. A Central Park, la gente che passeggia improvvisamente si ferma all'unisono. Nell'immobilità, una ragazza su una panchina si accorge che l'amica lettrice ragiona all'indietro. Surrealismo già visto in Time di Alessandro Maggia, verificate se non conoscete, che opportunamente durava dieci minuti, essendo un corto di genere. Ma qui c'è un'ora e mezza almeno, dunque via col sangue.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La lettrice suddetta si infilza con una spilla per capelli, mentre l'amica si sta già orripilando che tutto si è bloccato senza motivo, tutti hanno perso la testa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Capiremo subito dopo che le persone non si limitano ad arrestarsi. Si suicidano. Ognuno nei modi più acconci alla propria professione, il che è un'ode al grottesco che, lo confesso, mi ha parecchio divertito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In ordine di apparizione:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Gli operai si infortunano sul lavoro, gettandosi dalle impalcature;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- I poliziotti si sparano un colpo con la pistola d'ordinanza (poi, bella fumante, sfruttata anche dai comuni cittadini, del resto non è questo il senso di "to protect and to serve"?);&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- I marines si fucilano decantando le lodi della propria arma (allo stesso modo di Full metal jacket, Stan, scusaci tanto);&lt;br /&gt;- Le vecchie bigotte si sfracellano la testa sui vetri della propria magione, a suon di preghiere e stregoneschi deliri;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Gli altri procedono in ordine sparso: c'è chi sta fuggendo in macchina e si schianta con rincorsa contro un albero, chi, più piccino, dice alla mamma terrorizzata parole insensate al cellulare, prima di tuffarsi da una finestra, chi si sdraia sull'erba saggiando di persona le virtù di una megafalciatrice.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In tutto questo, una sola scena degna di nota. Gli impiccati sul vialetto di una cittadina di provincia, esposti all'improvviso allo sguardo pietrificato di alcuni fuggiaschi. Ma varrebbe di più se non fosse un saccheggio del Sesto senso, almeno nelle atmosfere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per il resto. Una comica esibizione di Mark Wahlberg, nel film un didascalico professore di scienze, che sfodera immancabilmente la stessa espressione perplessa, sia che debba salvarsi da un pericolo imminente, sia che gli chiedano se gli piacciono gli hot dog. Insieme a lui, un'inquietante ragazza dalle pupille dilatate (non mi ricordo il nome dell'attrice, non chiedetemelo, mi fa paura) e un John Leguizamo totalmente fuori parte, passato dai balli luccicanti di Spike Lee alla desolazione della campagna epidemica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi chiederete: e la trama? Non saprei. La gente prende a suicidarsi, tutto qua. Scappa (non si sa dove), finchè non le arriva la tentazione definitiva. Roba deprimente, benchè, per fortuna, senza troppa musica. La causa? Scartati i terroristi e le relative armi chimiche, la soluzione starebbe nelle piante, plurincazzate col genere umano, che a suon di vento sbarellano i terrestri grazie a una prodigiosa tossina emessa all'uopo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò, ovviamente, non spiega perchè i protagonisti (Wahlberg e signora, più bambina degli amici resa orfana dai terribili eventi) si salvino, perchè la sequela di morti autoindotte si arresti all'improvviso, perchè, ancora, il tutto ricominci in altra location, a Parigi, con postilla degna dell'horror classico, purtroppo usata a sproposito, mancando una storia a giustificarla.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, non vi fate troppe domande, a proposito di questo film. Soprattutto, non chiedetevi, come faccio io, perchè non duri solo dieci minuti. Per rispondervi, basta aprire - dopo - il vostro portafoglio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nota a margine:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non perdetevi due autentiche prodezze registiche:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1- Mark Wahlberg che parla con una pianta di plastica, pura pornografia nel senso già discusso in Blueberry Nightsmare;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2- Una terrificante vecchiaccia avulsa dal mondo che tiene una bambola orrenda sul letto. Mero inserto horror, ovviamente del tutto inutile. Good Night, Shyamalan.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;E venne il giorno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"questo film l'ha prodotto Al Gore" (oppure, per i meno pacifici: "incendiamo subito la foresta Amazzonica")&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chiunque cerchi una trama, un senso, una storia. Anzi, parafrasando Vasco, un senso a questa storia.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7833565767317911234?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7833565767317911234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7833565767317911234&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7833565767317911234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7833565767317911234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/06/e-venne-il-giorno.html' title='E venne il giorno'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-5406384394630549819</id><published>2008-05-01T16:59:00.013+02:00</published><updated>2012-02-18T14:28:54.385+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torso McConaughey'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Tutti pazzi per l'oro</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Questo non è un blog pornografico (non ancora perlomeno, ci stiamo lavorando), tuttavia la presente recensione riguarda, indiscutibilmente, un film porno. Porno non, nell'accezione comune, quale esibizione di corpi nudi che fanno sesso, ma in quella, più ampia, di svuotamento del significato: immagini che riempiono senza dire, scene che mostrano senza esprimere, storie che avanzano senza raccontare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutti pazzi per l'oro è proprio questo: una commedia che non fa ridere, un film d'azione privo di montaggio, un pretesto per esaltare le doti fisiche di Torso McConaughey talmente smaccato da apparire grottesco. Insomma, un bersaglio costantemente mancato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il film, ai fini del girato, potrebbe tranquillamente durare 20 minuti: è la solita rimasticatura della caccia al tesoro, con crisi coniugale sullo sfondo, e bellocci a copertura. Si salva infatti il bikini di Kate Hudson, ma è un po'poco, per un'ora e mezza di improperi al regista. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Piuttosto, complimenti agli sceneggiatori (?): idiozie a parte, mettono insieme un meraviglioso pamphlet sulla tolleranza zero. Le donne sono stupide, i gay isterici, i vecchi rincoglioniti (menzione d'onore per Donald Sutherland, si spera che l'Alzheimer l'abbia colpito soltanto sul set), i neri gangster e gli ucraini ucraini. Non si salva nessuno, compresa la forma fisica di Malcolm Jamal Warner, per tutti Theo dei Robinson, che a occhio e croce ha messo su almeno 50 chili da quando lo coglionava Bill Cosby. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dire che l'intera operazione puzzi, è perfino pleonastico: dopo un'ora di visione si è diffuso in sala un inequivocabile odore di calzini. Escluse le ipotesi più attendibili (spettatori della fila dietro in conflitto col sapone, impianto d'aerazione andato a male, fabbriche di mangimi in saturazione, non essendo il cinema dalle parti di Ferrara), abbiamo concluso che non poteva che trattarsi del film stesso. Se vi capita, niente paura: scolatevi la Pepsi in dotazione, e usatela come maschera ad ossigeno. Non garantisco, ma può funzionare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Attenti, infine, agli effetti collaterali: dopo un capolavoro simile, potrebbe venirvi voglia di vedere l'intera filmografia di Ejzenstejn. Senza didascalie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Tutti pazzi per l'oro&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"Come hai imparato a guidare l'aereo?" "Con la playstation"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chiunque voglia vedere un porno. Nell'accezione comune.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-5406384394630549819?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/5406384394630549819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=5406384394630549819&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5406384394630549819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/5406384394630549819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/05/tutti-pazzi-per-loro.html' title='Tutti pazzi per l&apos;oro'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1083872565438056254</id><published>2008-04-06T18:28:00.022+02:00</published><updated>2012-02-18T14:18:21.185+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wong Kar-Wai'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>My blueberry nights(mare)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Premetto una cosa. Prima di giovedì, non avevo visto un film che è uno di Wong Kar-Wai. Alcuni hanno detto - e scritto - del recensendo capolavoro che "si capisce meglio" se si conosce anche il resto della filmografia. Mi fa piacere. Ma questa non è una retrospettiva su di lui. Dunque, se volevate i complimenti, girate altrove.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Veniamo a noi. Un bacio romantico, si chiama. Meglio, l'hanno chiamato. Per renderlo più appetibile a chi non ama i mirtilli (e le torte di mirtilli). Ma il titolo originale è My blueberry nights, di per sè non privo di suggestione. E di inganno, visti gli esiti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Storia. Boh. C'è un bar a New York gestito dal piacionissimo Jude Law, in versione Paolo Maldini. Ci capita Norah Jones, la cantante Norah Jones (non male come attrice, unico aspetto positivo del film), in rottura di fidanzamento. Si conoscono, non si amano. Almeno non ancora. Perché lei, per dimenticare le tristezze sentimentali, va a impiegarsi lontanissimo, in un bar popolato da poliziotti ubriaconi (David Stathairn, tutto mestiere e guance ciondolanti) e relative mogli infedeli (Rachel Weisz, davvero pessima, almeno quando deve recitare). Tornerà solo alla fine del film, diversa e più consapevole, come tutte le donne che tornano alla fine del film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ripieno, se così si può dire, di questo girovagare, sono due sequenze interlocutorie: una, di Jude Law, con una ex che assomiglia a Monica Bellucci, e un'altra, di Norah Jones, con una giocatrice di Texas Hold'em (Natalie Portman, truccata da quarantenne e del tutto fuori parte). Entrambe inutili, non solo ai fini della trama, peraltro inesistente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora, puntualizziamo. Ci piace il cosiddetto cinema "di regia". Ma non i manierismi, le vanità, gli esperimenti gratuiti. Perché le inquadrature dovrebbero comunque raccontare. Avere una storia, e non un pretesto. Non ci importa nulla che Wong Kar-Wai ami lo stile documentario, conosca i segreti di una profondità di campo, azzecchi i giochi col punto di vista. E'roba da poco, senza un'idea in mezzo. E per cortesia, ci risparmi la grammatica: non si può girare un intero film solo coi primi piani, mettere la musica (Otis Redding, e ovviamente Norah Jones) a commento di qualunque scena, sfumare le immagini per puro opportunismo. Così, data anche la tematica, ne viene fuori una versione "happy meal" del peggior Abel Ferrara. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanto infine alla sceneggiatura. Se ci dimentichiamo le parentesi pornografiche, ad uso e consumo dell'impaziente regista (memorabile, in questo senso, la scena in cui ad entrambi i protagonisti sanguina il naso), ci resta solo una situazione, degna del miglior sogno erotico: battere al river Natalie Portman, con una scala colore contro un poker di re.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;My blueberry nights&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"e via con Otis Redding"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a chi cerca la scrittura, l'onestà intellettuale, la regia al servizio dei personaggi. Cioè, insomma: il cinema.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1083872565438056254?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1083872565438056254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1083872565438056254&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1083872565438056254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1083872565438056254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/04/my-blueberry-nightmare.html' title='My blueberry nights(mare)'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-218010698389284729</id><published>2008-04-06T17:44:00.015+02:00</published><updated>2009-11-19T15:53:49.113+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>Rec</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Pensavate di esservi liberati di noi (e come darvi torto, del resto?), ma parafrasando Carlito Brigante, beh: non siamo ancora pronti a fare fagotto. Quindi, nuova recensione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per l'occasione, rispolveriamo il caro vecchio genere horror (ne parlo io, chè a Stantz gli schifa, a differenza dei pupazzetti), mai abbastanza spompato come al giorno d'oggi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rec, signori. Rec produzione spagnola, brividi fatti in casa, location condominiale. Ah! Lo so. Ci aveva già provato Polanski, anni orsono, con L'inquilino del terzo piano, e lì, in fatto di disturbo, trovate registiche, dirimpettai zombie, eravamo dalle parti del capolavoro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma qui, meglio lasciar perdere. Sì, la protagonista Angela, al secolo Manuela Velasco, è carina (porta benissimo i 32), il programma televisivo in cui lavora ha un bel titolo ("Mentre tu dormi"), l'idea di far partire il carrozzone da una sonnolenta caserma dei pompieri di Barcelona è originale. A parte ciò, l'intera operazione è da dimenticare, per vari motivi:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1- La telecamera a mano che continua a girare in soggettiva per l'intero film, senza staccarsi dalle dita dell'operatore (il fido Pablo), nemmeno di fronte ai pericoli più indicibili, l'avevamo già vista in Cloverfield.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2- Ci era piaciuta di più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3- Nonostante questo, confidavamo nella sottile inquietudine dell'orrore artigianale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;4- Ci sbagliavamo. I personaggi sono grotteschi, le scene ridicole, la giustificazione di fondo del caos (misteriosa infezione rabbiosa venuta da chissà dove) risale ai tempi di Romero. Almeno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;5- La scena finale, che riconduce il tutto a una sorta di tana del maligno (bambina, ora ragazza, indemoniata, con concerto di foto sbrecciate, crocifissi e candeline, il tutto in soffitta unta e bisunta), dà solo fastidio, ma in compenso regala la fine del film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;6-Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;P.S.: Vedetevi comunque l'epopea della vecchia che dà la scossa (?) al film. Climax indimenticabile: i pompieri intervengono perché la signora dell'ultimo piano dà via di matto, salgono le scale, la trovano in camicia da notte e insanguinata, provano a soccorrerla, lei si mangia la faccia del capitano e viene - solo temporaneamente - neutralizzata. La ritroveremo alcune scene dopo, più vegeta (viva è una parola grossa) che mai, che gioca a nascondino con l'ennesimo malcapitato, beccandosi una ringhiera direttamente sui denti. Due volte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Rec&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Tranquila, tranquila!". Segue zombie.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;: &lt;/span&gt;A chiunque ha amato La notte dei morti viventi, ha odiato The Blair Witch Project, s'è già visto Cloverfield (ed è di buonumore) o Prospettive di un delitto (ed è incazzato).&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;KKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-218010698389284729?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/218010698389284729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=218010698389284729&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/218010698389284729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/218010698389284729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/04/rec.html' title='Rec'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2207291480221252187</id><published>2008-03-02T13:26:00.021+01:00</published><updated>2012-02-18T14:34:37.980+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dennis Quaid'/><title type='text'>Prospettive (?) di un delitto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Finalmente un film che parla di un attentato. Finalmente un thriller politico in cui la verità non è quella che sembra. Finalmente una teoria cospirativa.&lt;br /&gt;Perchè avevamo ancora bisogno di talpe. Di kamikaze. Di sosia con la faccia del Presidente degli Stati Uniti d'America. Avevamo ancora bisogno del budget, del montaggio adrenalinico, della messinscena.&lt;br /&gt;Soprattutto, avevamo ancora bisogno di rivedere la stessa sequenza per tre, quattro, cinque volte di fila, semplicemente con un'angolazione (ma non una distanza critica) diversa. E del riavvolgimento veloce con tanto di orologio per far capire allo spettatore rimbesuito che si sta parlando sempre della stessa azione, dello stesso evento, dello stesso film che non si muove di un millimetro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono le 12 del mattino a Salamanca, in Spagna, c'è un summit per la pace, parla il Bush di turno. Gli sparano, si scatena il panico, lo portano via. Scoppia una bomba, lontana, poi un'altra, più vicina. Il resto è corsa, travestimenti, conti regolati sotto un viadotto. Sangue, vetri. Noia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pete Travis, il regista, all'inizio sceglie una strategia, apparentemente fedele agli "8 punti di vista" del manifesto. L'idea non sarebbe male, se lui si chiamasse De Palma. Ma l'anagrafe dice diversamente, e così, preso atto della dura realtà, tutto il secondo tempo si snoda come un normalissimo film d'azione, con un unico osservatore (chi, stavolta?) che fa tesoro delle informazioni sparse durante il continuo review della prima parte (4 o 5 ripetizioni, non 8: boh).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo dunque cosa succede dopo. Apprendiamo che le prime impressioni erano sbagliate: chi sembrava il Presidente è in realtà un sosia, chi un concierge un kamikaze, chi un turista un terrorista. E che c'è una faida - la solita - tra i killer, che William Hurt, il Bush di turno (vabbè), è ancora vivo, che Dennis Quaid, il Dennis Quaid di turno, lo salverà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da segnalare, a margine:&lt;br /&gt;- Sigourney Weaver, totalmente inutile nella parte della regista televisiva;&lt;br /&gt;- Forest Whitaker, integralmente scemo nella parte dello spettatore munito di videocamera, con tanto di cuore d'oro, chili di troppo, e una moglie che l'aveva lasciato e lo riprende al telefono, per puro spirito consolatorio;&lt;br /&gt;- La giornalista carina che muore subito (uno spreco indecoroso);&lt;br /&gt;- La frangia terrorista spagnola (con tanto di dialoghi sottotitolati, che fa molto nemico);&lt;br /&gt;- La guardia del corpo rintronata (il suddetto Quaid, con gli angoli della bocca perennemente abbassati per lo sforzo, come i sollevatori di pesi alle Olimpiadi), che resta fedele al Presidente e sgomina i cattivi, compreso l'infiltrato, suo ex amico, che invece... che palle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, sappiatelo, gli U.S.A. non bombarderanno mai delle postazioni terroriste in Marocco - che è un paese amico - solo perchè qualcuno ha sparato al (sosia del) Presidente. Quello che conta sono i principi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Prospettive di un delitto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Questo film l'hanno girato in un giorno"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi vorrebbe vedere un film non banale sul terrorismo mediatico (scegliete Cloverfield), a chi ama il poliziesco di classe (tornate a Pakula), a chi vuole un po' di cinema (andate da un'altra parte)&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2207291480221252187?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2207291480221252187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2207291480221252187&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2207291480221252187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2207291480221252187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/03/prsopettive-di-un-delitto.html' title='Prospettive (?) di un delitto'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2612230487807591080</id><published>2008-02-15T17:07:00.012+01:00</published><updated>2010-03-02T10:06:06.371+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='horror'/><title type='text'>30 giorni di buio - 30 (o poco più) secondi di recensione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Banale. Senza tensione: peccato mortale, in un racconto che avrebbe potuto esser buono, altrimenti. Non fa paura, non fa granchè schifo. Scena finale pessima. Se Hartnett ha deciso di bruciarsi la carriera, che ce lo dica e ci risparmi tempo. I vampiri noi li preferiamo in chiave romantica. I film sui pochi eroi isolati contro i mostri li ha già fatti Romero. Questo, doveva rimanere un fumetto. E risparmiateci le storie d'amore finite ma riprese ma impossibili ma eccetera. Che palle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;30 giorni di buio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"'Date fuoco alla città!', lo dico dall'inizio del film!"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi volesse un brivido. A chi ama le storie di vampiri. Pure alle fanciulle che si volessero godere l'attor giovine. Vedetevi Slevin, è meglio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KK &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(non vi meritate nemmeno i Kevin)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2612230487807591080?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2612230487807591080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2612230487807591080&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2612230487807591080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2612230487807591080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/02/30-giorni-di-buio-30-o-poco-pi-secondi.html' title='30 giorni di buio - 30 (o poco più) secondi di recensione'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-7637231159533582047</id><published>2008-02-15T13:37:00.012+01:00</published><updated>2012-02-18T14:17:24.833+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sean Penn'/><title type='text'>Storia di un giovane che sente l'urgenza di andarsene. E se ce lo mandassimo noi?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Into the wild. Vorrei essere sottile, circonlocutorio, ironico più che mai. Ma ho appena aperto una busta paga, e le trattenute IRPEF fanno passare la voglia - riportano, in compenso, a galla la commistione tra sconcerto e rancore (entrambi legittimi) suscitati dal giovine protagonista della nuova pellicola firmata da Sean Penn. Ma andiamo con ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ingrifati non poco da una serie di fattori - nome del regista (anche se, va detto, più che altro affascinante per il personaggio e l'attore che è), trailer (troppo facile farne di buoni, dovremmo sempre ricordarcelo), l'immaginario del viaggio che sempre ci conquista (troppo facile anche questo, avete ragione) - ci rechiamo infine, dopo diversi tentativi sfumati, al nostro multisala preferito (sempre amare la decadenza!) per gustarci Nelle Terre Selvagge. A proposito: sorprendente come i distributori italiani riescano con puntualità robotica a tradurre i titoli che meriterebbero di esser lasciati in originale e viceversa. Ma transeat. Il film si propone come un rischio, una sfida: due ore e mezza possono essere fonte di grande soddisfazione, se siamo non si dica al capolavoro ma a livelli comunque alti. Possono pure, però, trasformarsi in una sofferenza indicibile. Armati di tutto il nostro coraggio (cinematografico), di grandi aspettative e della fiducia ispirata dalle poltrone del multiplex in questione (ci si dorme non malaccio, volendo), partiamo all'avventura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo stesso dicasi per il protagonista del film: Emile Hirsch (che un link NON se lo merita), giovane ed aitante (aitante? spero lo abbiano ingrassato per la prima metà del film, altrimenti suggerisco di tagliare i MacDonald's) attorino che impersona un ragazzo, un neolaureato, un sognatore ribelle fuggitivo. Un essere umano che cerca la fuga da altri esseri umani, in primis la famiglia e le relative insopportabili costrizioni. Mentre ve ne state ad ammirare (si fa per dire, molto) la prima metà del film, vi prospettate quasi un romanzo di formazione, un racconto con toni zingareschi (e sperate in Kusturica, ma sperate male), una serie di avventure forse non destinate a procurarvi profonde riflessioni sulla vostra vita ma divertenti, varie, piacevoli. Che qualcosa non vada lo potreste subodorare: anzitutto la narrazione alterna flashback di questo attraversamento - piuttosto disordinato, ma l'avventura prima di tutto - di parte del nordamerica con il racconto di quanto accade al termine del pellegrinaggio, in Alaska. In secondo luogo, di quando in quando fa irruzione la voce della sorella del ragazzo, che racconta, seguendo la cronologia del flashback, la crescente preoccupazione, infine disperazione, per la sua scomparsa - il debosciato ha, infatti, deciso di far perdere le proprie tracce al mondo intero, principiando con la famiglia. Dove son finiti i valori, mi domando! Terzo: il fancazzista in questione, dopo aver regalato a qualche - sicuramente losca - associazione benefica i 24000 dollaroni residui del suo fondo per gli studi, fatto a pezzi i propri documenti, abbandonato l'auto in preda ad un'inondazione e bruciato gli ultimi soldi, non contento di essersi trasformato in un essere lurido fin nelle ossa (memorabile scambio di battute con un amabile vecchietto che sarà, più tardi, maltrattato dal giovine delinquente: "vivo qui per mia scelta" "nella sporcizia?") decide di darsi un nome d'arte in qualità di vagabondo. E sceglie Alexander Supertramp. E voi capite che deve schiattare, gli sta troppo bene. Quarto ed ultimo (per pietà, potrei proseguire): avete un comodo accesso internet, oltre che innumerevoli altre fonti di informazione, e sapete che il furbone alla fine muore eccome, deo gratias. Tutto ciò provoca un crescente senso di inquietudine, che però rimane latente nel primo tempo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel secondo il tutto deflagra. Da un lato Penn perde il controllo della situazione, rincorre soluzioni stilistiche anni '60 senza saperle gestire e fa dilagare l'immaginazione sulle avventure (particolarmente sui pensieri) del giovinastro. D'altro canto emerge un dato ormai incontrovertibile: l'imberbe fesso è una specie di saccente, arrogante, presuntuoso guru del cavolo. Si crede e si atteggia ad illuminato, a momenti sembra un angelo o un messia, un rivoluzionario, qualcuno che ha compreso, trovato la verità in sè e nei propri libri (ma poi, ma quando mai Jack London voleva lanciare il messaggio di lasciare tutto e tutti per andare a vivere nei boschi? ma per favore!). Peccato - per lui, e per noi finchè non paga il giusto fio - che sia invece un solenne pirla. Al fine di sintetizzare, illustriamo con il suo ultimo, illuminante pensiero: "la bellezza è reale solo se condivisa". Ora, pur viaggiando in modo convenzionale, non avventuroso e/o cencioso, qualche fuggevole scorcio di mondo l'abbiamo visto anche noi. Abbiamo avuto la fortuna di condividere queste esperienze, il che le ha rese ancor più memorabili. E ce ne rendevamo conto mentre le vivevamo, pensate un po'! Al simpatico (come una colica renale, all'incirca) Alexander Supertramp invece necessita un giro per metà USA (e persino in Messico!), fatto di camminate, autostop, kayak, campeggio, sozzura, lavori improvvisati, abbandono di tutti i beni materiali salvo un paio di occhialini da secchione, durato due anni e terminato (il viaggio ed il suo protagonista, all'unisono) con due mesi di sofferenze in Alaska per comprendere. Una domanda, però, si staglia su tutti gli altri pensieri. Perchè, ma perchè, in nome di ogni divinità possiate voler invocare, il cretino, dopo aver tranciato tutti i propri documenti di identità, bruciato denaro, ucciso di frodo animali, partecipato ad un'interminabile teoria di attività illegali, valicato senza permesso (nè, ovvio, documenti) in due sensi il confine USA-Messico, perchè diavolo si rifiuta di accondiscendere alla profferta amorosa di una giovane, bellissima fanciulla (per di più impegnata song-writer) con la motivazione che è "troppo giovane"? Come lo apostrofa un più anziano (e saggio) amico hippy: "quella povera ragazza è lì che si farebbe un palo della recinzione, e tu sei qui che ti fai gli addominali dell'asceta". Il palo della recinzione va usato in un solo modo. Sul protagonista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Into the Wild - Nelle Ter&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;re Selvagge&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Penn non sa cosa sia successo realmente. Anzi, probabilmente non sapeva mai cosa stesse succedendo."&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi si aspetterebbe riflessioni, bellezza, passione per il viaggio, amicizia, conoscenza. E pure a chi si ritiene di essere il solo fulcro del mondo, come Alex Supertramp. Statevene a casa, no?&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt; &lt;/span&gt;KKKk &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(perchè le immagini di viaggio ci piacciono sempre, e per limitare un po' il rancore, non si sa mai che dovessimo reincarnarci in un americano pirla)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-7637231159533582047?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/7637231159533582047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=7637231159533582047&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7637231159533582047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/7637231159533582047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/02/storia-di-un-giovane-che-sente-lurgenza.html' title='Storia di un giovane che sente l&apos;urgenza di andarsene. E se ce lo mandassimo noi?'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-796856201286117230</id><published>2008-02-09T15:31:00.015+01:00</published><updated>2012-02-18T14:17:04.394+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federico Moccia'/><title type='text'>Scusa ma ti chiamo amore - Il trailer</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scusa ma non ti chiamo autore, Federico Moccia, anche se non ho letto una riga dei tuoi libri, che m’è bastato l’estratto: bacio sull’onda, bacio non si può, bacio c’è gente, cosa mai significa bacio c’è gente? Ma perché non ti hanno assunto a Cosmopolitan, a Grazia, a Donna moderna, condannandoti al gossip, alle rubriche di moda, o semplicemente alle didascalie? E ti hanno perfino promosso regista, che per qualcuno questo sarebbe addirittura il tuo “esordio”, ma noi ben ci ricordiamo, Federico Moccia, di un’altra impresa leggendaria, Classe mista terza A, il previous movie (?) da te diretto, col ciccione interrogato che diceva “l’infinito di Leopardi? leopardare”. L’hai scritta tu, Moccia, questa perla? questa battuta che fa il paio con la pioggia di lucchetti a Ponte Milvio, che li tagliassero di nuovo, e crollassero i lampioni sotto il peso dei lucchetti, e crollassero anche i ponti, Step dopo Step (a proposito che bel nome, Step, per un protagonista, che neanche fosse un cane, ma tanto l’importante è che sia inglese, adolescente e appiccicoso), ma pietà per gli Scamarcio, pietà per i Raul Bova, pietà per tutte le Michele Quattrociocche, Quattromoccie di questo mondo, così Moccioso, pieno d’inflessioni romanesche che già “non è la RAI”, così ricco di momenti da cornetto Algida, che al confronto Stefano Accorsi e Cristiana Capotondi sono intellettuali, così fortunatamente breve, perché si tratta pur sempre di un trailer, che nel pastone cinematografico d’ouverture precede, come una nemesi, la reclame di Caos Calmo, con Moretti che non sta fermo: si muove, e quel simpatico accompagnamento easy in sottofondo che ci riconcilia col cinema, Isabella Ferrari e il mondo, anche se non andremo a vedere nemmeno quello, e non ci si provi, Pino Quartullo, che bastava continuasse a doppiare Jim Carrey, a dirci che nell’impresa mocciana c’è pure lui: perché piuttosto che vederlo, scusa ma me ne vado altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Scusa ma ti chiamo amore - il trailer&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"Ciao, sono Niki"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;a tutti, a tutti.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKK &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(è un'invettiva, voi capite)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-796856201286117230?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/796856201286117230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=796856201286117230&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/796856201286117230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/796856201286117230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/02/scusa-ma-ti-chiamo-amore-il-trailer.html' title='Scusa ma ti chiamo amore - Il trailer'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-4175380522563641182</id><published>2008-02-05T16:05:00.004+01:00</published><updated>2012-02-18T14:33:37.346+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Woody Allen'/><title type='text'>Senilità (Woody was a genius)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo so, Spengler vi ha ricordato che avevo promesso Apocalypto. Ma quale bassezza sarebbe deludere i nostri lettori con qualcosa di così banale come il mantenimento di una promessa? Procediamo dunque (la vita va avanti, pare) su altri binari, e vi parliamo (sì, uso il plurale maiestatis, per chi non se ne fosse accorto) di un film nuovo, appena uscito al cinema, fresco fresco di distribuzione. Ahinoi. Torna sugli schermi uno dei miei, dei nostri, autori preferiti. Allen ha sfornato, nel corso di ormai quattro decadi, gran copia di film, molti dei quali memorabili. E' stato autore, interprete, regista. Brillante, a volte insuperabile nel primo ruolo, adatto alla propria comicità nel secondo, altalenante ma capace di buone performance nel terzo. Da anni, ormai, sappiamo che l'apice della sua verve comica è passato - peccato, dato che l'aveva condotto ad essere definito (probabilmente non a torto) il maggior umorista vivente. Nondimeno, le sue opere si guardano sempre - con stima, devozione ed aspettative enormi, ormai impossibili da soddisfare. E pazienza se poi tocca tornare a casa e metter su il dvd (o la cassetta: in quanto amanti di Allen avrete anche il buon gusto di essere un po' retrò) di Manhattan per ricordarci cosa era &lt;span style="font-style: italic;"&gt;veramente&lt;/span&gt; Woody.&lt;br /&gt;Altra tendenza degli ultimi anni della sua produzione (ipotizzo: proporzionale all'inaridirsi della sua vena comico-umoristica) è il tentativo di invadere, esplorare altri territori rispetto a quelli già ben noti. Il nostro, dunque, non si limita a delle sortite nel tragico (già ben rappresentate nella sua carriera - vedansi Hannah e le sue sorelle e Un'altra donna), ma cerca di costruire storie morali e corali. Il risultato, quello sì, è tragico. Esempio perfetto la pellicola attualmente sugli schermi: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sogni e Delitti&lt;/span&gt; (ma il titolo originale è meglio: Cassandra's Dream). Premettiamo: non ci era piaciuto, decisamente no, nemmeno Match Point. Dostojevski (o Dostoesvij, o come diamine volete trascrivere il suo nome) riletto in chiave fighetta e spoglia, delitto senza castigo non ci entusiasmano. Ed il protagonista (per la cronaca: &lt;a href="http://imdb.com/name/nm0001667/"&gt;Jonathan Rhys Meyers&lt;/a&gt;) ci stava decisamente sulle palle. Eccellente il decolletè della Johansson, certamente, ma poco altro. Ed il sospetto che Allen regista non avrebbe mai più raggiunto le vette (non assolute, ma nemmeno disprezzabili) degli anni d'oro - diciamo i '70. Ci siamo risparmiati il passo successivo (Scoop) solo per cadere, stavolta, in una trappola ben peggiore - della precedente, e di quanto fosse lecito temere. Non tanto per colpa degli interpreti. McGregor, che pure agli esordi non dispiaceva, ha evidentemente smarrito le doti attoriali da qualche parte lungo la Galassia Lontana Lontana, combattendo contro l'Impero del Male. Farrell, simpatico manzo con unica espressione sconfortata (sopracciglia che si innalzano all'unisono al centro della fronte, molto intenso), ce la mette tutta. Ma ne han ben poca. 6 per la buona volontà, sul resto tacciamo (e, tacendo, ci domandiamo se si possa parlare di un passo avanti rispetto ad Alexander, allorquando il buon Colin si faceva notare soprattutto per la disinvoltura con cui portava la ricrescita sotto la tinta bionda). Il resto del cast è puro contorno - e passi, soprattutto per &lt;a href="http://imdb.com/name/nm2017943/"&gt;Hayley Atwell&lt;/a&gt; (bona, si! - il logorio dell'età non impedisce al sig. Konigsberg di mantenere un valido occhio da maiale) che almeno è bella da vedere e per &lt;a href="http://imdb.com/name/nm0929489/"&gt;Tom Wilkinson&lt;/a&gt; che almeno è bravo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Però è sconcertante come tutti i personaggi entrino ed escano dalla storia in modo impalpabile, diafane ombre funzionali più ad una scena che ad un costrutto ampio ed articolato (i genitori dei due bellocci - ancorchè imbolsiti assai - protagonisti, ad esempio, transitano saltuariamente sullo schermo salvo poi scomparire quando hanno esaurito la funzione). Le interpretazioni sono appiattite, e verrebbe da pensare che sia una scelta autoriale, tesa - appunto - a puntare sulla coralità e non sulle singole performance. Sventuratamente, piatta è pure la regia. E piatta è la sceneggiatura. Ci viene suggerito che potrebbe trattarsi di una scelta tesa alla mimesi della banalità del quotidiano. Per amor di patria ammettiamo possa essere vero, ma senz'altro non è scusa sufficiente per le innumere mancanze del film. Troppo teatrale per essere realista, troppo piatto per incidere, prevedibile e scontato, riesce a calare nel secondo tempo (ed è un'impresa, visto il primo). Si finisce con l'impressione che Farrell abbia davvero deciso, strada facendo, di attaccarsi alla bottiglia, onde scordarsi del pasticcio in cui si era imbarcato. Che McGregor abbia definitivamente perso quel poco di forma giovanile - se imbolsisce con costanza, tra qualche annetto potrebbe uscirne un discreto Nero Wolfe - nel fisico, soprattutto, ma anche nella recitazione. Che Allen non può tornare ai suoi livelli storici nella commedia, ma non deve in alcun modo perseverare in questa via perniciosa. Che la Johansson gli abbia tirato un memorabile pacco per il ruolo della fidanzata di Colin - la ragazza deve aver fiutato l'aria, brava lei. Soprattutto, che ci abbiano fregato 7 euro e 50, ed un altro po' dell'idea che abbiamo noi di Woody the genius.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Sogni e Delitti&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Non c'è niente, non c'è niente, non c'è niente..." (ad libitum)&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi ride per Amore e Guerra, apprezza anche Settembre, rivorrebbe tanto Annie Hall, e persino a chi è piaciuto Match Point. Insomma, a tutti. E soprattutto ad Allen. Mai più, Sam.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(perchè è Woody, sennò...)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-4175380522563641182?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/4175380522563641182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=4175380522563641182&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4175380522563641182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/4175380522563641182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/02/senilit-woody-was-genius.html' title='Senilità (Woody was a genius)'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-1739850113136163533</id><published>2008-02-01T11:21:00.028+01:00</published><updated>2012-02-18T14:16:17.075+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tetrospettive'/><title type='text'>Tetrospettive: Ti lascio, ti odio, ti...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lo so, Stantz vi aveva promesso Apocalypto, ma è ancora troppo impegnato a rielaborare il lutto per la morte del giaguaro (anzi, dello stuntman travestito da giaguaro) nella scena-clou dell'opera per recensire a dovere. Dunque m'intrometto io, inaugurando così la rubrica delle tetrospettive (per intenderci: film non solo brutti, ma anche vecchi), per parlare di un altro spreco di pellicola di alcuni mesi orsono: The Break Up, tradotto rovinosamente in italiano col titolo Ti lascio, ti odio, ti... . Sostituite pure i puntini con una minaccia a caso, ed avrete la mia idea sull'opera.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché non è credibile che una ragazza come Jennifer Aniston (premetto che mi piace Jennifer Aniston: è magra, spigolosa, non bellissima, perfetta come finta intellettuale) pianga tutte le sue lacrime per uno come Vince Vaughn, che passa le sue giornate sul divano a duellare col cretino di turno a una variante poor della playstation. Non è credibile che dopo avergli giustamente dato del "coglione" in apertura di film non decida di lasciarlo e trasferirsi da mamma e papà e/o amica e/o nuovo drudo a scelta, ma insista a condividere con lui la magione. Nemmeno è credibile, fra l'altro, che il suddetto impieghi quasi un'ora e mezza per scusarsi del suo comportamento (anzi del suo ruolo) intollerabile, a ciò indotto dalla filosofia da bar dell'ennesimo amico del cuore obeso, di cui certo non si sentiva la mancanza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Potrei, sì, soprassedere su molti aspetti irritanti: il plagio del gay da galleria d'arte da Beverly Hills Cop (e volendo, pure della pittrice vaginale del grande Lebowsky, qui soltanto pittrice, monologhi a parte), gli spasmi della sceneggiatura che inventa (?) addirittura un gioco di società come ulteriore occasione di litigio, quasi non fosse chiara l'antifona, il definitivo oblio di Vincent d'Onofrio, che dopo Palla di Lardo, Orson Welles e l'alieno scemo, è finito ad interpretare un contabile con turbe nascoste. Potrei, ma non lo faccio. Perchè in questo film non si ride mai. M.A.I.. E per fortuna che è catalogato come 'commedia', con due attori scafati nei ruoli brillanti, e gli opportuni clichè di complemento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma ecco, dopo un centinaio di minuti passati a sentire dialoghi piatti, assenza totale di storia, isterie da coppia che attende, in agonia, di scoppiare, l'unico rammarico è di aver sperato in una battuta valida. Non si capisce dunque perché Jennifer Aniston si sia tanto adirata per la diffusione del suo topless nella scena in cui, per distrarre - beata lei - il bovino, passeggia nuda per la casa, senza peraltro distoglierlo dalle sue fondamentali occupazioni col joypad. In definitiva, è l'unico motivo di notorietà di un'operazione scialba, banale e fasulla. Aridatece Ben Stiller e Owen Wilson. Anzi, aridateli a Vaughn, e tiratelo su da quel cazzo di divano.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Ti lascio, ti odio, ti...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);font-size:180%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"Io voglio che tu voglia lavare i piatti"&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt; chi vuole ridere, a chi vuole piangere, a chi vuole restare serio senza covare una rabbia sorda.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKK&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-1739850113136163533?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/1739850113136163533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=1739850113136163533&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1739850113136163533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/1739850113136163533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/02/ti-lascio-ti-odio-ti.html' title='Tetrospettive: Ti lascio, ti odio, ti...'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-8591911371243541189</id><published>2008-01-19T17:08:00.000+01:00</published><updated>2008-01-19T17:57:44.360+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='novità'/><title type='text'>Umorismi da Leggenda ed altri piccoli fatti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cari tutti,&lt;br /&gt;se ci siete sappiate che siamo ancora vivi - salvo discussioni più approfondite sulla definizione di "vita", ma per un blog di metafisica rimanderemo altrove, in un qualche futuro - e l'iniziativa prosegue. Non abbiamo, in sostanza, abbandonato la missione - anzi! Brevemente, i motivi per cui abbiamo taciuto: vacanze e relativa voglia di fare un beneamato, mancanza di film veramente brutti da recensire, nostra totale, indecente ma insindacabile tendenza a svicolare da ogni sorta di impegno, inclusi quelli che ci creiamo da soli. Ma questa impresa non verrà abbandonata, ed anzi questo post serve, oltre che a mandare un segnale vitale, a presentare ulteriori aspetti di questo nostro servizio. Anzitutto, come detto, non abbiamo visto film orrendi, di recente. Ciò non significa che non siamo andati al cinema - ci mancherebbe! Semplicemente, ci siamo una tantum rifiutati di regalar denaro alla causa di chi il cinema lo fa col culo (scusate il francesismo) invece che col cuore o con altre, comunque più adatte, parti anatomiche a scelta. Ed abbiamo avuto la fortuna di incocciare in un paio di film piacevoli. Per la precisione: I Am Legend ed American Gangster. Fedeli al nostro credo, allo scopo di questo blog, alla missione affidataci dall'alto, non li recensiamo. Vi invitiamo ad andarli a vedere, con qualche piccolo caveat: sono film di genere, e come tali vanno scelti e fruiti. Non sono capolavori. Per quelli, rivolgersi altrove. Preferibilmente, ad una videoteca. Ma sono gradevoli, ben realizzati. Meglio Denzel Washington (bravo, si) nel filmone (due ore e mezza, ma passano senza troppa sofferenza - dote rara e tantopiù apprezzabile, in questi tempi nefasti) di Scott che Will Smith nello stravolgimento del romanzo di Matheson. Perchè di stravolgimento si tratta, siatene avvisati. Se amate il libro (che, ad ogni modo, vi consigliamo vivamente) preparatevi a diverse sorprese, non tutte gradevoli. Per godersi il film, siete pregati di dimenticare l'originale e prenderlo per ciò che è: un buon prodotto, modernizzato, con un finale scandalosamente hollywoodiano ma pazienza. Dopotutto, avreste potuto finire peggio. Tipo: nella sala dove proiettano Pieraccioni. O Bova. O Vaporidis. Ed è meglio fermarsi qui.&lt;br /&gt;Va, invece, condivisa una riflessione che non riguarda i film ma il pubblico in sala. I Am Legend l'abbiamo visto un lunedì sera. La sala, capiente, era piena in ogni ordine di posti. Bel segnale, verrebbe da dire - il ritorno al cinema del pubblico. E, pochi secondi dopo, vi dovreste mordere la lingua fino a farla sanguinare, onde autopunirvi di tale immonda idiozia. Il pubblico in questione, in effetti, è numeroso. Ma è, questa, la sola qualità di cui sia in possesso. Si tratta, per lo più, di un'accozzaglia di intollerabili incivili, presentatisi in sala con l'unico scopo di impedire ad altri la fruizione serena dello spettacolo. L'eterogeneità di costoro è sorprendente: si attraversano le fasce d'età e, ci pare di poter dire, i ceti sociali. Fintantochè la gentaglia in questione si limita ad andarsene a spasso in piccole mandrie (appropriato, data l'affinità intellettiva con alcuni quadrupedi) incapaci di localizzare i posti a loro designati, transeat. Si spera che, all'inizio della proiezione o poco dopo, trovino infine la pace in qualche posto in fila F, numero 23, anche se avrebbero dovuto recarsi nella M, sedile 7 (ma la seconda metà dell'alfabeto non è che la rammentino così bene, ed allora...). Purtroppo, alcuni dei signori in questione ritengono indispensabile esternare i propri divertentissimi commenti per l'intera durata dello spettacolo. A noi è toccata la fortuna di sedere a distanza minima da un terzetto di siffatta natura. Alcune perle:&lt;br /&gt;"hanno tutti la meningite" (in riferimento ai mostri del film, con apprezzabile colpo di fioretto sull'attualità)&lt;br /&gt;"ragazzi, merda per merda per 3 e 14" (alla fine dell'intervallo, è ignoto cosa abbia scatenato la passione per la geometria dell'intellettuale in questione)&lt;br /&gt;ma, soprattutto, un momento si eleva nella nostra memoria, stagliandosi sugli altri. Breve e doverosa introduzione: il protagonista (Robert Neville, appunto Will Smith) è dotato di famiglia (moglie e figlioletta) e cane. Inseparabile, l'animale da compagnia. A nome Samantha. Un po' oltre la metà del film, un altro personaggio, vedendo una foto della fanciulletta con in braccio il cane (versione cucciolo), si rivolge a Neville con "E' molto bella. Come si chiama?". A quel punto uno dei nostri amabili vicini ha commentato "Samantha". Per la prima, ed unica in 100 minuti di film, volta era, cioè, stato in grado di elaborare una freddura che, se non degna di Woody dei tempi d'oro, poteva suonare non disprezzabile. Dopo qualche secondo di silenzio imbarazzato, ha aggiunto "il nome del cane". Suscitando un modesto risolino di compassione nei suoi sodali. Sintetizzando: l'unica battuta degna della sua serata (e, avendo sentito le altre, supponiamo del semetre) ha dovuto sottotitolarla. Si dice che l'ispirazione attraversi l'universo sotto forma di minuscole particelle, che colpiscono sostanzialmente a caso, talvolta terminando la propria corsa nel posto più sbagliato. Quanto è vero.&lt;br /&gt;La reprimenda di cui sopra serve ad illustrare un concetto: il cinema (l'arte) è meraviglioso.&lt;br /&gt;Il cinema (il luogo) può essere meraviglioso. O, a momenti, decisamente sgradevole. Il ritorno del pubblico nelle sale non può che farci piacere, nella speranza (vana, lo sappiamo, ma se non fossimo idealisti non saremmo qui) che incentivi un innalzamento del livello delle produzioni. Solamente gradiremmo una selezione migliore. Ad esempio, quella effettuata dall'epidemia nel succitato I Am Legend. Riassumendo: la sopravvivenza dell'1% circa della popolazione.&lt;br /&gt;O, se preferite un approccio buonista, che sopravvivano tutti e se ne vadano pure al cinema. Ma fate i trailer in modo onesto, e non ci mandate branchi di analfabeti in cerca di azione e sbudellamenti ed orrori assortiti a vedere un film tutto sommato riflessivo. Che poi lo splatter ci sta, sia chiaro. Ma vorremmo poter fruire dei film nel modo opportuno, e se poi scegliamo di indossare la canotta di ordinanza di Bruce Willis/John McClane o i guantacci alla Freddie Kruger o in qualsiasi altro modo sfogarci, lo faremo anche noi - auspicabilmente, con humor un minimo più ficcante.&lt;br /&gt;Questo per iniziare l'anno con la dovuta dose di acrimonia, cari amici. Per proseguire, vi annunciamo che, oltre a segnalarvi (quando sia il caso) qualche film non sgradevole, apriremo anche un'altra nuova strada, di qui a poco. Ovvero inizieremo a recensire film "vecchi", non attualmente nelle sale. Ne conosciamo, va da sè, a centinaia che meritano il giusto sputtanamento. Ve ne presenteremo una selezione. Possiamo promettervi fin d'ora l'impegno, la dedizione, il livore che ci contraddistinguono quando siamo appena usciti dalla sala. E, salvo imprevisti, anche il titolo del primo protagonista di questa nuova rubrica: Apocalypto. Dio mio, che infamia.&lt;br /&gt;A presto dunque, con un'ultima avvertenza: commentate, se e quando e su cosa gradite. Come anticipato, non ci faremo scrupoli ad essere ingiusti e dittatoriali e ad epurare tutto quel che non ci piaccia. Ma questo blog non vuole limitarsi a dar sfogo al nostro (pur eccelso) risentimento verso molto cinema d'oggi - vogliamo, speriamo di, condividere e stimolare discussioni, pareri, insulti da parte di chiunque, come noi, desideri partecipare alla missione. Buon cinema a tutti - se siete fortunati!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-8591911371243541189?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/8591911371243541189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=8591911371243541189&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8591911371243541189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/8591911371243541189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2008/01/umorismi-da-leggenda-ed-altri-piccoli.html' title='Umorismi da Leggenda ed altri piccoli fatti'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-3985433179005738987</id><published>2007-12-30T12:43:00.018+01:00</published><updated>2012-02-18T14:29:19.992+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Daniel Craig'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nicole Kidman'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pupazzoni'/><title type='text'>La bussola d'oro</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ok, è un fantasy. Dunque tutto lecito, almeno in apparenza. Anche un orso polare alcolizzato (nonché corazzato) che chiede a una bambina se vuole cavalcarlo. Anche Nicole Kidman che, ancora pervasa dalla pubblicità di Chanel, passa da una scena all'altra con abiti iperaderenti e un'affettazione da maitresse in disarmo. Anche Daniel Craig con barba posticcia che, impossibilitato a interpretare l'amata parte del muscolare, compare sì e no in un paio di sequenze, in entrambe le quali tentano - giustamente - di ucciderlo. Ma si passa il segno se, a corredo di queste pregevoli intuizioni, il regista presenta pure un cowboy demente e una sorta di Campanellino con la fattezze lussuriose di Eva Green.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Direte: è la storia. Può darsi, dal momento che della trama si capisce poco o nulla, dunque è difficile pronunciarsi. Si sa solo che lo scenario del film è una sorta di universo parallelo dove, a differenza del nostro mondo banale, l'anima e il corpo non vanno a braccetto, ma con-vivono separati. Nella fattispecie, il corpo sono gli umani, e l'anima dei fastidiosissimi animaletti - detti daimon, con tanti saluti a Socrate - dalle sembianze via via di topo ("dov'è il mio Ratter?" dice disperato uno dei marmocchi protagonisti), di coniglio o scimmia, che parlano e trotterellano accanto ai padroni, rompendo le palle per tutta l'ora e trequarti di visione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ok, è un fantasy. Dunque ci sta che il ruolo principale sia affidato a una bambina (Dakota Blue Richards, nome più da Coyote Ugly che da promessa delle scene), e che tutto ruoti attorno, perlappunto, ad una bussola d'oro in suo possesso, ribattezzata, con apposito neologismo, "aletiometro", in quanto anzichè segnare i punti cardinali, dice dov'è la verità. Molto comoda, tanto da alimentare gli appetiti del fantomatico "Magisterium" (una specie di Ministero in disuso dove allignano vecchi bramosi, tra cui Christopher Lee), nonchè di una malvagia strega nazista (sì, Nicole Kidman), a capo d'una setta di tipi rispettabili, definiti "ingoiatori", che rapiscono in segreto i bambini per separarli, mediante apposita "intercisione" - presto, si auspica, vietata dall'ONU - dai rispettivi daimon. Conseguenze? Per i primi, par di capire, la liberazione dagli influssi di una benefica polvere proveniente da chissà dove (ci s'interessa Daniel Craig, zio della protagonista con la fissa delle Svalbard), per i secondi, ma è solo un'ipotesi personale, il riutilizzo come accessori da auto (la celebre "pelle di daimon").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="color: rgb(51, 204, 0);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;La bussola d'oro&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);font-size:85%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;"Svaaaalbard!, un po' come dire 'cazzo!' in svedese"&lt;/span&gt;                            &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Sconsigliatissimo:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi odia gli animali parlanti e a chi pensa, come gli Articolo 31 per Zucchero e Joe Cocker, che non abbia senso fare una trilogia nordica se c'è già (stato) il Signore degli Anelli&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;&lt;br /&gt;Giudizio:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 255, 51);"&gt;KKk &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;(ok, è pur sempre un fantasy)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-3985433179005738987?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/3985433179005738987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=3985433179005738987&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3985433179005738987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/3985433179005738987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2007/12/la-bussola-doro.html' title='La bussola d&apos;oro'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-6609858046007304902</id><published>2007-12-28T02:23:00.012+01:00</published><updated>2012-02-19T16:24:58.686+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tom Cruise'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Michael Peña'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Robert Redford'/><title type='text'>L'esordio - Leoni per agnelli</title><content type='html'>"Guarda, brutto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Potrei terminare già qui. Con il giudizio, perlappunto terminale, fornito da un collega (e futuro collaboratore - del resto, come rinunciare a peter wenkman?) amante del cinema al termine della proiezione. Ma nemmeno le golosità culinarie proprie del periodo mi distoglieranno dalla missione. Ergo, procediamo. La prima recensione, l'esordio di questa nuova, fulgida iniziativa, è per l'ultima fatica del regista, e interprete, Robert Redford: Leoni per agnelli. Mai debutto avrebbe potuto essere più appropriato. Ci proponiamo di recensire, senza pietas, film brutti. Veramente Brutti. Stasera siamo fortunati. L'opera in questione condensa in 90 minuti vette di bruttura e banalità che ne fanno la nostra perfetta strenna natalizia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un cast d'eccezione. Speriamo. Cruise panzuto, vecchio, buffo - sventuratamente, la parte non lo richiederebbe. Redford oramai privo del controllo dei propri muscoli facciali - un'evoluzione inaspettata da quando si presentò con fattezze orientaleggianti (e, ci si augurava, per sempre costrette all'immobilità) all'annuale festa dell'Academy. &lt;a href="http://imdb.com/name/nm0671567/"&gt;Michael Peña&lt;/a&gt; - che un link se lo merita - malamente condannato in eterno al ruolo del disastrato che i compagni di sventura non vogliono (per motivi imperscrutabili ai più) saperne di abbandonare. Come se non avesse avuto la giusta dose di macerie in WTC. Una prece: qualcuno salvi Meryl Streep, non merita questo girone.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vorremmo deliziarvi con dettagli sulla sceneggiatura, ma ci limiteremo ad alcune informazioni salienti. Gli americani sono, sostanzialmente, tutti eroici patriotti. Di conseguenza, muoiono come imbecilli totali in campi di battaglia che non pertengono loro. Nel frattempo, a Washington, un giovane (giovane? Tom Cruise?) senatore repubblicano (con annessa collezione di foto che lo ritraggono ignobilmente allegro in compagnia dei potenti d'America) convoca una giornalista onde svelarle il suo spettacolare piano per porre fine alla guerra al terrorismo. Riassumendo: arruolare un'intera generazione di teenager illetterati e scatenare la terza guerra mondiale in medio oriente. Altrove, in un'imprecisata "università della California", un brillante (mah...) giovane ridicolmente abbigliato viene lobotomizzato dall'arteriosclerotico docente del corso di scienze politiche al fine di impedirgli di godersi la propria giovinezza come si conviene ai privilegiati - soldi, auto e puttane. Il senescente lo vuole, invece, indottrinare (e noi con lui, maledetto!) e costringere ad optare tra le seguenti due alternative:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1- arruolarsi volontario per la guerra in Afghanistan, come gli ultimi due studenti brillanti che aveva influenzato (quorum &lt;a href="http://imdb.com/name/nm0671567/"&gt;Michael Peña&lt;/a&gt;) oppure;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2- far carriera in politica e sostituire al malgoverno attuale una forma di malgoverno a lui più gradita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci fermiamo, onde non rovinarvi il finale. Trattandosi della parte più intollerabile dell'opera, ci parrebbe uno sgarbo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Note a margine:&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;esemplare la caratterizzazione degli studenti privilegiati d'America: bianchi, grassi e saccenti;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;per contrasto, gli eroi sono un messicano ed un nero, amicissimi (c'è del tenero? noi sospettiamo di si), volonterosi, pieni di fede nel sogno americano - che si concretizza, nel loro caso, nella balzana idea che, una volta ottenuto lo status di reduci di guerra, qualcuno li ascolterà;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;sfortuna vuole che siano destinati a ben altra fine;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;e che se la meritino, ne converrete una volta visto il film;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;meritoria l'iniziativa di tradurre in italiano ogni parola scritta che compare su schermo - l'effetto è straniante, ed a momenti invece che sulle rive del Potomac sembra di stare alla Garbatella.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p style="color: rgb(0, 204, 204);" align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);font-size:180%;" &gt;Leoni per agnelli&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;In una frase&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; "Quest'uomo non ha vergogna - Redford si è svegliato una mattina con una missione: annoiare il pubblico"&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Sconsigliatissimo&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;: &lt;/span&gt;ai &lt;em&gt;pasionari&lt;/em&gt; alla Oliver Stone, ai pacifisti, alle minoranze (che fanno una brutta fine, si evince)&lt;/p&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;Giudizio&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 204, 204);"&gt;:&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;KKKk&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-6609858046007304902?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/6609858046007304902/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=6609858046007304902&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6609858046007304902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/6609858046007304902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2007/12/lesordio-leoni-per-agnelli.html' title='L&apos;esordio - Leoni per agnelli'/><author><name>ray stantz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17556232875207983165</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5166203546019444631.post-2000326819502048451</id><published>2007-12-28T01:24:00.001+01:00</published><updated>2008-12-26T11:38:50.410+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editti'/><title type='text'>Vi facciamo il cult (manifesto programmatico)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Una dichiarazione d'intenti. Una poetica. Il kammerspielfilm. Niente di tutto ciò, qui.&lt;br /&gt;A profusione: il cinema, il nostro divertimento. Impedito da cineasti mediocri a dir poco, svilito e svenduto, impoverito, incancrenito, bestemmiato e scippato della propria essenza, creatività, vitalità. Goderlo è divenuto quasi impossibile, oggi, in una sala. Donde, la decisione - inevitabile, improcrastinabile, ineludibile. Irrevocabile, oramai. Uno spazio per raccogliere, canalizzare ("flusso canalizzatore, sta flussando"), rinvigorire ed infine vomitare (condividendolo) il nostro malcontento. Una grande, gigantesca, vomitatorata.&lt;br /&gt;Oggi il cinema è morto - da due anni. Morto da sei mesi. Morto di giornata. La testa, ahinoi, non ci fanno più perdere. Ergo, è ora di reagire. Mostriamo alla troia preistorica come si lavora all'assessorato.&lt;br /&gt;Messa da parte ogni sorta di buonismo, di ghezzismo d'accatto (qualunque cosa possa significare) e di scrittura (scrittura?) patinata stile CIAK, ci dichiariamo pronti ad annunciare che "la corazzata cotemkin (sic) è" quel che ben sapete.&lt;br /&gt;Last but not Lynch: se non vi piace il tono, non condividete i pareri, e soprattutto vi provate a scrivere commenti irriguardosi sui nostri post, ci riserviamo l'inalienabile diritto di purgarvi senza pietà. Ebbene sì, saremo dittatoriali. Tutto avverrà a nostro insindacabile gusto e giudizio. Dopotutto, siamo in missione per conto di dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,0,0);font-size:130%;" &gt;Breve ma indispensabile guida all'uso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,0,0);font-size:130%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;Segnaleremo, di volta in volta, i nostri giudizi in calce alle recensioni - in modo conciso, come si conviene ad un servizio pubblico. Ci avvarremo, di conseguenza, di alcuni espedienti ben codificati: per iniziare, utilizzeremo le categorie&lt;/span&gt; &lt;span style="COLOR: rgb(51,51,255)"&gt;In una frase&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;,&lt;/span&gt; Sconsigliatissimo &lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt; &lt;/span&gt;Giudizio&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;per, rispettivamente, fornire una sintesi, uno o più suggerimenti, una sentenza. Canonicamente, quest'ultima va espressa in "stelle", che per lo più vanno da una a cinque. A noi pare adeguato, nello spirito che ci anima, utilizzare un simbolo diverso: il Kevin &lt;span style="COLOR: rgb(0,0,0)"&gt;(&lt;span style="COLOR: rgb(51,204,0)"&gt;K&lt;/span&gt; &lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;vale un Kevin, mentre&lt;/span&gt; &lt;span style="COLOR: rgb(51,204,0)"&gt;k&lt;/span&gt; &lt;span style="COLOR: rgb(51,51,51)"&gt;un più modesto mezzo Kevin - si intende che il massimo, 5 Kevin, simboleggia l'apice della schifezza).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; Kevin, ovviamente, Costner: da Waterworld in poi, la pietra di paragone per il fallimento in ambito cinematografico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5166203546019444631-2000326819502048451?l=primatiguardopoitirovino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/feeds/2000326819502048451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5166203546019444631&amp;postID=2000326819502048451&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2000326819502048451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5166203546019444631/posts/default/2000326819502048451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://primatiguardopoitirovino.blogspot.com/2007/12/vi-facciamo-il-cult-manifesto.html' title='Vi facciamo il cult (manifesto programmatico)'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
